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PROLOGO
Un Angiolo accompagnato da altri Angioli
Ciò che per questo
abisso umil terreno 1
Da voi mortali di virtù s’adopra
Ha la cagione altissima di
sopra
Da chi monarca alberga il Ciel
sereno.
Tutte le cose fortunate e belle 5
Di sé dian lode a chi creò le
stelle.
In voi dal Ciel pioggia
di grazie scende
E pia rugiada di divini doni
Che nutre l’alme a far gli uomini buoni
E da Dio largitor natura
apprende. 10
Lucida Carità, vivida Speme,
Florida Fé dal Paradiso han seme.
O quanta Speme e
Caritade e Fede
Nel cuor d’Agata, invitta diva, trovò loco!
Questa non temé ’l ferro e
spregiò ’l foco 15
E con la morte al mondo esilio
diede.
Et io quel fui ch’alla sua diva gloria
Su l’alma tomba sua sacrai memoria.
Sacrai memoria di una
mente santa
E de l’onor d’Iddio che ’n lei refulse. 20
Questa è la man che l’aureo detto sculse
Onde la patria in libertà si
vanta,
Che vide Quinziano, a cui sì
piacque
Il fuoco strazio altrui, perir
nell’acque.
Per nuova libertà
sovrano esempio 25
Vedrete, care voi d’Agata ancille,
Mentre queste campagne e queste
ville
Proveran d’Etna un miserando scempio,
Per lo cui scampo consigliero
fido
Di Catania conversa io scendo
al lido. 30
Inspirerò, messaggio alto del Cielo,
Dell’eterno Signor gli umili amici
D’Agata a dispogliar l’ossa
felici.
Fatto un vessil del suo candido
velo,
Fugar le fiamme ammirerassi
quello 35
E l’orgoglio placar di Mongibello.
Vel d’onestà, di pudicizia cinto,
Vinse sovente mille infesti
ardori.
Regie donzelle, da’ cui regii cuori
Luce il candor d’ogni virtù dipinto, 40
Regio vanto d’onor, regii costumi
Son del sentiero altrui
splendori e lumi.
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