1460-agend | agent-appre | appro-avvic | avvil-celeb | celer-conco | concu-covin | cozza-diffe | diffi-domiz | domo-facen | facer-frena | freni-ibo | icaro-infle | influ-istam | istan-manca | manch-mulie | multi-ordin | ordis-pesca | pesce-prezi | prezz-rapid | rapie-rigua | rilas-sanct | sane-serie | serio-speco | spect-suppo | suppu-trasf | trasl-vento | ventu-zufol
Libro, Capo
3014 I, 11| perché scosse dal vento, cozzandosi, facessero una cotale armonia
3015 I, 4 | non si scontrano e non si cozzano insieme, massimamente que'
3016 II, 15| non avea, quando gli fu cozzata e infranta al solaio e al
3017 I, 9 | nella volta del cielo o si cozzino con le stelle?~ ~Io qui
3018 I, 12| agri, quod hodie est et cras in clibanum mittitur, Deus
3019 I, 3 | sermoneil mondo,~ ~rerumque creans per nomina formas,~cum fierent
3020 II, 10| che sia in loro; né altro crear di niente o ridurre in niente
3021 I, 3 | iussit, et factum est; terram creari statuit, et creata est.
3022 I, 9 | Profeta, fin da che furon create, Luxerunt ei cum iucunditate
3023 II, 3 | il creò? O perché anzi, creatolo, nol sostenne e raffermollo
3024 I, 8 | Manichei, che insegnarono due Creatori esser concorsi all'intera
3025 I, 2 | mentre coll'essere vestigia Creatoris, per haec, quae ab ipso
3026 I, 3 | ragionando loro della virtù creatrice di Dio: "Ditemi: a scegliere
3027 I, 1 | Eurusque Notusque ruunt creberque procellis~Africus et vastos
3028 II, 4 | frondescere, prata florere. Et cum crebris, imo continuis exacerbetur
3029 II, 2 | multiplici ministerio non pollui credamus dubitemusque? Pure, altri
3030 II, 4 | plures Dominum idcirco non credant, quia seculo iratum tandiu
3031 I, 1 | di maraviglia, il savio (credasi al grande Agostino che ne
3032 I, 10| Da quel punto egli non credé potersi morir d'eccessiva
3033 II, 14| imaginasse quella da cui il credea divorato, orso o lione,
3034 I, 10| favellarne in maniera che, credendosi quel che suonano le sue
3035 II, 3 | dixerit Archimedes, illi credendum est. Or chieggo io se tanta,
3036 II, 7 | quelle degli Epicurei, non credenti esservi altra beatitudine
3037 II, 16| si logori e sconcerti? O crederai bisognarvi la mente d'un
3038 I, 4 | una tal dipintura vedesse, crederebbela egli opera d'un cieco nato,
3039 II, 15| incrementis, ut esse Lunae crederent, quod erat diabolici criminis
3040 II, 1 | cortesia anzi che debito il crederle: tutto ciò, dico, onde altro
3041 II, 16| contendere e non indursi a crederli, se non gli si pruovano
3042 I, 9 | etc. Ed io credo che si credesse averne trovato il segreto
3043 I, 12| avessi in pensiero, o mi credessi possibile, il divisarle
3044 I, 15| darceli, a fin che non ci credessimo esser non altro che animali.
3045 I, 16| io non so quali: non le credeste già d'allocchi o gufi o
3046 II, 8 | e mortale, che, dove ci credevamo salir sopra i cieli e pareggiarci
3047 II, 2 | intelligi non potest et potest credi; dum intelligentiam et fidem
3048 II, 10| uman vivere conveniente, credia noi che non glie ne parrà
3049 I, 8 | e né pur rammentandolo crediam la natura, di cui mai non
3050 II, 3 | chieggo io se tanta, o no, crediamo essere in Dio la sapienza,
3051 I, 16| provati, sono il doppio meno credibili che i conseguenti che ne
3052 II, 15| sant'Agostino – non immerito creditur, cum astrologi mirabiliter
3053 II, 16| Non video, inquit; quid crediturus sum? Anima enim tua videtur,
3054 II, 15| ipsorum, qui eos consulunt, credulitate ducente, perveniunt callide
3055 II, 15| intesa, tanto meno esser creduta, sì deboli e da per sé rovinosi
3056 II, 15| apparivano. {D}e' fulmini creduti annunzi de' consigli di
3057 II, 14| in un branco di cani, che credutili alcun sozzo animale gli
3058 I, 14| percotendosi, non gitti peli e crepacci, è di più pezzi d'ossa composto.
