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Scena Diciassettesima
Coro di Donne Cristiane e Egidia
Coro Vedete
come frettolosa torna
Egidia nostra. Egidia,
Più di te fortunate
Fummo noi dianzi in ritrovar
Argilla; 1880
E pietose di lei la
consigliammo
Contro all’opra maligna
Di quell’Aliso ch’i
ragionamenti
D’Argilla e di Corinta avea
sentiti.
Egidia Pur
l’ho trovata anch’io; ma l’ho
trovata... 1885
Coro Perché
sospesa si rattien la lingua?
Che novelle ci porti?
Egidia Trovai
Argilla e seco anche Corinta.
Coro E
dove: in casa o fuori?
Che ’n casa sua sappiam ch’ella rimase, 1890
Pregata da Corinta. Or che
novelle
Ci porti, dico?
Egidia Buone,
Buone rispetto al fin; ma non
già buone
Riguardando al periglio ove
Corinta
Può con Argilla incorrere e
pensando 1895
Di quanto affanno altrui e
proprio loro
Esser potrebbe lor soverchio
ardire.
Coro E
qual ardir è questo?
Egidia Fuggite
elle si sono. Io l’ho vedute
Et ho parlato lor senza aver
forza 1900
Né per preghi o ragioni
Di rattenerle e far tornarle
indietro.
I Coro Come
fuggite e dove?
Egidia Ascolterete.
Io, cercando d’Argilla, 1905
Mi rigirava intorno
La casa d’Eufemio
Da quella parte ove ’l giardin
risponde,
Su la via più solinga ivi
attendendo
S’ella per avventura vi giugnesse 1910
Per andar da Corinta,
Quando io vidi in un tratto
La porta del giardino
Aprire e riserrar subitamente,
Uscendone due donne, 1915
Che l’una io ben conobbi esser Argilla;
L’altra ch’era
Corinta
Discerner non potei così
improvviso
Per l’abito diverso
Di ch’ella s’era
tutta travestita, 1920
Ch’era da peregrina e forestiera.
II Coro Udite
qual principio!
Egidia Ma
poi che verso Argilla
Mi feci avanti e vidi esser
Corinta
La sua compagna e simular sembianti, 1925
Forte maravigliando,
Dissi: – Dove n’andate,
Voi, così sole e che vestire è
questo? –
Corinta al mio parlar cenno mi
fece
Ch’io dovessi tacere. Argilla intanto 1930
Presami per un lembo della
veste,
Mi condusser colà verso la porta
Della città ch’ad Etna ne incammina
E mi narrar per via
Com’avendo Eufemio 1935
Detto a Corinta che poche ore
appresso
Dovesse esser in punto
Per girne seco al tempio d’Imeneo,
Dove Filandro anch’egli
Sarebbe, per giurarsi in fra di
loro 1940
Lo sposalizio che concluso s’era,
Ella con molte scuse repugnando
Avea primieramente
Negatoli il consenso; indi
pregata,
Lusingata, forzata, minacciata,
1945
Fingendo d’acquetarsi persuasa,
Allor che Eufemio il padre,
Da lei partito, s’era in altra parte
Del palazzo ritratto alle sue
stanze,
Con la sua Argilla eletta avea
la fuga, 1950
Non volendo Filandro
Ned alcun altro per marito mai
Che cristiano non fusse.
I Coro Santo
pensiero e generoso ardire!
Ma dove, così sole, 1955
Senza riguardo alcuno in qual
periglio
Il loro onor, la lor
riputazione
Entrava incauto, avean rivolto
il piede?
Egidia Domandatele
anch’io
Di ciò, contrariando, e molte
volte 1960
Riprese et avvertite, ebbi in
risposta
Ch’ad un vicin sobborgo, ov’ha
Corinta
Una sua vecchia zia,
Di quel luogo signora, et è
cristiana
Celatamente anch’ella, 1965
Intendevan d’andar per dimorarvi
Tanto o che ’l padre Eufemio si
compiaccia
Ch’ella senza sposarsi
Viva sempre pulzella o che, se sposo
Ei le destina, battezzato ei
sia. 1970
Io contestando sempre al loro ardire
Et esponendo i mali
Che sovrastavan lor, ferme e
costanti
Ognor le trovai più, dicendo sempre
Corinta che ’l Signore, in cui
s’affida, 1975
Tolta l’avria d’ogni
infortunio avverso
E che chi lui servire era
disposto
Non temer mali e non curar
perigli
Doveva, e padre e madre
abbandonare
E consorte lasciare, 1980
E che per lo miglior questo
eleggeva.
II Coro O
prudente fanciulla,
O spirito celeste,
O angelo divino in terra sceso!
Egidia Io
non potea per tenerezza il pianto 1985
Tener a freno, vedendo
In una giovinetta
Per la fé di Giesù tanto coraggio;
Né contraddire affatto al fin
sapea
A sì pio e magnanimo consiglio,
1990
Quand’ella m’ebbe
imposto
Ch’a veruna persona io non dovessi
Dir questa fuga sua, ché
perseguita
E, raggiunta da’ suoi, non fusse a forza,
Prima che giunta al destinato
loco, 1995
Al padre ricondotta; e con
Argilla
Rapida a me si tolse. Io ’l
dico a voi
Cui dirlo mi conviene; a
ciascun altro
Fia quanto ho visto et ho
sentito ignoto.
Coro
Io non saprei più fida e più
sicura 2000
Scorta invocar di te, subblime
Stella,
Ch’allumi e terra e Ciel, Vergine pura,
Che la santa donzella
Nel voluntario esiglio
Possa trar di periglio, 2005
Mentre fuggendo alla salute
corre
E i ribelli d’Iddio seguire aborre.
Tu de’ chiari, divini raggi tuoi
Spiega la luce e splendi
ai passi suoi.
Se tu le mostri del cammin la
via, 2010
Se innanzi all’orme sue tu gli apri il calle,
Che quel del Cielo apristi a
noi, Maria,
Non di selvosa valle,
Non d’orrido deserto
Per cammino aspro ed erto 2015
Col piede stanco ha da temer l’affanno,
Né d’oltraggiosa man rapina o danno.
Tu de’ chiari, divini raggi tuoi
Spiega la luce e splendi
ai passi suoi.
Per questa atra del mondo
infausta selva, 2020
Ov’erran ciechi sì gli egri mortali,
Preda infelice or d’una or d’altra
belva,
Di miserie e di mali,
Solo ne sei tu scampo.
Tu col celeste lampo 2025
Gli orror ne sgombri, onde si
mira ’l cielo,
E discacci de’ cuor le nebbie e ’l gielo.
Tu de’ chiari, divini raggi tuoi
Spiega la luce e splendi
ai passi suoi.
Perduto fra gli scogli e le
tempeste 2030
Per te s’affida il pavido nocchiero;
Smarrito il peregrin per le
foreste
Per te trova ’l sentiero;
Tu degli sconsolati,
Tu degli sconsigliati 2035
Conforto e pace, consiglio et
aita;
E tu degli egri sei salute e
vita.
Tu de’ chiari, divini raggi tuoi
Spiega la luce e splendi
ai passi suoi.
Il fine dell’ Atto Terzo
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