Libro, Capo
1 I, 1 | la cui filosofia a chi n'era assetato dava bere le acque
2 I, 1 | Deucalione e padre, Zenone, era maraviglia veder come ne'
3 I, 1 | ricrearsi d'un re guerriero era quanto far si poteva guerresco:
4 I, 1 | udite come un d'essi, che n'era vaghissimo, ben s'appose
5 I, 1 | di dove senza partirsene era uscito. O dunque" conchiude
6 I, 1 | de' Platonici, la quale era in architettura di stile
7 I, 2 | Ravvisolle, come intendente che n'era, e tutto in espressione
8 I, 2 | sì splendidamente e com'era degno di tal ospite vi fu
9 I, 2 | piangere non l'altrui, com'egli era uso di fare, ma la sua propria
10 I, 3 | argomento, cioè a dire: dov'era Iddio prima che vi fosse
11 I, 3 | Signore, se fuor di lui non v'era chi egli signoreggiasse,
12 I, 3 | rintracciare in essa quel che Iddio era o faceva. Fosserelle d'un
13 I, 3 | nel suo medesimo ordinarsi era fatto. David, il nostro
14 I, 3 | le parrebbono.~ ~Ma egli era un mondo da ciechi, tutto
15 I, 3 | senza vigore, e 'l mondo era un teatro di statue piantate
16 I, 3 | vedeva il bello, né l'utile era universale: standosi le
17 I, 3 | ugualissimo globo ch'ella era disuguagliandosi ad arte,
18 I, 4 | tenebre de' sepolcri dov'era uso di chiudersi a studiare,
19 I, 4 | sovvenire quel che tanto era in bocca a Diogene allora
20 I, 4 | Ennio: peroché anch'egli era un de' possibili; e come
21 I, 4 | possibili; e come non l'era se l'era in fatto? Posto
22 I, 4 | possibili; e come non l'era se l'era in fatto? Posto ciò come
23 I, 4 | traditur) nella cui pietra, ch'era un pezzolin d'agata, si
24 I, 4 | provenisse quell'opera che tutta era fattura del caso. Poi, tuttavia
25 I, 4 | ordinata, ché anch'ella era una delle comprese nel numero
26 I, 4 | quegli da cui ella provenne era artefice, in sapere e in
27 I, 4 | che ne dovean formare; ed era un particolar membro, o
28 I, 5 | feminile, e tal vestita qual era d'animo e d'ingegno maschile,
29 I, 5 | venir d'Arcadia, d'ond'ella era natia, fino ad Atene in
30 I, 5 | confessare quel che non v'era altra via da neanche farglielo
31 I, 5 | Greco, finalmente, non v'era altro che diversità di parti
32 I, 5 | della cui scuola il Tirio era filosofo. Ed io nel grande
33 I, 6 | il Giove de' loro Iddii, era una statua gigantesca, tutta
34 I, 6 | mondo, lor principale iddio, era quale appunto S. Agostino
35 I, 7 | dimostravano già più non v'era chi o ne dubitasse o ne
36 I, 7 | scoltura uno che mai non n'era stato discepolo: e fu allora
37 I, 8 | tutta innocente ch'ella era, poco men che tutta nocevole?
38 I, 8 | dibattersi co' tremuoti, o era infedele a rendere tal volta
39 I, 8 | male. Ma se questo nocevole era Dio, come non è cosa da
40 I, 8 | il vento in mare. S'egli era desto e veggente, montassero
41 I, 8 | strana legge de' Persiani: ed era che, morto il re, si vivesse
42 I, 8 | bocca all'ardire, nulla v'era che non si ardisse; e il
43 I, 8 | proprio costo il danno ch'era mancarne: ché a questo sol
44 I, 8 | adottò in figliuolo. Ella era, o dal tempo o da qual si
45 I, 9 | opera, allora che non ve n'era esempio, avuta per sì malagevole
46 I, 9 | giudicio e sapere che non era fuor che nel Brunelleschi,
47 I, 9 | odasi il Filosofo, a cui non era bisogno d'infonder l'anima
48 I, 10| olimpici, quel gran teatro dov'era accolto il fiore di tutta
49 I, 10| allegrezza, altrimenti quello era l'ultimo dì di sua vita;
50 I, 10| beato non può morire: e l'era egli tanto in quell'ora,
51 I, 11| sopra più di quel che ci era bisogno, nondimeno elle
52 I, 11| per impeto di furore. Tal era il soldato di Teone, per
53 I, 11| excitare. Ma più altamente, com'era degno di lui, il divin Agostino: "
54 I, 11| di su la spiaggia, che n'era piena, ciascuno d'essi,
55 I, 11| ora i giudici se quello era lavoro da uomo a cui per
56 I, 11| patria; la qual per ciò era aperta e senza muro. Così
57 I, 11| fertilissima, dove al suo tempo ell'era tanto infeconda, una è il
