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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Quarta Aliso, Flavio, Argilla, Ortensia e Coro di Donne Cristiane Ortensia Che fate, uomini fieri? In che v’ha offeso Questa misera donna? 2760 Aliso Ortensia, vanne, Non voler contrastare a quello a cui Giustizia e zel ne move. Ortensia Aliso, affrena Tanta impietà, ti prego. 2765 Aliso Ortensia, Ortensia, Vágliati di Filandro e di sua casa La tua antica amistade in tuo discampo, Colpevole anche tu. Ortensia Colpevol forse Di colpa ignota a me. Ma in questa donna 2770 Sì innocente e sì saggia Colpa pensar non so, ch’uomini tali Richiegga aver ministri della pena. Aliso Il sai bensì; ma dopo gli altri falli Cagione è della morte di Corinta. 2775 Ortensia Qual cagione ha costei della sua morte? Aliso Se costei desviata non l’avesse Fuori di casa ’l padre, Non cadea quella tra le fiamme estinta. Ortensia Troppo lontana è la cagion dal fine. 2780 Aliso Sì che degna ell’è pure Che le medesme fiamme Tolgano a lei la vita. Ortensia Orsù, crudele! Presago il Ciel di questa empia sentenza 2785 E di tanti altri danni Fatto pietoso, ha l’alto incendio estinto. Flavio Convien ch’altro rimedio tu provvenga Per ritardar la pena di costei. Ortensia Così non si foss’ei da prima acceso! 2790 Aliso Favole femmi<ni>li! Andianne, Flavio. Flavio Sentiamla prima, Aliso: udire il falso N’apre talor la via che ’l ver ne scopre. Ortensia Io dico il vero. Argilla Ortensia, lascia pure 2795 Ch’ei sfoghin l’ira in me, ch’io nol recuso. Flavio Ma di’ come sì tosto (Né t’arrossisca la menzogna il viso) Estinto sia lo spaventevol foco. Ortensia Notissima a ciascun la fama è sparsa 2800 Che, poi ch’uman poter schermo o riparo Non era alcun contro all’orribil foco, Ai magici rimedi, ai vani incanti Ricorse il folle disperato volgo. Del tempio di Vulcan furvi ministri 2805 I sacerdoti e con questi altri molti Degli altri tempî, e Celio tra’ primi, Che, servendo Imeneo, lasciò piangenti Più sposi e spose, le cui illustri nozze Eran in punto a stabilirsi liete; 2810 E d’aruspici stolti e negromanti Trattavi una gran turba, S’udiron mormorar note et accenti Diabolici, e di Stige e d’Acheronte L’onde invocar terribili e maligne, 2815 E caratteri e segni e imagin tetre Affisse sovra l’aste d’ogn’intorno, Dove più si stendea l’avida fiamma, Vi sparser d’acqua torbida et impura Nove fiate in giro un corneo vaso. 2820 Non era ancor nel riversarsi vòto L’ultima volta, quando un suon profondo Delle viscere sorger della terra S’udì, come d’un orrido tremuoto. S’aperse il fuoco e ’n vari gruppi scorse 2825 E quasi idra mortifera infernale Nuove teste produsse e nuove lingue A divorar color subitamente. Aliso Dunque rapiti fûro Da quelle fiamme? Ortensia Fûro. 2830 Aliso E vi morîro? Ortensia Morîrvi e incenerîrvisi in un punto. Flavio Questi segni non son che ’l fuoco estinto Sia, come tu racconti. Ortensia Udite il fine. 2835 Lo spaventato popol, ch’attendea In man di quei sacrilegi lo scampo, Poi che perir li vide, in fuga volto S’era velocemente. O segno illustre, O esempio da muovere ogni cuore, 2840 Ogn’anima ostinata Alla fede di Cristo! Semicoro I O Dio, che fia? Ortensia Di queste, che ’n disparte là vedete, Donne dolenti, alcune pie compagne... 