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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Settima Eufemio, Celio Sacerdote e Filandro Eufemio Udito che Filandro 1330 Venuto è in qua per altra via con Celio, Forse fia ch’io ’l ritrovi e seco insieme Celio medesmo, mentre l’uno e l’altro Convien pur ch’io ritrovi. Celio Io vo’ incontrarlo 1335 Questi duo passi. Eufemio, Eufemio, l’allegrezza con la fretta Della conclusion di queste nozze Esser ti dovria sprone al lento piede. Eufemio Cercato di Filandro e di te insieme, 1340 Alzo le mani al Ciel ch’io te rincontro Che so che cerchi me; ma per Filandro Speso ho ’l desire e speso ho i passi indarno. Celio Filandro è qui vicino: Vedil, ch’a te si dona 1345 Per figliuolo e per servo, E supplice ti chiede e da te brama Che Corinta tua figlia a lui sia sposa, Datagli dal Senato; e del Senato Parte se’ tu medesmo. 1350 Con quanto ardore ei l’ama Tu ’l sai, tutta sallo, tutta, la cittade. E fia di lei marito non indegno S’amor, valore e fede E grazia e nobiltade 1355 Di premio e guiderdon fanno altrui degno. Filandro Vero è di Celio nel mio nome il prego, Ond’è che reverente a te m’inchino, Nella cui voluntà, nella cui mano Sta la felicità del mio destino. 1360 Celio Non può ’l buon Eufemio, Non può, pien di letizia, sciôr parola E di gioia si sface; Ma so ben ch’ei gradisce e si compiace, Ch’ei vuole e ch’ei desia 1365 Che Corinta tua sia. Eufemio Pur alfin mi si scioglie rannodata La lingua e d’allegrezza oppresso il cuore Ormai mi si disserra. In virtù de’ tuoi preghi e del tuo amore 1370 Corinta hai meritata; E se chi ama col desio fa guerra A quel ch’egli ama, dirò che l’hai vinta: Tua sia, tua sia Corinta. Tua sia Corinta, ché, quantunque udito 1375 Abbia di lei superstizione stolta Da poter ritardar le voglie sue Che tu le sia marito, Non ho però timore Ch’ogni difficultà non venga sciolta, 1380 Massimamente s’alla mia paterna Autorità s’aggiugne Quella di Celio pia sacerdotale Con la prudente disciplina sua, Cui cede ognuno e contrastar non vale. 1385 E quell’Argilla sua, di cui m’ha detto Il consiglio esegrabile il tuo amico Aliso, avrà gettate in van le reti Sopra il semplice cuore. Filandro In lui confido 1390 E ’n voi, saggio Eufemio, ogni mia pace Contro un timor che dianzi il cor mi scosse, Parlando meco donna, amica cara Di casa nostra e tale anche d’Argilla, E per vari argomenti mi confuse. 1395 Celio Quell’Argilla punir fia cura mia E qualunque altra il suo fallir secondi, Ché sacerdote sono: a me s’aspetta Di punire i sacrilegi. Ma intanto, Ormai condotta a fine 1400 Opra così bramata, Tu lodarai gli iddei, Lietissimo Filandro, Che t’hanno dato in sorte (Il che sì raro avviene) 1405 Quel che bramasti e che desiasti bene: La più gentil donzella, La più onesta, accorta, saggia e bella Che Catania ammirasse è già gran tempo. Lodi gli iddei tua figlia, Eufemio amico, 1410 E tu seco gli loda Che l’han servata a sposalizio tale. E di tal sposalizio Nascan di nuova prole i più bei germi Che fiorisser giammai per queste rive. 1415 E quelle Grazie dive Che nutrîr già Filandro pargoletto, De’ pargoletti suoi sian le nutrici; Filandro, a cui giammai par né simíle Fanciul non vidi, sì rosato e fresco, 1420 Che lo conobbi pur sin da fanciullo. Eufemio Ma tu ’l fai vergognar. Tu conoscesti Filandro sì per tempo? Celio Egl<i> era appena Nel