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| Giulio Rospigliosi Cantata IntraText CT - Lettura del testo |
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CANTATA
Armida, Rinaldo, Ninfa, Ubaldo, Carlo e Coro
I suoi raggi dorati il ciel diffonde, Dove sempre ridenti Rinaldo Passiam, vezzosa Armida... Armida Io in grembo all’erbette, Rinaldo io nel tuo seno. Ove riposa il pargoletto dio, Posi ogni gioia, ogni tormento mio. Egli, che col suo sguardo 10 M’accese in petto inusitato ardore, Vuol che questo mio cuore, Solo in te viva e solo in te sospiri. Armida Se il mio sguardo il cor ti accese 15 Prigioniero a te lo rese Rinaldo Se tra lacci e tra catene Il tuo crin m’imprigionò, a due E gioisce così nel mio cordoglio Che più non bramo e libertà non voglio. Armida Ma della tua costanza 25 Come certa mi rendi? Rinaldo Se temi di mia fé te stessa offendi. Amarti e non temere, ah, non poss’io: Troppo vago tu sei. 30 Rinaldo Se con quest’occhi miei Tu rimirassi, Armida, i tuoi bei rai, Della mia fé non temeresti mai. Armida Strani effetti d’Amore! Ho il sole in braccio e pure ho il gelo al cuore. 35 Gelosia, che vuoi da me? Capace non è. Crudo inferno degli amanti, 45 Gelosia, che vuoi da me? A languir fra’ piaceri Amor mi guida, Tempra co’ lumi tuoi l’aspro martoro: O cessate, contenti, o pur ch’io moro. ‹Rinaldo› Aure dolci, che spirate Per donare a i fior la vita, 55 La mia fiamma, ch’è ‹in›finita, Tra l’erbette il vostro umore, Vi domando per mercé, Ninfa Regio garzon, che seguitasti un giorno D’imaginato onor l’orme fugaci, 70 Li stenti in gioia e le ferite in baci. Egli, che a te fu scorta In questo di Fortuna ameno loco, 75 Ritrovi refrigerio il tuo gran foco. Da insensati elementi implori aita. Chi ardire non ha. È troppa viltà 85 Da un’onda incostante Chi ardire non ha. Con un dolce sospir sana ogni piaga. 95 Rinaldo Se agli affanni tu brami mercé, Armida Per dar vita a chi langue per te In sospiri disfatti, o mio cor. Coro Doppo sì vani e perigliosi eventi 105 D’una bella che lusinghiera inganna Vive Rinaldo in servitù tiranna. 110 Ubaldo Già spaventati e vinti Velenosi serpenti e fère e mostri, Vincer ne resta in più crudel tenzone Ché peggior d’ogni fèra è un uomo amante. La sua speme a un dio tiranno! Che non dura e pur non è, 120 Quel che sembra a noi contento, Che, passando in un momento, 125 Lascia al core eterno affanno. La sua speme a un dio tiranno! D’ignota fama, a terminar la vita! E l’ostro d’un bel volto il tempo frange, Si perdono i piaceri e invan si piange. Ubaldo Per trattener sì gloriosa impresa Scioglie lascivo ogetto impuri accenti. 140 Ninfa Passaggieri cortesi, Che di rigido ferro armate il fianco, Date dolce riposo al piè già stanco, 145 Ché inutil sempre fu spoglia guerriera Dove in trono di pace Amore impera. Per risvegliar ardori invan t’affanni: Che la perfida maga a noi prefisse Schernirò le serène al par d’Ulisse. Questo mio petto Non cederà. Ninfa Schernir di bella guancia I bianchi gigli e le purpuree rose, In un seno gentil non è costanza. E chi mai non s’abbagliò? Se ben porta il dio dell’armi 170 Tra gli acciari il petto involto, E chi mai non s’abbagliò? 175 Ché, trofeo d’un ciglio arciero, Carlo O Cielo, o Dio, che veggio, amico Ubaldo? 180 Ecco d’Armida in grembo il gran Rinaldo! Ubaldo Su quelle molli erbette E a dolce respirar d’aure gioconde Col sospir del suo vago i suoi confonde. Che da te mi divide. 