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Daniello Bartoli
La ricreazione del Savio

IntraText - Concordanze

era

    Libro,  Capo
1 I, 1 | la cui filosofia a chi n'era assetato dava bere le acque 2 I, 1 | Deucalione e padre, Zenone, era maraviglia veder come ne' 3 I, 1 | ricrearsi d'un re guerriero era quanto far si poteva guerresco: 4 I, 1 | udite come un d'essi, che n'era vaghissimo, ben s'appose 5 I, 1 | di dove senza partirsene era uscito. O dunque" conchiude 6 I, 1 | de' Platonici, la quale era in architettura di stile 7 I, 2 | Ravvisolle, come intendente che n'era, e tutto in espressione 8 I, 2 | sì splendidamente e com'era degno di tal ospite vi fu 9 I, 2 | piangere non l'altrui, com'egli era uso di fare, ma la sua propria 10 I, 3 | argomento, cioè a dire: dov'era Iddio prima che vi fosse 11 I, 3 | Signore, se fuor di lui non v'era chi egli signoreggiasse, 12 I, 3 | rintracciare in essa quel che Iddio era o faceva. Fosserelle d'un 13 I, 3 | nel suo medesimo ordinarsi era fatto. David, il nostro 14 I, 3 | le parrebbono.~ ~Ma egli era un mondo da ciechi, tutto 15 I, 3 | senza vigore, e 'l mondo era un teatro di statue piantate 16 I, 3 | vedeva il bello, né l'utile era universale: standosi le 17 I, 3 | ugualissimo globo ch'ella era disuguagliandosi ad arte, 18 I, 4 | tenebre de' sepolcri dov'era uso di chiudersi a studiare, 19 I, 4 | sovvenire quel che tanto era in bocca a Diogene allora 20 I, 4 | Ennio: peroché anch'egli era un de' possibili; e come 21 I, 4 | possibili; e come non l'era se l'era in fatto? Posto 22 I, 4 | possibili; e come non l'era se l'era in fatto? Posto ciò come 23 I, 4 | traditur) nella cui pietra, ch'era un pezzolin d'agata, si 24 I, 4 | provenisse quell'opera che tutta era fattura del caso. Poi, tuttavia 25 I, 4 | ordinata, ché anch'ella era una delle comprese nel numero 26 I, 4 | quegli da cui ella provenne era artefice, in sapere e in 27 I, 4 | che ne dovean formare; ed era un particolar membro, o 28 I, 5 | feminile, e tal vestita qual era d'animo e d'ingegno maschile, 29 I, 5 | venir d'Arcadia, d'ond'ella era natia, fino ad Atene in 30 I, 5 | confessare quel che non v'era altra via da neanche farglielo 31 I, 5 | Greco, finalmente, non v'era altro che diversità di parti 32 I, 5 | della cui scuola il Tirio era filosofo. Ed io nel grande 33 I, 6 | il Giove de' loro Iddii, era una statua gigantesca, tutta 34 I, 6 | mondo, lor principale iddio, era quale appunto S. Agostino 35 I, 7 | dimostravano già più non v'era chi o ne dubitasse o ne 36 I, 7 | scoltura uno che mai non n'era stato discepolo: e fu allora 37 I, 8 | tutta innocente ch'ella era, poco men che tutta nocevole? 38 I, 8 | dibattersi co' tremuoti, o era infedele a rendere tal volta 39 I, 8 | male. Ma se questo nocevole era Dio, come non è cosa da 40 I, 8 | il vento in mare. S'egli era desto e veggente, montassero 41 I, 8 | strana legge de' Persiani: ed era che, morto il re, si vivesse 42 I, 8 | bocca all'ardire, nulla v'era che non si ardisse; e il 43 I, 8 | proprio costo il danno ch'era mancarne: ché a questo sol 44 I, 8 | adottò in figliuolo. Ella era, o dal tempo o da qual si 45 I, 9 | opera, allora che non ve n'era esempio, avuta per sì malagevole 46 I, 9 | giudicio e sapere che non era fuor che nel Brunelleschi, 47 I, 9 | odasi il Filosofo, a cui non era bisogno d'infonder l'anima 48 I, 10| olimpici, quel gran teatro dov'era accolto il fiore di tutta 49 I, 10| allegrezza, altrimenti quello era l'ultimo di sua vita; 50 I, 10| beato non può morire: e l'era egli tanto in quell'ora, 51 I, 11| sopra più di quel che ci era bisogno, nondimeno elle 52 I, 11| per impeto di furore. Tal era il soldato di Teone, per 53 I, 11| excitare. Ma più altamente, com'era degno di lui, il divin Agostino: " 54 I, 11| di su la spiaggia, che n'era piena, ciascuno d'essi, 55 I, 11| ora i giudici se quello era lavoro da uomo a cui per 56 I, 11| patria; la qual per ciò era aperta e senza muro. Così 