2845 Semicoro I Nostre compagne? Attente, amiche, attente! Ortensia ...Tosto ch’udiro il grido Del subitano e furibondo incendio, N’andâr veloci alla sacrata tomba 2850 D’Agata santa, e genuflesse umíli, Appo un breve adorar, di mille baci Stampata l’urna preziosa e bella, L’aprîr soave e piano, E tal ne scaturì giocondo odore, 2855 Confortator di spiriti e di sensi, Che le mirre e gli incensi, Sparsevi ossequiose, ne fûr vinte; E ’l velo, ond’eran ricoperte Le pure membra, lievemente sciolto, 2860 Fecer mostra di lor le bianche stole, Di quei pur gigli e di quelle viole, Freschi e vividi ancor[a], gioconde e liete, Onde fûr sparse allora Che quivi dal martirio ebbe quiete 2865 Agata, che, palese al loro sguardo, Refulse in terra più che ’n ciel l’aurora. Aliso Ah, tu vaneggi, Ortensia! Ortensia Odine il fine, Aliso, e poi di stolta mi condanna. 2870 Entro un vermiglio e d’or fregiato e perle Drappo rinvolta quella cara spoglia, N’andâr, seguite da fedele schiera D’altre che le incontrâr femmine pie, Colà dove più altero stendea l’ali 2875 L’iniquo fuoco a divorar Catania; E fatto del pio Velo alto un vessillo Sovra un bel germe di novella oliva, Disse l’una di lor, piangendo tutte E tutte al Ciel rivolti gli occhi e ’l cuore: 2880 – Signor, s’a liberar dal fuoco eterno L’anime traviate de’ mortali Sol una stilla che dal cor si scioglia D’amaro pianto è, tua mercé, possente, Deh, che di questo popol doloroso, 2885 Ch’umiliato a te soccorso chiede, Non sian per tua bontade i fonti e i fiumi Che di lacrime versa indarno sparsi. E se pur verso te de’ falli nostri Troppo oltraggiosi si voltâr gli strali, 2890 Vaglia di questa spoglia il puro sangue Che versò per tuo amor la fida ancella, E sposa tua celeste Agata santa, E questo sia contro l’infauste fiamme Ad alta gloria tua salute nostra. – 2895 E ’n questo dir con l’ammirabil Velo, Elevatolo al ciel quasi una insegna, Trattasi là verso ’l profondo ardore, Alto gridando tutti al Ciel mercede, L’orribil fiamma cedere e ritrarsi 2900 Cominciò a poco a poco; indi veloce, In guisa d’un esercito che rotto Non può più sostener l’impeto avverso, Di rupe in rupe per l’Etnea montagna Si rincentrò nell’infernal sue grotte, 2905 Noi liberando da mortal periglio E dall’eccidio suo la terra nostra. L’aer refulse e ’l ciel si fe’ sereno E ritornâr gli augelli ai canti loro. Le piante e l’erbe (oh che miracol novo!) 2910 Parver ’n un punto germogliar novelle E rinverdirsi e intempestivi fiori Produrre, e i fonti ritornar d’argento, Ch’ebber di fiamme il corso invece d’onde. Aliso Taci, Ortensia, oramai. Pensi tu forse 2915 D’avere a narrar favole a fanciulli? Donna credula e stolta, Donna superstiziosa, taci pure, Ché, se queste tue ciance Narri a chi, manco amico, men ti scusi, 2920 Non creder di sottrarti a grave pena. Ortensia Vere son queste cose; Voi l’udirete or ora. Così foss’egli ver che con le piante E con l’erbe e co’ fiori 2925 Di Corinta la vita E di Filandro insieme Si fusse rinverdita! Flavio Partiam, partiam, che troppo n’ha costei Fatti tardar con le menzogne sue. 2930 Andiam veloci al tempio, Facciam del nostro aiuto Sperienza pietosa Se di qualche parente o qualch’amico In così gran tumulto 2935 Sconsigliata s’affligge alcuna sposa. Poi per noi stessi studierem lo scampo. I Coro O stolti e troppo pertinaci all’opre Creder d’Iddio mirabili e veraci!
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