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Poggio Bracciolini
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  • XXIX CONVERSAZIONE CON NICCOLO' D'ANAGNI
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XXIX

CONVERSAZIONE CON NICCOLO' D'ANAGNI

 

Anche Niccolò d'Anagni quasi in questo stesso modo rise di Papa Eugenio, il

quale, egli diceva, non favoriva che gli ignoranti e gli stolti. Un che in

parecchi eravamo al palazzo, e si discorreva in varie cose, come si fa, ed

alcuni si lamentavano della iniqua fortuna, e di averla sempre avversa ne' loro

affari, Niccolò, ch'era uomo dottissimo, per quanto di ingegno leggiero, e di

lingua mordace: «Non vi è», disse, «nessuno al mondo, cui più che a me sia stata

la fortuna nemica; in questo tempo, nel quale è la stoltezza che regna, noi

vediamo tutti i giorni elevati alle più ampie dignità ed a' maggiori offici e i

dementi e gli sciocchi; e fra essi fino Angelotto vedemmo. Io soltanto sono fra

il numero de' dementi lasciato in disparte, io solo posso essere cosi

maltrattato dalla sorte».

 




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