3059 I, 14| minatur antequam surgat: crepant aedificia antequam corruant,
3060 II, 7 | deriva quanto a sustentare il crescente portato abbisogna. Il rimanente
3061 I, 16| ripartirlo, e nutrirci e crescerci, tenendo continuamente in
3062 II, 7 | ond'è infinitamente beato, crescerebbegli nel continuo usar che fa
3063 II, 7 | in alcun modo possibile crescergli internamente il gaudio ond'
3064 I, 14| tormentato il dolore, glie ne cresceva in volto l'espression dell'
3065 I, 1 | il dare un tal misurato crescimento all'acque del Nilo, che
3066 II, 4 | medesimo onde i reprobi a sé crescon demerito e pena? Quindi
3067 I, 12| Considerate lilia agri quomodo crescunt. Non laborant neque nent.
3068 II, 10| acconcio il fatto di Gaio Furio Cresimo, raccordato nelle antiche
3069 I, 11| o di pennacchini o d'una cresta che serpeggia intorno, van
3070 II, 7 | sì dimestica agnelletta! Creverat apud eum cum filiis eius
3071 I, 3 | invenzione e magistero, cribrat aquas de nubibus caelorum.
3072 II, 13| Appunto il diceste; udite che: criminalisti, fiscali, tormentatori,
3073 II, 15| crederent, quod erat diabolici criminis et furoris. La quale, se
3074 I, 10| due vere isole, Argira e Crise, quella tutta argento e
3075 I, 4 | quella insuperabil ragion di Crisippo (parla il medesimo Cicerone)
3076 I, 4 | occhio l'umore acqueo, il cristallino, il vitreo, tutti tre trasparenti,
3077 II, 10| della fede in quanto son cristiani, risovvien loro dell'esservi
3078 II, 16| Prodico, Evemero, Bione, Crizia, Protagora, Epicuro, e quanta
3079 II, 14| gli avvenne fino al morir crocefisso, non so se dicano decretato.
3080 II, 11| presasi la gran barba e crollando il capo, intuona alle indarno
3081 II, 3 | antivedeva infallibile che Adamo, crollandolo Eva, non si terrebbe saldo
3082 II, 2 | scocca saette; e lance che crollate lampeggiano. Ch'egli è gigante:
3083 II, 4 | gioventù precipitosa nol crolli, il fiato del basilisco
3084 II, 10| passar d'un allegro in un cromatico flebile e pien di durezze,
3085 II, 11| Atropo le future, e 'l Tempo cronista del mondo tien loro inanzi
3086 II, 16| quel che Erofilo a Diodoro Crono? Costui, fosse ostinazione
3087 II, 11| presa di mano all'istoria la cronologia (ch'è quella fedel lucerna,
3088 I, 7 | che dico io penetrare una crosta di terra, alla fine solubile
3089 I, 15| misura de' corpi a chi dure croste e nicchi e scogli sassosi,
3090 I, 11| rustiche e le gentili. Altre crostute e scagliose, che sembrano
3091 I, 15| grossi cuoi scagliosi e crostuti si spogliano, né quegli
3092 II, 9 | nihil possidens praeter Crucem, come disse il Nazianzeno.
3093 II, 14| pestiferae curiositatis, cruciantis sollicitudinis, manifestae
3094 I, 15| esser gagliardi. Quindi la cruda legge degli Ateniesi, che
3095 II, 4 | pietà da nemico doppiamente crudele: serbandola ut ipse diabolus
3096 I, 4 | destro in gittar per mezzo la cruna d'un ago ad uno ad uno gran
3097 I, 13| adnexuit, praelongavit pedum crura, disposuit ieiunam caveam
3098 II, 13| anno, e gentilmente con un cucchiaio astrologico prendono ciò
3099 I, 14| i notomisti le chiamano, cuciture, con che si commettono?
3100 I, 10| caenam quod eo die nihil cuiquam praestitisset, memorabilem
3101 I, 13| parvo tam magnum eminet, ut cuivis fulgori perstringenti oculos,
3102 I, 13| tot sensus collocavit in culice? Et sunt alia dictu minora:
3103 I, 13| genuinos. Sed et perforant culices, ne in tenebris quidem aurium
3104 I, 13| bombycis stamina, ed anco, culicis tubam et lanceam. Ma non
3105 I, 3 | Maximus est populus, summo qui culmine fertur.~ ~In tanto la natura
3106 II, 4 | enim urbium audeat tuis culminibus contendere, quando nec ima
3107 II, 11| hominumque ruinas: saepe domi culpa est: nescimus credere caelo.
3108 I, 15| sacerdoti, se venerazione e culto, tutto è debito alla mano,