57 I, 11| fertilissima, dove al suo tempo ell'era tanto infeconda, una è il 58 I, 11| tramischiando favole al vero, com'era uso, né tutto istorico, 59 I, 12| mette nel Rodano. Ma indarno era il cercarvela, poi che il 60 I, 12| lodata da Temistio, la qual era non quidem speciosa, sed 61 I, 12| che la nerezza del bambino era peccato originale contratto 62 I, 12| alcun animale, perch'egli era e sozzissimo di fattezze 63 I, 12| paradiso? Che necessità v'era al viver mio che sì gran 64 I, 12| ciò che sol gli rimaneva era starsi doppiamente guardingo, 65 I, 13| rimane per quel che prima era, se nel comporlo che fece 66 I, 13| d'un egregio maestro. Ciò era un Fetonte, in carro a quattro 67 I, 13| vide. Una gran maraviglia era quella piccola opera: ma 68 I, 13| che fatto, di monaco ch'era, fuggitivo e poi schiavo, 69 I, 13| fatica presente. Ma non era punto meno il fervore, nelle 70 I, 13| fatica dove il beneficio era commune. Altre, senza usar 71 I, 13| Tutta la lor vittovaglia era distesa per rasciugarsi 72 I, 14| e dove più folta e varia era la turba degli uomini, andava 73 I, 14| originale, se altrimenti non gli era permesso, con effigiarselo 74 I, 14| che in un diserto, non v'era chi, non che fermarsi a 75 I, 14| egli, perché, come Roma era la patria commune e delle 76 I, 14| menavano un fracasso che n'era lo spavento commune niente 77 I, 14| già tempo che la porpora era interdetto usarla in Italia 78 I, 14| lezzo che mena, continuo era il litigare che sopra ciò 79 I, 14| Fermossi: e bello – dice – era vederli rizzarsi in su i 80 I, 14| come da abbandonato: ch'era la confession d'esser vinto; 81 I, 15| quell'informe sasso ch'ella era prima di lavorarsi; anzi, 82 I, 15| per la cui ignoranza ella era un mostro, con cento volte 83 I, 15| contentato Plinio, il quale era uomo di professione istorico; 84 I, 15| logorarsi, continuo anche era il bisogno di ripararne 85 I, 15| da' seicento piedi, quanto era in lunghezza lo stadio olimpico 86 I, 15| dell'aria e ne fa preda. Era egli poi dicevole che noi 87 I, 16| sentire, né dorme se non chi era vegghiante. Per ciò quella 88 I, 16| metallo con cui in mano era usato di prendere un leggier 89 I, 16| raccozzarsene e confarsi.~ ~M'era venuto in pensiero d'assomigliarlo 90 I, 16| benigno co' sudditi. Meglio era, cenando egli, raccordargli 91 I, 16| mentre per la metà della vita era più simile a bestia che 92 I, 16| nella memoria, indubitato era che desto e caldo non potrei 93 I, 16| il comporre e il recitare era tutt'uno, e ciò in me si 94 I, 16| nol posso dire: ch'io pure era quel desso che in me a me 95 II, 1 | vivere un secolo chi non era degno di nascere; se prosperar 96 II, 2 | unire in un solo quel ch'era ripartito in due, cioè il 97 II, 2 | parendo lor fare, se, com'era in uso a gli antichi, gli 98 II, 2 | concedesse, da severissime leggi era interdetto il tramischiare 99 II, 2 | preziosità de' pensieri, pur era canna per la vacuità delle 100 II, 2 | Troia; e 'l recitar suo era tutto in silenzio, solo 101 II, 2 | confacevole a un gigante. Era quivi infra la scena riposto 102 II, 3 | rispose all'importuno, com'era degno della dimanda: "Io 103 II, 3 | la forza de' Siracusani era indarno; e sarebbe invecchiata 104 II, 3 | e morta ivi medesimo dov'era nata, se non che Archimede, 105 II, 3 | prodigioso atleta Milone era stringersi in pugno un pomo, 106 II, 3 | valente maestro ch'egli era. Vides, dice egli, quod 107 II, 3 | moglie? Nol poteva Iddio? Non era atto di maggior pietà il 108 II, 4 | variamente illustrandola, com'era proprio del suo ammirabile 109 II, 4 | avventurosissimo, ch'egli era un argomento a non pochi 110 II, 4 | sontuosità delle fabriche era tutta miracoli, il maggior 111 II, 4 | disadorna conchiglia, se non v'era una mano rapace che, stendendosi 112 II, 4 | Arabia Felice dove egli era re – dice il Crisostomo – 113 II, 5 | mucchio di tuguri pastorecci, era tutta alla rustica: e alla 114 II, 6 | insensato animale ch'egli