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Scena Seconda
Celio Sacerdote e suo Coro di Sacerdoti d’Imeneo
Celio Vo’ che noto vi sia, sacri ministri
E saggi sacerdoti,
Che col comando mio servite
meco
Al tempio d’Imeneo, che ’l giorno esterno, 435
Tenutosi consiglio dal Senato,
Che vinti e che conclusi
Tre decreti vi fûro, e fûr gli
stessi
Che pur vinti e conclusi a’ dì
passati
Fûro in ogn’altra terra di Sicilia, 440
Giovevoli e salubri
A tutta la Provincia, poiché
tutti
Tendono al far cader la
temeraria
Setta cristiana, che tant’oltre agogna
Dispregiando le leggi e i sommi
Dei. 445
L’uno
fu senza dar luogo a dimora
Dover mandarsi ambasciadori a
Roma,
Onde lo Imperatore, onde ’l
Senato
Roman provvegga con alcun
decreto
La salute e ’l rimedio a’ nostri mali. 450
L’ambasciador
per noi Sulpizio Flacco
Eletto fu e subito spedito
Per esser quanto prima in
Agrigento,
Dove l’attendon gli altri ambasciadori
Dell’altre terre, e tutti ivi imbarcarsi 455
Debbono insieme. L’altro ordinamento,
Conforme a quel che l’altre terre han fatto,
Fu dovere agli iddei di nuovi
templi
E di sacre magioni alzarsi
voti,
Che, più prossimi al Cielo,
abbiano il Cielo 460
Più propizio ed amico a
destruzione
Di cotal setta; et architetto
illustre,
Pur dianzi inverso d’Etna il cammin preso,
Alle radici sue dèe sceglier
loco
Per ch’a Vulcano un tempio alto s’estolla,
465
Dove per sacrifici et
obblazioni
Continue si studi averlo grato
Raffrenator de’ temerari incendi,
Che prorompon sì spesso a’ nostri danni.
Un simile ingegnero alla marina 470
Colà poco distante, ove superbo
Più ne danneggia il mar le rive
e i campi,
Per un altro edificio onde s’onori
Nettuno, ito è pur oggi. Quel
che terzo
Stabilimento fu, comanda e
vuole 475
Che quinci innanzi nodo nuziale
Strigner non si conceda,
Non interposto prima il
giuramento
Dall’un e l’altro
sposo,
Che sempre ch’avvenga
che figlio o figlia, 480
Ch’è per nascer di loro,
Ribellato agli iddei cristian
si renda,
Essi medesmi sposi, padre e
madre,
S’offeriran severi accusatori,
Per soggiacere affetti a quella
pena 485
Ch’a’ medesimi rei la legge impone.
Coro
di Sacerdoti Lodevol provvidenza.
Celio E
per dar forza a tal stabilimento
Col porlo tosto in uso, il pio
Senato
Varie e diverse nozze ha già
contratte, 490
Grande con grande et umil con
umíle,
Che tutti han da giurarsi
osservatori
Della fermata legge.
Coro
di Sacerdoti Questo fia ’l vero modo d’estirparla
Questa essecrabil gente. 495
Celio Ma
però che l’esempio de’
maggiori
Rende più pronta l’osservanza agli altri,
Tra le più chiare stirpi,
Ch’han dagli antichi regi e gran signori
Che in Sicilia imperâro 500
La discendenza, han fatta
eguale scelta
Di donzelle e donzelli, e
quelle unite
Col dolce vincol di marito e
moglie.
E al giovane Agatone,
La cui prosapia da Gelone ha ’l
fonte, 505
Siracusio tiranno, e qui dimora
Esiliato, han stabilito in
donna
Dar Teronilla, da Teron
discesa.
Regio seme Clorinda, prigioniera
Cartaginese posta in libertade,
510
Fan sposa di Sofronio,
Di Trasibulo antico regio seme.
E di simil legnaggi
Altri molti vi son, che qui
descritti
In questa carta leggerete e
presti, 515
Distributivamente,
N’anderete a trovare o padri o madri
Delle novelle spose e visitando
Gli sposi stessi narrerete loro
L’arbitrio del Senato. Io di Filandro 520
Cercherò, che congiunto
Providissimamente hanno a
Corinta,
Tanto amata da lui,
Tante volte creduta
E tante volte detta 525
(Ma invano) esser sua sposa.
Né lascerò di ritrovar Eufemio,
Padre di lei, per rallegrarmi
seco
Di tanto parentado e così
eguale
Per nobiltà di sangue; e tu lo
sai 530
Più d’ogn’altro,
Milesio, a cui la storia
Sì di Sicilia è nota.
Milesio So
che l’origin d’Eufemio scende
Dal saggio e pio della sua
patria padre
Principe Marco, che fra tanti e
tanti 535
Tiranni, onde Catania e
Siracusa
E tutto il regno di Sicilia
giacque,
Solo amico di pace, amico
insieme
Al forte duce, al buon
Timoleone,
Che venne di Corinto al nostro
scampo, 540
Seguì felicemente i suoi
vessilli
E, di signor corinzio amico
fido
E partigian fedele,
Di titolo Corinzio ornò ’l
cognome,
Onde Marco Corinzio ei poi fu
detto, 545
Corinta la sua stirpe. E d’altra parte
So la famiglia pia de’ Famulati,
Onde nasce Filandro,
E che già Siracusa
Ebbe per patria et or Catania
onora. 550
Discendon da Caglimene, il cui senno
Degno il rendeo sovra i più
degni e grandi
D’esser primiero, al grande officio posto
Ch’al sommo Giove e a’ suoi felici altari
Fu instituito, Famulato detto, 555
Allor ch’a i Siracusii ei pose il freno.
Celio Dunque
è ragion che tai persone illustri,
Eufemio e Filandro, io stesso
cerchi;
Cura de’ nostri iniziati e servi
Fia poi girne avvisando 560
Sposi altri e spose men degni e
vulgari,
Acciò che questa sera,
Com’è voler pur del Senato stesso,
Ciascuno al tempio nostro d’Imeneo
Per la celebrazion degli
sponsali 565
Si appresenti devoto.
A Coro Obbedienti
a te, fidi al Senato,
Del ben pubblico amici e d’Imeneo
Servi e ministri, affretterem
quest’opra,
Che poi lieta e felice adempia
il Cielo. 570
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