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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Sesta Filandro, Ortensia e Coro di Donne Cristiane Ortensia Io vo’ ben dir, Filandro, Ch’e’ sia venuto ’l tempo Che quando eri fanciul tu mi dicevi 680 Non esser per venir, né che sarebbe Stato possibil mai che tu m’avessi Dimenticata e le carezze mie T’uscissero di mente. Filandro Io non t’intendo 685 E non conosco ancora Dove con le perplesse tue parole Tu ti voglia arrivare. Ortensia Basta, basta, Filandro. Possono anche le donne 690 Porger qualche consiglio e qualch’aiuto Agli uomini talora. Anzi, senza le donne Non si posson sapere Le virtù e i difetti 695 E l’altre qualità delle fanciulle Che s’hanno a maritare; E bene spesso avviene Che tal, per non scoprirsi a qualche donna Parente o cognoscente, 700 Si getti spesso via E s’appigli a tal esca Che gli è po’ amara tutta la sua vita. Filandro Orsù, orsù, Ortensia, T’ho benissimo intesa. Tu ti pensi 705 Forse che le mie nozze con Corinta Si sian concluse o sì vicine a questo, Ch’io ti sia contumace Non te ’l dicendo. Avresti ben ragione Di dolerti di me se fusse vero, 710 Ma, come ch’in me viva ognor desio, E viva anche nel padre di Corinta, E par che viva pure anche in lei stessa, Ch’ella sposa mia sia, non s’è pertanto Stretto alcun nodo ond’io la possa dire 715 Mia sposa veramente. Ortensia Io non vorrei, Filandro, Però che tu prendessi in mala parte Questo mio favellare. Poss’io teco burlare? 720 Poss’io prendermi teco un po’ di gioco? Ma tra la burla e ’l gioco Sappi pur che non è persona alcuna Ch’abbia maggior contento Di quel che s’abbia Ortensia 725 Del tuo contento. Io più d’ogni altra ho caro Che Corinta sia tua E che tu abbia quella Che tu cotanto amasti E cotanto bramasti 730 E sì ti parve bella. Filandro Io ti ringrazio, Ortensia e prego il Cielo Che ti renda per me quella mercede Ond’a tua gran bontade io son tenuto. Sì com’anche lo prego 735 Che la vita tranquilla Che tu mi brami con Corinta mia (S’avvien ch’ella sia mia, sì com’io spero) Veramente sia tale, perch’in questo Ho sol difficultà, com’hanno ancora 740 Gli amici miei, dappoi ch’ella s’è volta Alla fede cristiana, Tanto alla nostra fede Diversa, anzi contraria, anzi nemica. Ortensia Tu hai certo cagion da temer molto 745 D’essere poco concordi, tu di’ ’l vero. III Coro Con che destrezza e con che gentilezza Ella si sa introdurre all’opra sua! Ortensia Perché, benché l’amore Che tu porti a Corinta 750 Ti faccia ossequioso E pronto alla sua voglia, E che per questo anch’ella Ti debba sempre amare E sempre alla tua voglia 755 Rendersi ossequiosa, Non potrà non di meno Questa diversità tra voi di fede Non esserti molesta Di giorno in giorno più, s’ella sta ferma 760 Nel proposito suo, com’io so certo Ch’ella fia per istare, Però ch’io la conosco Di mente e d’intelletto assai costante. III Coro Vedete per che strade ella il conduce 765 A dar nel laccio santo. Filandro Tu m’accresci il timore, et il timore Conturba ogni mia pace; Ché, ben ch’oggi ad Aliso, Che mi disconsigliava 770 Per simile ragion da queste nozze, Io mi facessi forte, Sperando che Corinta, Fatta mia sposa, al mio voler si fosse Rimossa agevolmente 775 Da sì fatto pensiero, ora incomincio Dal tuo parlare a dubitar non poco. Però tu mi consiglia E che modo e che via Io dovessi tener perch’ella debba 780 Ritirarsi da ciò. Ortensia Non lo sperare, Ch’ella nol farà mai. Vatti pur preparando A non aver con lei tutti i contenti Come gli altri mariti 785 Non gli sogliono aver con le lor mogli. III Coro Non ho mai conosciuta La più accorta donna. Filandro Non c’è nessun rimedio? Ortensia Io credo pochi. 