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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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ATTO PRIMO Scena Prima Aliso Delle più vaghe e nobili donzelle Ch’oggi in Catania splendon, la cui dote Oltre all’uso comun ricca s’avanzi, 45 Tu, ch’al pari d’ogn’altro E di ricco e di nobil godi il vanto, Quella elegger t’è dato per tua sposa Che più ti piace e non ti fia negata. Questa lasciar (quantunque anch’ella tale) Tacitamente infra le donne è sparsa, Da te diversa, esser non può tua moglie, 55 E consolare insieme i tuoi parenti, A cui tanto dispiace Filandro Io so ben che Corinta Sì come semplicetta e poco accorta, 60 Dall’altre poco accorte, Negli ammaestramenti e ne’ costumi 65 Qual ho speranza, non temer, Aliso, Ch’ella non cangi opinione e voglia. Ove la disciplina de’ mariti Non sia perversa, com’avvien talora D’alcuni troppo teneri e dappochi, Seguono interamente il lor volere, Quando per dolce modo 75 E san farsi temere e obbedire. Aliso Tu di’ ’l vero, Filandro, E mi diletta in te questa accortezza; Ma cotanto ha del ver mostra e sembianza 80 Ogni ragione, ogni argomento e detto Di questi ardenti seduttor cristiani E sì tenacemente Par che s’appigli l’instituto loro Per entro il cuor di quelli 85 Dove può penetrar pur una volta, Massimamente in quel delle donzelle, Più credule degli altri, Che troppo è dura, anzi impossibil cosa Il trarnelo giammai. 90 Ammonita da loro ad obbedirlo, Non può non consentire 95 Ad ogni suo volere et ha per nulla Qualunque altro pensiero Occupato l’avesse prima il cuore. Potrei recarti in ciò, ma vaglia un solo 100 Vie più degli altri, come più novello Et accaduto in questa terra stessa. Non credo già ch’e’ t’esca ancor di mente Quella vergine, quella (Non senza gran pietà mi si rimembra) Che ’n sul fiorir de’ più begli anni suoi, Senza che le preghiere 110 O ’l minacciar del Preside romano, Che la volea per moglie, La movesser giammai, Solo per sostener la fé cristiana Comportò di morire, e di che morte? 115 Filandro Ma non le stimo io già tutte ostinate In una tal follia. Né Corinta vo’ creder ch’elegesse, Non che la morte, pure un breve affanno Per sostener opinion sì vana, 120 In cui certo l’ha posta La propria femminil superstizione. E però non vorrei Che tu ned altri con tanta repulsa Venissi a disturbare il desir mio, 125 Aliso Ma non dèi però creder, come mostri Di credere, che tanto Agevole ti sia per moglie averla, 130 Andrà bene avvertito a maritarla Mentre stia nel pensier d’esser cristiana, Se ciò noto gli fia, ché lungamente Esser non puolli ignoto, noto a tanti. 135 Filandro Anzi Eufemio è quel ch’affretta il fine E però tosto io vo’ cercar di Celio, Che, venerabil sacerdote e saggio, Amico d’Eufemio e nostro insieme, 140 S’è interposto più volte Per la conclusion di queste nozze, Perch’ei di nuovo a questa cura intenda E le difficultà tutte disciolga. Tu per questa contrada non lontano 145 Dimorerai, ché se mestier mi fosse Dell’opra tua io non ti cerchi indarno. Aliso Va’ pur, ché, bene o mal che tu t’elegga, Non fia mai che ’n tuo aiuto io non sia pronto: Così vuole il mio amore, 150 Così le leggi voglion d’amicizia.
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