era: non avendo sino a quel 115 II, 6 | rischio, lepore magistro, com'era usato di dire; e 'l disse 116 II, 6 | miracolo dell'arte, in che era eccellente, di giucare a 117 II, 6 | non fosse, pur sol questo era molto; ma fu nulla, al vincer 118 II, 7 | exeuntabus verbis? Dunque, non era un far da pazzo quell'andar 119 II, 7 | più che questa, essa sola era tutto il suo patrimonio, 120 II, 7 | una gran provincia appena era bastevole a pasturare, come 121 II, 7 | que' medesimi cari vezzi ch'era solito a quella sua unica 122 II, 7 | diletto oltre misura maggiore era di lui medesimo: e ciò non 123 II, 7 | antichi, a' quali ancor non si era scoperto quel che poscia 124 II, 7 | provar gli effetti disse ch'era un metterci alle sue poppe 125 II, 7 | nostre miserie. Allora egli era al vederle sì occhiuto che 126 II, 7 | avvenuto fra loro mentre quegli era privato, e talora dicendogli: " 127 II, 7 | la terra quanto allora n'era capevole; ora l'ha il cielo, 128 II, 7 | patimenti e morte, immensa era la ricompensa che ne attendeva, 129 II, 7 | adiutorium mihi. Né sì presto era il messo all'andare come 130 II, 7 | acute schegge di sassi. Era costui nella strada de' 131 II, 8 | superbo ingegno ch'egli era volesse anzi esser maestro 132 II, 9 | per fin l'anello, tutto era lavoro delle sue mani. Ma 133 II, 9 | solamente avvertire quel ch'era uso anco in Palestina sì 134 II, 9 | filosofi del suo tempo, era stravolta. Poscia anco il 135 II, 9 | che facean tenda a quant'era ampio il cortile, tutte 136 II, 9 | nell'Arca del santuario, ch'era la parte ivi più dentro, 137 II, 9 | anzi, come allora tutto era misterio, insegnarci che 138 II, 9 | secoli della Chiesa, quando era quasi un medesimo esser 139 II, 10| rimanersene. E in che altra guisa era più confacevole al dovere 140 II, 10| adoperavano da valenti, sì pazzo era il correre che qua e 141 II, 10| al folleggiar di costoro era quel de' filosofi che Lattanzio 142 II, 10| lavorava a sue mani, ed era la più grassa, la più fertile 143 II, 10| astio, oltre che quello era un continuo rimprovero della 144 II, 10| grandissimi, ma poveri campi, non era né di pasta migliore, né 145 II, 10| bisognava, ché la causa era capitale, gli accusatori 146 II, 10| conosce che il tacere di colui era mistero, mentre altri intanto, 147 II, 10| e 'l suo variare tutto era artificio, facendo altri, 148 II, 10| mirabilmente intrecciate era quello in apparenza vano 149 II, 12| portarselo i venti – ed era il succedersi e 'l mancar 150 II, 12| ritrovatori de' geroglifici, ch'era il loro scrivere in cifera, 151 II, 13| cristallo. Quella di ferro era piena d'una purissima quinta 152 II, 13| buon bevitore come poeta, era cispo degli occhi e continuo 153 II, 13| che lo strumento che prima era mutolo parli nel suo linguaggio, 154 II, 14| credeva di suo figliuolo, ed era d'un infelice capretto svenatogli 155 II, 14| principe? A Giacobbe egli era morto, e Giacobbe morto 156 II, 14| Giacobbe morto in lui, ch'era il suo cuore: senza il quale, 157 II, 14| tempio, d'un re che tutto era in manto d'oro, spogliato 158 II, 14| medesima sepellita. Tal era il dire de' profeti in ispirito: 159 II, 15| Quanto negli anni addietro era intervenuto al giovane, 160 II, 15| più antichi; e miracolo era, se il miracolo del predire 161 II, 15| Luna quel che veramente era di lui. Così è, dice egli: 162 II, 16| scongiurar Giove, per quanto gli era in pregio l'onore della 163 II, 16| usavano, mostra ch'egli era, non che accidentale, ma 164 II, 16| di costumi. Così ateista era Bione filosofo, ma sol per 165 II, 16| chiamato a curare un ch'era stolto niente meno che storpio, 166 II, 16| gittar la fatica ove non n'era bisogno: percioché, quanto 167 II, 16| dislogarsi che fece, o egli era dove era, o dove non era; 168 II, 16| che fece, o egli era dove era, o dove non era; e qual 169 II, 16| era dove era, o dove non era; e qual delle due si fosse,


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