790 Filandro E quai son questi pochi? Ortensia Io credo un solo, Ma tu nol prenderesti. Filandro E qual? Di’ pure: io ’l prenderei per certo, Perch’io desio di viver con Corinta, 795 S’ella mi si fa sposa, Per qualunque maniera sempre in pace. Però, deh, dimmi, Ortensia, Qual sia questo rimedio. Ortensia Io nol vo’ dir: so che nol prenderesti. 800 Filandro Dillo di grazia, io te ne prego, Ortensia. III Coro Ella si fa pregare E si strugge di dirlo. Saper dissimulare E ’l suo desir coprire è gran vantaggio. 805 Ortensia Io lo dirò, poiché tu vuoi, ma indarno Io so ch’io lo dirò. Dimmi, Filandro, Poi che Corinta sì ferventemente S’è fissa nel pensier d’esser cristiana E da questa cagione 810 Può resultar tra voi poca concordia, Perché ciò non avvenga, che sarebbe, S’ella recusa d’adorar gli iddei, S’anche tu ’l recusassi E quel Dio adorassi ch’ella adora? 815 III Coro Iddio provvegga, ella gliel’ha pur detto! Filandro Ohimè, che di’ tu? Sta’ cheta, Ortensia! Hai tu perduto il senno? Che sacrilegio è ’l tuo? Se tu fussi sentita 820 Guai pure alla tua vita! Ortensia Ben ti diss’io che ’ndarno Io t’avrei consigliato. Ma se l’ami da vero, Se ’l viver seco in pace t’è sì caro, 825 Questo fia ’l miglior modo e modo solo. Filandro Non avrei mai creduto, Non avrei mai pensato che consiglio Da donna così saggia E tenuta sì pia, mi si porgesse 830 D’una sì fatta sorte. Ora conosco A che fin tante volte, Con perplesse parole, Con ironici motti, A ragionar di questa fé cristiana 835 Mi introducevi! Orsù, quell’eran reti Tutte per questa preda. Ortensia Ell’eran certo. Convien ch’io mi ti scopra. Ti ho tentato più volte, or pongo mano 840 All’armi contro a te, per tua salute, Liberamente. Filandro Taci, Ortensia, deh, taci! E non porre in periglio D’un’estrema rovina 845 Te stessa e me, che tanto mostri amare. Ortensia E perch’io t’amo, però ti procuro Il colmo d’ogni bene e vo’ sottrarti Da quella falsa fede ove i parenti Nostri (miseri lor!) sì ciechi erraro. 850 Filandro Cieca errerai pur tu, semplice donna. Se’ tu sì stolta, Ortensia, che tu voglia Ch’io lasci il sommo Giove altitonante, Possente, onnipotente, Giuno chiara e lucente, 855 Saturno minacciante, Marte, il dio furibondo, E Mercurio ch’al mondo Senno infonde e tesori? Vuoi ch’io lasci gli Amori 860 Con l’alma madre, Vener graziosa, E ’l dio che l’universo fa sereno, Cinzia del bianco seno, Teti del piè d’argento? Cent’altri iddei e cento, 865 Vuo’ tu ch’io lasci per seguir quest’uno, Che non pur Dio non sembra, Ma né uom si conosce Se non misero e vile, Se la vita ch’ei tenne 870 Fu sempre così umíle, La morte ch’ei sostenne Sì indegna, sì infelice? Ortensia Nella fede cristiana La prima e più sicura 875 E più ferma radice, Più saldo fondamento è l’umiltade E ’l disprezzo di sé. Ma l’umiltade E ’l disprezzo di sé l’opere sono Dell’alme più eccelse e più subblimi. 