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Niccolò Amanio
Eclissi

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  • STANZA V
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STANZA V

Tu, che novellamente un simulacro

Di quell’altro Pompeio a quest’inferma

Madre, che non ha più dove star ferma,

Colonna sei in quest’ordin suo sacro,

Odi gridar da lunge afflitto e macro

Lo sposo suo: uscite fuor del tempio,

Voi che vendete! Ahi empio,

Che vendi le colombe, il tempio sgombra!

Odi quest’altra, cui vergogna ingombra

D’esser scoperta; e grida: o miei dolori!

Negra e formosa fui; giunta è la sferza,

perch’io nuda men vo, squallida e fosca!

Spengansi sì alti errori,

Alta colonna mia, innanzi terza;

L’aer, tu ’l vedi, e ’l mondo e ’l ciel infosca,

Ch’un de’ dui, qual si sia, altri ’l distingua,

Temo e forse il maggior lume s’estingua.

 




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