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Cino da Pistoia
Rime

IntraText CT - Lettura del testo

  • XXXII
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XXXII

 

Chi a falsi sembianti il cor arisca,

credendo esser amato, e s'in[n]amora,

tanto diletto non sente in quel[l] 'ora

ch'apresso più di pena non lang[u]isca,

 

quando per lume di vertà chiarisca              5

ch'el no[n] è dentro quel che par di fòra;

e se di ciò seguir più si rancora,

co[n]ven che finalmente ne perisca.

 

Onde non chiamo già donna, ma morte,

quella ch'altrui per servitor acogl[i]e 10

e poi gab[b]ando e sdegnando l'uccide,

 

a poco a poco la vita gli togl[i]e,

e quanto più tormenta più ne ride:

caduta vegg' eo lei in simil sorte.

 

 




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