880 Chi sa patir gli affanni E tollerar l’offese Aspira a grandi imprese. Onde non dèe parerti Impossibil che Dio, 885 Ch’è sol Somma Bontade E Somma Caritade, Per insegnar a noi Virtù sì singulare Si voglia umiliare. 890 Anzi dicono i saggi E ’ più dotti maestri Delle divine scuole Ch’era necessità che Dio venisse In terra ad umanarsi, 895 Ch’ei patisse e morisse, Poscia che noi mortali, Traviata la via E del giusto e del bene, Per lo sentier de’ mali, 900 Tutti esposti alle pene Della vendetta sua, Dovevamo morir d’eterna morte; Et ei, che, Creatore e Padre nostro, Redimer ci voleva, 905 E farlo sol potea, Per non veder delle sue sante mani L’opre preda d’inferno e i figli suoi, Volle patir, volle morir per noi. II Coro Come potrebbe ragionar costei 910 Di sì alti misteri Se spirito divino Non gli infondesse le parole e i detti? Ortensia Rispondimi, che pensi? Filandro Io ti rispondo 915 Che ’n quella fede vivere e morire Io voglio in cui son nato, Nutrito e ammaestrato; e te consiglio, Da poi che ’n tale errore Tu ti ritrovi, tu ch’almeno il taccia, 920 Perché tu vedi quanti Per seguir cotal fede Con mille e mille strazi e con infamia Han perduta la vita. Ortensia Infelice Filandro, 925 Meglio è morir per Cristo Fra gli strazi e i tormenti, Per acquistarsi poi nell’altra vita I veraci e perpetui contenti, Che servire agli iddei 930 Ch’adora il volgo errante, Per conseguire al fine In guiderdon la dannazione eterna. Filandro Io credo che gli iddei Sian tutti buoni e tutti 935 Benigni a chi gli onora, Propizi a chi gli adora. Adora il tuo et io mi seguirò d’adorar quello Ch’adorâr sempre i genitori miei. Ortensia Dunque sino alla morte 940 Adorar tu vorrai Questi, empia, falsa e favolosa turba Di deità bugiarde, Degli inganni di cui, delle rapine, Dell’impudiche e disoneste voglie 945 Piene sono oramai tutte le carte? E tu crederai loro, Che sempre così saggio E così virtuoso e così buono Fosti tenuto? Or credi tu, Filandro, 950 Che gli uomin vecchi, gli uomini prudenti Dian fede a queste temerarie ciance? Nol creder già, ma credi Ch’ignoranti del lume Della verace fede 955 Vivon in quell’errore in cui nascendo, Miseri, si trovaro. Tu sospiri? Ti stringon forse il cor queste ragioni? II Coro Ragioni atte a piegare ogni intelletto In cui ragione alberghi. 960 Ortensia Felice mille volte E beato Filandro Se tu mi crederai, Ché l’alma salverai E di Corinta tua, se tua diviene, 965 Come tu speri e come crede ognuno, Goderai quella pace che tu brami. Filandro Ortensia, non dir più: tu mi trafiggi, Tu di confusion m’empi la mente. Di grazia, non dir più. 970 Ortensia So che non hai risposta: Il vero ha troppa forza. Io t’ho trafitto in guisa Che se contro alla propria Tua coscienza tu non prendi l’armi 975 D’una perversa ostinazione e dura, Cedermi ti conviene. Ma se pur non mi cedi, Che non ti mova della fede il vero, A seguir cotal fede 980 Dèe moverti ’l desio d’aver Corinta; Ché certo non l’avrai per altro modo (Perch’io ti sveli il tutto) o com’io dico; Almen tu per altro modo non l’avrai Se non senza aver seco 985 Pace e concordia mai. Tu taci: parla, rispondi! Tu parti Dunque senza dir nulla? Odi, Filandro, Aspetta almen due altre sole Parole, aspetta! O Dio, chi sa, chi sa? 990 Io ’l vo’ seguir: forse che ’l tempo è giunto Della salute sua. Chi sa, chi sa?
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