settim’anno, il più bel figlioletto, 1425 Dico, che fusse mai, vezzoso, allegro, Vivo, e la chioma avea sì crespa e bionda Che contesta parea d’anella d’oro. Io ’l vedeva venir quasi ogni giorno Con Olimpia sua madre 1430 Al tempio d’Imeneo: Olimpia, ch’era Una delle più savie e più modeste Matrone di Catania. Eufemio Ell’era tale invero. Celio E sovra ogn’altra 1435 Religiosa e pia, sì che gli altari Nostri, le mense sacre Di libazioni e vittime abbondanti Sua merced’eran sempre, E cortese e discreta a’ sacerdoti, 1440 Soccorea lor quotidianamente. Delle simili a lei Donne non ci son più. Ma bene spero Che Corinta tua figlia, nell’esempio De’ genitori suoi, de’ suo parenti, 1445 Rinnovi nella casa di Filandro L’antico vanto del divino ossequio. Eufemio Così piaccia agli iddei. Celio E però vo’ pregarvi, Eufemio e Filandro, 1450 Che, però che Corinta sia seguace Dell’orme sante e pie de’ suoi consorti, Voi vogliate adoprar ch’al tempio nostro Abbia in costume di venir, sì come Solea già far la madre di Filandro, 1455 Così frequentemente. Eufemio A questo non voglio io, Se parte alcuna in ciò mi s’appartiene, Obbligarmiti, Celio. Ogn’altra cosa Che sia mia stia ’n tua voglia. Di Corinta 1460 A Filandro il governo io lascio intero. Egli a suo senno la disponga e regga, Ché non convien a padre O madre o altri prossimi parenti, Poi che concesso han con la nuova sposa 1465 L’arbitrio anche di lei nel suo marito, Presumere alcun freno Regger di quella o delle cose sue, Come fanno sovente Alcuni troppo providi e curiosi, 1470 Con tal disturbo delle case altrui Che lor procaccia nimicizia e noia. Oltre ch’a me non piace Nel frequentar più l’un che altro tempio O nell’altre opre di religione 1475 Forzar la voglia altrui, quasi per modo Di favorire o le persone o ’l luogo. Però sia la mia figlia Religiosa; onesta gli iddei sempre Tema come conviensi; e libertade 1480 Prendasi in questo pur, com’ella vuole E vuole il suo marito, et io m’acqueto. Filandro Io nell’esempio suo Formare intendo tutti i miei consigli. Celio Voi parlate prudenti, 1485 La soverchia affezion m’ha fatto ardito. Perdonami, Eufemio e tu Filandro. Eufemio Io parlo com’uom libero e soggiungo Con questa occasione, Mentre la vecchia età scusar mi puote 1490 Di presunzion, ch’i sacerdoti spesso Fanno sciôr l’altrui lingue alla calunnia Contro di lor, come che buoni e giusti, Sol perché troppo vaghi Son d’onoranza e poco rattenuti 1495 Dall’amicizie. E non per questo intendo, Spassionato, accusar quei di Bacco Più che quei di Minerva o quei di Giove O d’Apollo o di Venere o Saturno. Celio Orsù, Eufemio, orsù, Filandro sposo, 1500 Vi lascerò per dar simil compenso Agli altri sposalizi, che son molti, Quale io l’ho dato a’ vostri. E quando l’ora Mi paia avvicinarsi, il mio pensiero Sarà farvi avvisati dover voi 1505 Venir al tempio con Corinta vostra. Però siate in appresto Con tutto quel che fa mestier per pompa E per necessità del sacrificio: Mirre, incensi e liquor, vittime e vasi 1510 Ricchi e degni di voi, Che restin poi devoti arredi al tempio, Di sì begli imenei nobil memoria, E in questo dì voi v’acquistiate gloria Di pietà non vulgar, mentre partendo 1515 Vi saluto felici e quell’augurio Che più lieto vi può scender sul crine Vi prego dalle stelle. Eufemio Non difforme A te felicità dispensi il Cielo.
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