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Cino da Pistoia
Rime

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  • XXXVIII
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XXXVIII

PER LA MORTE DE LO IMPERATORE

HENRICO DA LUCIMBURGO

 

Da poi che la Natura ha fine posto

al viver di colui in cui Virtute

come 'n su' proprio loco dimorava,

i' prego lei che 'l mio finir sia tosto,

poi che vedovo son d'ogni salute:               5

ché mort' è quel per cui allegro andava,

e la cui fama il mondo alluminava

in ogni parte del suo dolce lume.

Rïaverassi mai? Non veggio come.

 

In uno è morto 'l senno e la prodezza,       10

iustizia tutta e temperanza intera.

E' non è morto (lasso, c'ho io detto?),

anzi vive beato in gran dolcezza;

e la sua fama al mondo s'è com'era,

e 'l nome suo regnerà 'n saggio petto,       15

ched e' notricherà il gran diletto

de la sua chiara e bona nominanza,

sì ch'ogni età n'avrà testimonianza.

 

Ma que' son morti e' qua' vivono ancora,

ch'avean tutta lor fé in lui fermata              20

con ogni amor, sì come 'n cosa degna;

e malvagia fortuna 'n subit' ora

ogni alegrezza del cor ci ha tagliata:

però ciascun come smarrito regna.

O somma Maiestà giusta e benegna,         25

poi che Ti fu 'n piacer tôrci costui,

danne qualche conforto per altrui.

 

«Chi è questo somm' uom», potresti dire,

o tu che leggi, «il qual tu ne raconte

che la Natura ha tolto al breve mondo,     30

ed hal mandato in quel senza finire,

là dove l'allegrezza ha larga fonte?»

Arrigo imperador, che del profondo

del vile esser qua giù su nel giocondo

l'ha Dio chiamato, perché 'l vide degno     35

d'essere cogli altri nel beato regno.

 

Canzon piena d'affanni e di sospiri,

nata di pianto e di molto dolore,

movi piangendo e va' disconsolata,

e guarda che persona non te miri              40

che non fosse fedele a quel signore

che tanta gente vedova ha lassata.

Tu te n'andrai così chiusa e celata

là dove troverai gente pensosa

de la singular morte dolorosa.                   45

 

 




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