58 I, 11| tramischiando favole al vero, com'era uso, né tutto istorico,
59 I, 12| mette nel Rodano. Ma indarno era il cercarvela, poi che il
60 I, 12| lodata da Temistio, la qual era non quidem speciosa, sed
61 I, 12| che la nerezza del bambino era peccato originale contratto
62 I, 12| alcun animale, perch'egli era e sozzissimo di fattezze
63 I, 12| paradiso? Che necessità v'era al viver mio che sì gran
64 I, 12| ciò che sol gli rimaneva era starsi doppiamente guardingo,
65 I, 13| rimane per quel che prima era, se nel comporlo che fece
66 I, 13| d'un egregio maestro. Ciò era un Fetonte, in carro a quattro
67 I, 13| vide. Una gran maraviglia era quella piccola opera: ma
68 I, 13| che fatto, di monaco ch'era, fuggitivo e poi schiavo,
69 I, 13| fatica presente. Ma non era punto meno il fervore, nelle
70 I, 13| fatica dove il beneficio era commune. Altre, senza usar
71 I, 13| Tutta la lor vittovaglia era distesa per rasciugarsi
72 I, 14| e dove più folta e varia era la turba degli uomini, andava
73 I, 14| originale, se altrimenti non gli era permesso, con effigiarselo
74 I, 14| che in un diserto, non v'era chi, non che fermarsi a
75 I, 14| egli, perché, come Roma era la patria commune e delle
76 I, 14| menavano un fracasso che n'era lo spavento commune niente
77 I, 14| già tempo che la porpora era interdetto usarla in Italia
78 I, 14| lezzo che mena, continuo era il litigare che sopra ciò
79 I, 14| Fermossi: e bello – dice – era vederli rizzarsi in su i
80 I, 14| come da abbandonato: ch'era la confession d'esser vinto;
81 I, 15| quell'informe sasso ch'ella era prima di lavorarsi; anzi,
82 I, 15| per la cui ignoranza ella era un mostro, con cento volte
83 I, 15| contentato Plinio, il quale era uomo di professione istorico;
84 I, 15| logorarsi, continuo anche era il bisogno di ripararne
85 I, 15| da' seicento piedi, quanto era in lunghezza lo stadio olimpico
86 I, 15| dell'aria e ne fa preda. Era egli poi dicevole che noi
87 I, 16| sentire, né dorme se non chi era vegghiante. Per ciò quella
88 I, 16| metallo con cui in mano era usato di prendere un leggier
89 I, 16| raccozzarsene e confarsi.~ ~M'era venuto in pensiero d'assomigliarlo
90 I, 16| benigno co' sudditi. Meglio era, cenando egli, raccordargli
91 I, 16| mentre per la metà della vita era più simile a bestia che
92 I, 16| nella memoria, indubitato era che desto e caldo non potrei
93 I, 16| il comporre e il recitare era tutt'uno, e ciò in me si
94 I, 16| nol posso dire: ch'io pure era quel desso che in me a me
95 II, 1 | vivere un secolo chi non era degno di nascere; se prosperar
96 II, 2 | unire in un solo quel ch'era ripartito in due, cioè il
97 II, 2 | parendo lor fare, se, com'era in uso a gli antichi, gli
98 II, 2 | concedesse, da severissime leggi era interdetto il tramischiare
99 II, 2 | preziosità de' pensieri, pur era canna per la vacuità delle
100 II, 2 | Troia; e 'l recitar suo era tutto in silenzio, solo
101 II, 2 | confacevole a un gigante. Era quivi infra la scena riposto
102 II, 3 | rispose all'importuno, com'era degno della dimanda: "Io
103 II, 3 | la forza de' Siracusani era indarno; e sarebbe invecchiata
104 II, 3 | e morta ivi medesimo dov'era nata, se non che Archimede,
105 II, 3 | prodigioso atleta Milone era stringersi in pugno un pomo,
106 II, 3 | valente maestro ch'egli era. Vides, dice egli, quod
107 II, 3 | moglie? Nol poteva Iddio? Non era atto di maggior pietà il
108 II, 4 | variamente illustrandola, com'era proprio del suo ammirabile
109 II, 4 | avventurosissimo, ch'egli era un argomento a non pochi
110 II, 4 | sontuosità delle fabriche era tutta miracoli, il maggior
111 II, 4 | disadorna conchiglia, se non v'era una mano rapace che, stendendosi
112 II, 4 | Arabia Felice dove egli era re – dice il Crisostomo –
113 II, 5 | mucchio di tuguri pastorecci, era tutta alla rustica: e alla
114 II, 6 | insensato animale ch'egli era: non avendo sino a quel
