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II. Fulgido Ornamento
La virtù e la scienza
Sublimissima dunque, Venerabili Fratelli, è la dignità
del sacerdote; e le debolezze, per quanto deplorevoli e dolorose, di alcuni
indegni non possono oscurare lo splendore di tale altissima dignità, come non
devono far dimenticare le benemerenze di tanti sacerdoti insigni per virtù, per
sapere, per opere di zelo, per il martirio. Tanto più che l'indegnità del
soggetto non rende punto invalida l'opera del suo ministero: la
indegnità del ministro non intacca la validità dei Sacramenti, che
ripetono la loro efficacia dal Sangue di Cristo, indipendentemente dalla
santità dello strumento, ossia, come si esprime il linguaggio ecclesiastico,
esercitano la loro azione " ex opere operato ".
E' però verissimo che tale dignità, di per se
stessa, esige in chi ne è investito una elevazione di mente, una purezza di cuore,
una santità di vita corrispondente alle sublimità e santità dell'ufficio
sacerdotale. Questo, come abbiamo detto, costituisce il sacerdote mediatore tra
Dio e l'uomo in rappresentanza e per mandato di Colui che
è " l'unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù
uomo " (cf 1 Tm
2,5); deve quindi avvicinarsi quanto è possibile alla perfezione di Colui di
cui fa le veci e rendersi sempre più gradito a Dio con la santità della vita e
delle opere; poiché, più che il profumo degli incensi, più che il fulgore dei
templi e degli altari, Iddio ama e gradisce la virtù. " Diventando (gli
ordinati) mediatori tra Dio e il popolo - dice San Tommaso - devono risplendere
per la bontà della coscienza davanti a Dio e per la buona fama presso gli
uomini ". Dall'altra parte, invece, se chi tratta ed amministra le cose
sante, mena una vita riprovevole, le profana e diventa sacrilego: " Quelli
che non sono santi, non devono trattare le cose sante ".
Perciò già nell'Antico Testamento, Iddio comandava
ai suoi sacerdoti e ai leviti: " Siano dunque santi, perché santo sono
anch'io, il Signore che li santifico " (Lv
21,8). E il sapientissimo Salomone, nel cantico per
la dedicazione del tempio, questo appunto chiede al
Signore per i figli di Aronne: " I tuoi sacerdoti si rivestano di
giustizia e i tuoi santi esultino " (Sal
131,9). Orbene, Venerabili Fratelli, " se tanta perfezione e santità e
alacrità - diremo con San Roberto Bellarmino - si
esigeva in quei sacerdoti, che sacrificavano pecore e buoi e lodavano Dio per
benefici temporali, che cosa mai non si dovrà esigere in quei sacerdoti che
sacrificano l'Agnello divino e rendono grazie per benefici eterni? ".
" Grande in vero - esclama San Lorenzo Giustiniani
- è la dignità dei Prelati, ma maggiore ne è il peso;
posti come sono in grado così elevato davanti agli occhi degli uomini, bisogna
che anche si inalzino al sommo vertice delle virtù
davanti agli occhi di Colui che tutto vede; altrimenti sono sopra gli altri non
a proprio merito, ma a propria condanna ".
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