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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Seconda Celio Sacerdote e suo Coro di Sacerdoti d’Imeneo Celio Vo’ che noto vi sia, sacri ministri E saggi sacerdoti, Che col comando mio servite meco Al tempio d’Imeneo, che ’l giorno esterno, 435 Tenutosi consiglio dal Senato, Che vinti e che conclusi Tre decreti vi fûro, e fûr gli stessi Che pur vinti e conclusi a’ dì passati Fûro in ogn’altra terra di Sicilia, 440 Giovevoli e salubri A tutta la Provincia, poiché tutti Tendono al far cader la temeraria Setta cristiana, che tant’oltre agogna Dispregiando le leggi e i sommi Dei. 445 L’uno fu senza dar luogo a dimora Dover mandarsi ambasciadori a Roma, Onde lo Imperatore, onde ’l Senato Roman provvegga con alcun decreto La salute e ’l rimedio a’ nostri mali. 450 L’ambasciador per noi Sulpizio Flacco Eletto fu e subito spedito Per esser quanto prima in Agrigento, Dove l’attendon gli altri ambasciadori Dell’altre terre, e tutti ivi imbarcarsi 455 Debbono insieme. L’altro ordinamento, Conforme a quel che l’altre terre han fatto, Fu dovere agli iddei di nuovi templi E di sacre magioni alzarsi voti, Che, più prossimi al Cielo, abbiano il Cielo 460 Più propizio ed amico a destruzione Di cotal setta; et architetto illustre, Pur dianzi inverso d’Etna il cammin preso, Alle radici sue dèe sceglier loco Per ch’a Vulcano un tempio alto s’estolla, 465 Dove per sacrifici et obblazioni Continue si studi averlo grato Raffrenator de’ temerari incendi, Che prorompon sì spesso a’ nostri danni. Un simile ingegnero alla marina 470 Colà poco distante, ove superbo Più ne danneggia il mar le rive e i campi, Per un altro edificio onde s’onori Nettuno, ito è pur oggi. Quel che terzo Stabilimento fu, comanda e vuole 475 Che quinci innanzi nodo nuziale Strigner non si conceda, Non interposto prima il giuramento Dall’un e l’altro sposo, Che sempre ch’avvenga che figlio o figlia, 480 Ch’è per nascer di loro, Ribellato agli iddei cristian si renda, Essi medesmi sposi, padre e madre, S’offeriran severi accusatori, Per soggiacere affetti a quella pena 485 Ch’a’ medesimi rei la legge impone. Coro di Sacerdoti Lodevol provvidenza. Celio E per dar forza a tal stabilimento Col porlo tosto in uso, il pio Senato Varie e diverse nozze ha già contratte, 490 Grande con grande et umil con umíle, Che tutti han da giurarsi osservatori Della fermata legge. Coro di Sacerdoti Questo fia ’l vero modo d’estirparla Questa essecrabil gente. 495 Celio Ma però che l’esempio de’ maggiori Rende più pronta l’osservanza agli altri, Tra le più chiare stirpi, Ch’han dagli antichi regi e gran signori Che in Sicilia imperâro 500 La discendenza, han fatta eguale scelta Di donzelle e donzelli, e quelle unite Col dolce vincol di marito e moglie. E al giovane Agatone, La cui prosapia da Gelone ha ’l fonte, 505 Siracusio tiranno, e qui dimora Esiliato, han stabilito in donna Dar Teronilla, da Teron discesa. Regio seme Clorinda, prigioniera Cartaginese posta in libertade, 510 Fan sposa di Sofronio, Di Trasibulo antico regio seme. E di simil legnaggi Altri molti vi son, che qui descritti In questa carta leggerete e presti, 515 Distributivamente, N’anderete a trovare o padri o madri Delle novelle spose e visitando Gli sposi stessi narrerete loro L’arbitrio del Senato. Io di Filandro 520 Cercherò, che congiunto Providissimamente hanno a Corinta, Tanto amata da lui, Tante volte creduta E tante volte detta 525 (Ma invano) esser sua sposa. Né lascerò di ritrovar Eufemio, Padre di lei, per rallegrarmi seco Di tanto parentado e così eguale Per nobiltà di sangue; e tu lo sai 530 Più d’ogn’altro, Milesio, a cui la storia Sì di Sicilia è nota. Milesio So che l’origin d’Eufemio scende Dal saggio e pio della sua patria padre Principe Marco, che fra tanti e tanti 535 Tiranni, onde Catania e Siracusa E tutto il regno di Sicilia giacque, Solo amico di pace, amico insieme Al forte duce, al buon Timoleone, Che venne di Corinto al nostro scampo, 540 Seguì felicemente i suoi vessilli E, di signor corinzio amico fido E partigian fedele, Di titolo Corinzio ornò ’l cognome, Onde Marco Corinzio ei poi fu detto, 545 Corinta la sua stirpe. E d’altra parte So la famiglia pia de’ Famulati, Onde nasce Filandro, E che già Siracusa Ebbe per patria et or Catania onora. 550 Discendon da Caglimene, il cui senno Degno il rendeo sovra i più degni e grandi D’esser primiero, al grande officio posto Ch’al sommo Giove e a’ suoi felici altari Fu instituito, Famulato detto, 555 Allor ch’a i Siracusii ei pose il freno. Celio Dunque è ragion che tai persone illustri, Eufemio e Filandro, io stesso cerchi; Cura de’ nostri iniziati e servi Fia poi girne avvisando 560 Sposi altri e spose men degni e vulgari, Acciò che questa sera, Com’è voler pur del Senato stesso, Ciascuno al tempio nostro d’Imeneo Per la celebrazion degli sponsali 565 Si appresenti devoto. A Coro Obbedienti a te, fidi al Senato, Del ben pubblico amici e d’Imeneo Servi e ministri, affretterem quest’opra, Che poi lieta e felice adempia il Cielo. 570
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