115 II, 6 | rischio, lepore magistro, com'era usato di dire; e 'l disse
116 II, 6 | miracolo dell'arte, in che era eccellente, di giucare a
117 II, 6 | non fosse, pur sol questo era molto; ma fu nulla, al vincer
118 II, 7 | exeuntabus verbis? Dunque, non era un far da pazzo quell'andar
119 II, 7 | più che questa, essa sola era tutto il suo patrimonio,
120 II, 7 | una gran provincia appena era bastevole a pasturare, come
121 II, 7 | que' medesimi cari vezzi ch'era solito a quella sua unica
122 II, 7 | diletto oltre misura maggiore era di lui medesimo: e ciò non
123 II, 7 | antichi, a' quali ancor non si era scoperto quel che poscia
124 II, 7 | provar gli effetti disse ch'era un metterci alle sue poppe
125 II, 7 | nostre miserie. Allora egli era al vederle sì occhiuto che
126 II, 7 | avvenuto fra loro mentre quegli era privato, e talora dicendogli: "
127 II, 7 | la terra quanto allora n'era capevole; ora l'ha il cielo,
128 II, 7 | patimenti e morte, immensa era la ricompensa che ne attendeva,
129 II, 7 | adiutorium mihi. Né sì presto era il messo all'andare come
130 II, 7 | acute schegge di sassi. Era costui nella strada de'
131 II, 8 | superbo ingegno ch'egli era volesse anzi esser maestro
132 II, 9 | per fin l'anello, tutto era lavoro delle sue mani. Ma
133 II, 9 | solamente avvertire quel ch'era uso anco in Palestina sì
134 II, 9 | filosofi del suo tempo, era stravolta. Poscia anco il
135 II, 9 | che facean tenda a quant'era ampio il cortile, tutte
136 II, 9 | nell'Arca del santuario, ch'era la parte ivi più dentro,
137 II, 9 | anzi, come allora tutto era misterio, insegnarci che
138 II, 9 | secoli della Chiesa, quando era quasi un medesimo esser
139 II, 10| rimanersene. E in che altra guisa era più confacevole al dovere
140 II, 10| adoperavano da valenti, sì pazzo era il correre che qua e là
141 II, 10| al folleggiar di costoro era quel de' filosofi che Lattanzio
142 II, 10| lavorava a sue mani, ed era la più grassa, la più fertile
143 II, 10| astio, oltre che quello era un continuo rimprovero della
144 II, 10| grandissimi, ma poveri campi, non era né di pasta migliore, né
145 II, 10| bisognava, ché la causa era capitale, gli accusatori
146 II, 10| conosce che il tacere di colui era mistero, mentre altri intanto,
147 II, 10| e 'l suo variare tutto era artificio, facendo altri,
148 II, 10| mirabilmente intrecciate era quello in apparenza vano
149 II, 12| portarselo i venti – ed era il succedersi e 'l mancar
150 II, 12| ritrovatori de' geroglifici, ch'era il loro scrivere in cifera,
151 II, 13| cristallo. Quella di ferro era piena d'una purissima quinta
152 II, 13| buon bevitore come poeta, era cispo degli occhi e continuo
153 II, 13| che lo strumento che prima era mutolo parli nel suo linguaggio,
154 II, 14| credeva di suo figliuolo, ed era d'un infelice capretto svenatogli
155 II, 14| principe? A Giacobbe egli era morto, e Giacobbe morto
156 II, 14| Giacobbe morto in lui, ch'era il suo cuore: senza il quale,
157 II, 14| tempio, d'un re che tutto era in manto d'oro, spogliato
158 II, 14| medesima sepellita. Tal era il dire de' profeti in ispirito:
159 II, 15| Quanto negli anni addietro era intervenuto al giovane,
160 II, 15| più antichi; e miracolo era, se il miracolo del predire
161 II, 15| Luna quel che veramente era di lui. Così è, dice egli:
162 II, 16| scongiurar Giove, per quanto gli era in pregio l'onore della
163 II, 16| usavano, mostra ch'egli era, non che accidentale, ma
164 II, 16| di costumi. Così ateista era Bione filosofo, ma sol per
165 II, 16| chiamato a curare un ch'era stolto niente meno che storpio,
166 II, 16| gittar la fatica ove non n'era bisogno: percioché, quanto
167 II, 16| dislogarsi che fece, o egli era dove era, o dove non era;
168 II, 16| che fece, o egli era dove era, o dove non era; e qual
169 II, 16| era dove era, o dove non era; e qual delle due si fosse,
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