190 Che i miei contenti, anzi me stesso uccide. Armida Non ti doler, mio bene: Rinaldo A me soffrir conviene. 195 Armida Pria che si oscuri il giorno Rinaldo Vanne, ch’io resto. Ma... Armida Adori Armida e temi? 200 Io peni per te... Armida Se ben parte il mio piè, l’alma qui resta. Rinaldo Oh partenza funesta! Oh rio martíre! Armida Rinaldo, forz’è partire. 210 (a due) } addio, { Rinaldo Armida, forz’è morire. Misero!, e che farò? O volate, momenti, o ch’io non vivo. Ninfa Con sì rigido martíre 215 Ché una breve lontananza Aspettato piacer giunge più caro. 220 Risorgi omai, Rinaldo, e in questo scudo Mira, se pur non sei, Come cieco di mente, ancor de i lumi, Qual sia gli arnesi tuoi, quali i costumi. 225 Là ne i campi dell’Asia il popol fido Tu solo in questo lido, Di caduchi ligustri il crine infiori. 230 Tra molli vezzi effeminato piangi. 235 Gli spirti addormentati E degl’invitti eroi la gloria antica Spegna nel regio sen fiamma impudica. Rinaldo Ubaldo, Carlo, amici, 240 E dove e quando e come Chiama Rinaldo a militari offici? Rinaldo Armida, amata Armida, e dove sei? Rinaldo Da quai fieri tiranni 250 Onor mi sprona e mi tormenta Amore! Ubaldo A i trionfi dell’Asia orgogliosa E all’acquisto di tomba gloriosa 255 Del tuo braccio sol manca il valore. Carlo Son sì frali d’Amor le catene Che le spezza d’Onore un pensiero Spegne il foco che al sen ti dà pene. 260 Ubaldo Siegui l’Onor ch’alle tue glorie arride! Carlo Fuggi l’Amor che la tua fama uccide! In un mar tempestoso 265 Combattuto da’ venti ondeggia e teme, A me si volga e se non piange meco O chiude alma di scoglio o pure è cieco. Bella guancia il cor mi stringe, 270 Che far deggio ancor non so. 275 Che risolvi: sì o no? Lume di vera Fé serva di stella. Fragil esser ben può, ma non infida: Corro a Gofredo et abbandono Armida. Armida (da parte) Corri a Gofredo et abbandoni Armida? Sgombrossi affatto il tenebroso velo; 290 Ecco m’invio dove mi chiama il Cielo. Le piante fuggitive e pria che muovi Godi ne’ miei tormenti, uom senza fede. 295 Torna a vestir gli acciari, a cinger spada! Ma pria la destra, a i cari amplessi avvezza, Torni più cruda alla natia fierezza. Che, ‹da› cieca passion fra l’ombre oppresso, Io ritorni in me stesso. T’amai, pur troppo è vero, e t’amo ancora 305 E se in questi soggiorni Delirar lacrimando 310 Sdegno la mia viltà, detesto i falli. Armida E come, ahi, per mio danno S’intepidì sì presto un sì bel foco? 315 ‹Rinaldo› S’umilia il senso ove ragione ha loco. ‹Armida› Or va’ pur trionfante, Disprezzar chi ti prega, odiar chi t’ama. Rinaldo Nobil desio di fama 320 Vuol che ritorni al campo e il Ciel mi guida. Odio gli errori miei, non odio Armida. Tu mi ‹dis›degni e fuggi. Ahi, ferma il passo! Quel cor che fu mio, Rinaldo Rimanti in pace, Armida. Or se ancor nel tuo petto E di Rinaldo il pentimento apprendi. Armida Ch’io mi penta, o crudel? Vanne contento, 335 Tanto t’aborrirò quanto t’amai. Ma ch’io rimanga in pace, empio, t’inganni, 340 Vilipesa beltà non resta in pace. Verrò, verrò là dove 345 Tingere il ferro e imporporare il manto Per vendetta scoccar strali d’inferno; E se ben nel tuo campo Di cento e mille schiere [...][1] 360 Dall’onde incostanti! Ch’al core mi sta. Armida E pur senza pietà 365 Così vorrai lasciarmi? Coro Alla nave, alle vele, all’armi, all’armi!
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