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Cino da Pistoia
Rime

IntraText CT - Lettura del testo

  • III
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III

 

Degno son io ch'io mora,

donna, quand' io vi mostro

ch'i' ho degli occhi vostri Amor furato:

ché certo sì celato

m'avenni al lato vostro,                               5

che non sapeste quando n'uscì fòra;

ed or, po' che davante a voi m'atento

mostrarlo 'n vista vera,

ben è ragione ch'i' pèra

solo per questo mio folle ardimento:         10

ch'i' dovea 'nnanzi, po' che così era,

soffrirne ogni tormento,

che farne mostramento

a voi ch'oltra natura siete altera.

 

Ben so' statooso,                                 15

ch'i' ho servito quanto

mostrar ver' me disdegno vi piacesse;

ma, se non vi calesse

di mie follie, per tanto

stare il vostro cor non disdegnoso:       20

che questo Amor ch'allotta vi furai,

per se stesso m'uccide

e dentro mi conquide,

sì che sovente mi fa trarre guai:

questa preda dal cor vita divide                25

che dentro a lui menai.

Donna mia, unquemai

così fatto giudicio non si vide.

 

Di mi' ardir non vi caglia,

donna, ché vostr' altezza                          30

muover non si conven contra sì basso.

Lasciatem' andar, lasso,

ch'a finir mia gravezza

fo con la morte volontier battaglia.

Vedete ben ched i' non ho possanza.        35

Dunque il mio folleggiare

piacciavi perdonare,

non per ragion, ma vincavi pietanza:

ché fa ben la vendetta da laudare,

e per regnare avanza,                               40

segnor che perdonanza

usa nel tempo che si può vengiare.

 

 




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