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Cino da Pistoia
Rime

IntraText CT - Lettura del testo

  • XXVI
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XXVI

 

Quando potrò io dir: «Dolce mio dio,

per tua grande vertute

or m'hai tu posto d'ogni guerra in pace,

però che gli occhi miei, com'io disio,

veggion quella salute                                  5

che dopo affanno riposar mi face»?

Quando potrò io dir: «Signor verace,

or m'hai tu tratto d'ogni oscuritate,

or liberato son d'ogni martiro,

però ch'io veggio e miro                           10

quella ch'è dëa d'ogni gran biltate,

che m'empie tutto di soavitate»?

 

Increscati di me, signor possente

che l'alto ciel distringi,

della battaglia de' sospir' ch'io porto.        15

Increscati la guerra della mente,

dove tu dipingi

quel che rimira l'intelletto accorto.

Increscati del cor che giace morto

del colpo della tua dolce saetta,                20

che fabricata fu di quel piacere,

nel qual certo vedere

tu mi facesti quella vita eletta,

per cui agli angiol' d'ubidir diletta.

Muoviti omai, signor cui sempre adoro,    25

signor cui tanto chiamo,

signor mio solo a cui mi raccomando;

muoviti a pïetà, vedi ch'io moro,

vedi per te quant' amo,

vedi per te quante lagrime spando.           30

Signor mïo, non sofferir ch'amando

da me si parta l'anima mia trista,

che fu sì lieta della tua sentita.

Vedi che poca vita

rimasa m'è se non mi si racquista              35

per grazïa della beata vista.

 

 




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