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Cino da Pistoia
Rime

IntraText CT - Lettura del testo

  • XXXVI
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XXXVI

 

Deh, quando rivedrò 'l dolce paese

di Toscana gentile,

dove 'l bel fior si mostra d'ogni mese,

e partiròmmi del regno servile

ch'anticamente prese                                  5

per ragion nome d'animal sì vile?

ove a bon grado nullo ben si face,

ove ogni senso fallace – e bugiardo

senza riguardo – di virtù si trova,

però ch'è cosa nova,                                10

straniera e peregrina

di così fatta gene baldüina.

 

O sommo vate, quanto mal facesti

(non t'era me' morire

a Piettola, colà dove nascesti?)                 15

quando la mosca, per l'altre fuggire,

in tal loco ponesti

ove ogni vespa deveria venire

a punger que' che su ne' tocchi stanno

come simie in iscranno, – senza lingua       20

la qual distingua – pregio o ben alcuno.

Riguarda ciascheduno:

tutti compar' li vedi,

degni de li antichi viri eredi.

 

O gente senza alcuna cortesia,                  25

la cu' 'nvidïa punge

l'altrui valor, ed ogni ben s'oblia;

o vil malizia, a te, perché t'allunge

di bella leggiadria,

la penna e l'orinal teco s'aggiunge.            30

O sòlo solo voto di vertute,

perché trasforme e mute – la natura

già bella e pura – del gran sangue altero?

A te converria Nero

o Totila flagello,                                       35

però che 'n te non nasce bon né bello.

 

Vera satira mia, va' per lo mondo,

e de Napoli conta

che riten quel che 'l mar non vòle a fondo.

 

 




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