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| Michelangelo Buonarroti il Giovane Il velo IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Diciassettesima Coro di Donne Cristiane e Egidia Coro Vedete come frettolosa torna Egidia nostra. Egidia, Più di te fortunate Fummo noi dianzi in ritrovar Argilla; 1880 E pietose di lei la consigliammo Contro all’opra maligna Di quell’Aliso ch’i ragionamenti D’Argilla e di Corinta avea sentiti. Egidia Pur l’ho trovata anch’io; ma l’ho trovata... 1885 Coro Perché sospesa si rattien la lingua? Che novelle ci porti? Egidia Trovai Argilla e seco anche Corinta. Coro E dove: in casa o fuori? Che ’n casa sua sappiam ch’ella rimase, 1890 Pregata da Corinta. Or che novelle Ci porti, dico? Egidia Buone, Buone rispetto al fin; ma non già buone Riguardando al periglio ove Corinta Può con Argilla incorrere e pensando 1895 Di quanto affanno altrui e proprio loro Esser potrebbe lor soverchio ardire. Coro E qual ardir è questo? Egidia Fuggite elle si sono. Io l’ho vedute Et ho parlato lor senza aver forza 1900 Né per preghi o ragioni Di rattenerle e far tornarle indietro. I Coro Come fuggite e dove? Egidia Ascolterete. Io, cercando d’Argilla, 1905 Mi rigirava intorno La casa d’Eufemio Da quella parte ove ’l giardin risponde, Su la via più solinga ivi attendendo S’ella per avventura vi giugnesse 1910 Per andar da Corinta, Quando io vidi in un tratto La porta del giardino Aprire e riserrar subitamente, Uscendone due donne, 1915 Che l’una io ben conobbi esser Argilla; L’altra ch’era Corinta Discerner non potei così improvviso Per l’abito diverso Di ch’ella s’era tutta travestita, 1920 Ch’era da peregrina e forestiera. II Coro Udite qual principio! Egidia Ma poi che verso Argilla Mi feci avanti e vidi esser Corinta La sua compagna e simular sembianti, 1925 Forte maravigliando, Dissi: – Dove n’andate, Voi, così sole e che vestire è questo? – Corinta al mio parlar cenno mi fece Ch’io dovessi tacere. Argilla intanto 1930 Presami per un lembo della veste, Mi condusser colà verso la porta Della città ch’ad Etna ne incammina E mi narrar per via Com’avendo Eufemio 1935 Detto a Corinta che poche ore appresso Dovesse esser in punto Per girne seco al tempio d’Imeneo, Dove Filandro anch’egli Sarebbe, per giurarsi in fra di loro 1940 Lo sposalizio che concluso s’era, Ella con molte scuse repugnando Avea primieramente Negatoli il consenso; indi pregata, Lusingata, forzata, minacciata, 1945 Fingendo d’acquetarsi persuasa, Allor che Eufemio il padre, Da lei partito, s’era in altra parte Del palazzo ritratto alle sue stanze, Con la sua Argilla eletta avea la fuga, 1950 Non volendo Filandro Ned alcun altro per marito mai Che cristiano non fusse. I Coro Santo pensiero e generoso ardire! Ma dove, così sole, 1955 Senza riguardo alcuno in qual periglio Il loro onor, la lor riputazione Entrava incauto, avean rivolto il piede? Egidia Domandatele anch’io Di ciò, contrariando, e molte volte 1960 Riprese et avvertite, ebbi in risposta Ch’ad un vicin sobborgo, ov’ha Corinta Una sua vecchia zia, Di quel luogo signora, et è cristiana Celatamente anch’ella, 1965 Intendevan d’andar per dimorarvi Tanto o che ’l padre Eufemio si compiaccia Ch’ella senza sposarsi Viva sempre pulzella o che, se sposo Ei le destina, battezzato ei sia. 1970 Io contestando sempre al loro ardire Et esponendo i mali Che sovrastavan lor, ferme e costanti Ognor le trovai più, dicendo sempre Corinta che ’l Signore, in cui s’affida, 1975 Tolta l’avria d’ogni infortunio avverso E che chi lui servire era disposto Non temer mali e non curar perigli Doveva, e padre e madre abbandonare E consorte lasciare, 1980 E che per lo miglior questo eleggeva. II Coro O prudente fanciulla, O spirito celeste, O angelo divino in terra sceso! Egidia Io non potea per tenerezza il pianto 1985 Tener a freno, vedendo In una giovinetta Per la fé di Giesù tanto coraggio; Né contraddire affatto al fin sapea A sì pio e magnanimo consiglio, 1990 Quand’ella m’ebbe imposto Ch’a veruna persona io non dovessi Dir questa fuga sua, ché perseguita E, raggiunta da’ suoi, non fusse a forza, Prima che giunta al destinato loco, 1995 Al padre ricondotta; e con Argilla Rapida a me si tolse. Io ’l dico a voi Cui dirlo mi conviene; a ciascun altro Fia quanto ho visto et ho sentito ignoto. Coro Io non saprei più fida e più sicura 2000 Scorta invocar di te, subblime Stella, Ch’allumi e terra e Ciel, Vergine pura, Che la santa donzella Nel voluntario esiglio Possa trar di periglio, 2005 Mentre fuggendo alla salute corre E i ribelli d’Iddio seguire aborre. Tu de’ chiari, divini raggi tuoi Spiega la luce e splendi ai passi suoi. Se tu le mostri del cammin la via, 2010 Se innanzi all’orme sue tu gli apri il calle, Che quel del Cielo apristi a noi, Maria, Non di selvosa valle, Non d’orrido deserto Per cammino aspro ed erto 2015 Col piede stanco ha da temer l’affanno, Né d’oltraggiosa man rapina o danno. Tu de’ chiari, divini raggi tuoi Spiega la luce e splendi ai passi suoi. Per questa atra del mondo infausta selva, 2020 Ov’erran ciechi sì gli egri mortali, Preda infelice or d’una or d’altra belva, Di miserie e di mali, Solo ne sei tu scampo. Tu col celeste lampo 2025 Gli orror ne sgombri, onde si mira ’l cielo, E discacci de’ cuor le nebbie e ’l gielo. Tu de’ chiari, divini raggi tuoi Spiega la luce e splendi ai passi suoi. Perduto fra gli scogli e le tempeste 2030 Per te s’affida il pavido nocchiero; Smarrito il peregrin per le foreste Per te trova ’l sentiero; Tu degli sconsolati, Tu degli sconsigliati 2035 Conforto e pace, consiglio et aita; E tu degli egri sei salute e vita. Tu de’ chiari, divini raggi tuoi Spiega la luce e splendi ai passi suoi. Il fine dell’ Atto Terzo
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