3109 I, 3 | suggessit. Et si arata sine cultore esse non poterat (nondum
3110 II, 3 | infinito e incomprensibile cumulo d'ogni perfezione, d'ogni
3111 II, 5 | igitur (mundi idea) quid cuncti, quid singuli nationum omnium
3112 I, 5 | lievitar qua giù quello che il cuocerlo e stagionarlo è ufficio
3113 II, 7 | Epaminonda la liberazione d'un cuoco, sostenuto, per non so qual
3114 I, 13| occhi; fiutano senza narici; cuocono, e digestito ripartono il
3115 I, 15| artigli e zanne, o de' grossi cuoi scagliosi e crostuti si
3116 I, 15| giubbe de' lioni o 'l duro cuoio degli elefanti o la pelle
3117 I, 2 | velo delle creature che il cuoprono e tutto insieme il rivelano.~ ~
3118 I, 10| nelle selve e dentro le più cupe caverne de' monti gli orsi,
3119 II, 5 | quam vastam, quam celebrem cuperet, fictor arbitrarius variabat.~ ~
3120 II, 10| brame della non mai sazia cupidità maggiormente appetiscono:
3121 II, 7 | bonus, non propter praemii cupiditatem, ideo passus est, quia benefacere
3122 I, 11| alquanto, e sembra che portino cupolette e capannucci l'un sopra
3123 I, 3 | fronduerunt. Hinc pinus, hinc cupressus in alta se extulerunt cacumina,
3124 II, 7 | si offerse: Ego veniam et curabo eum: ora dalla suggezione
3125 I, 13| mia instabilità, non ne curai le lagrime, né mi rendei
3126 II, 3 | è a un medico, il quale, curandolo infermo, gli ordinò un non
3127 I, 11| sotto a' piedi e, nulla curandone, le calpestiamo. Tertulliano
3128 II, 16| questi, come chiamato a curare un ch'era stolto niente
3129 I, 4 | gran prezzo Ippocrate a curarlo; e questi venne ben fornito
3130 II, 11| assiduas complexi secula curas:~nascendi quae cuique dies,
3131 II, 10| ragioni de' meritevoli non curati, le dimande de' supplichevoli
3132 I, 1 | Academia, né Peripato che alla curazion de' costumi e al buon temperamento
3133 II, 7 | conoscente del vero: quella curazione esser dono da lui fattole
3134 II, 6 | luogo avesse tutto niun si curerebbe degli altri; e che certe
3135 II, 4 | degnar sì basso che nulla curi il governamento degli uomini,
3136 II, 15| senatu ac splendidissima curia opinantur scelera facienda
3137 II, 5 | egli in quella sterile e curiosa veduta dell'andar che fanno
3138 I, 14| più vaghe in sé, delle più curiose per la cagione e per gli
3139 I, 13| praesumpserit? Dic mihi; inspector curiosissime, oculos habent ad videndum?
3140 I, 11| esposta a un gran popolo curiosissimo di vederla, che da un pieno
3141 II, 14| omnia plena sunt pestiferae curiositatis, cruciantis sollicitudinis,
3142 I, 1 | indifferentemente nasciamo: Curiosum nobis natura ingenium dedit
3143 II, 3 | ragione di quel che fai. Or io curo forse come una rozza pecoraia
3144 II, 16| tenne in ispasimo che gli curò prima il cervello, e poi
3145 II, 10| succedentibus sonis pulcherrime currat ac transeat, quanto magis
3146 I, 13| corpusculum ducat, quid currentis pedes in numerum moveat,
3147 I, 8 | Agostino: utrumque simul currit in isto quasi fluvio et
3148 II, 15| tunc videri: aptans Lunae cursibus hominis passiones. Vexabat
3149 II, 11| quale, animadverso stellarum cursu, qui tunc erat, atque earum
3150 I, 9 | inscriptam cum intuitum fuerit, curvatis fluctibus, termini positorem
3151 II, 8 | Faraone, cespugliose, granite, curve sì come non reggenti al
3152 I, 9 | arco più o men piccolo e curvo. La quale apparenza, mostrandosi
3153 I, 15| divisate maniere ci servono? Custodi delle nostre case e da fidarsene
3154 I, 1 | conservent praeceptorumque eius custodiant, irremissa lege, famulatum.
3155 I, 9 | complecti conantur, re vera cyatho mare metiuntur? e soggiunge:
3156 I, 12| pulchritudo?) quemadmodum tibi non dabit, quod utique necesse est,
3157 II, 7 | istum et nutri mihi: ego dabo tibi mercedem tuam. Or si
3158 II, 1 | tesori, la felicità sul dado del piombo veduto da Zaccheria
3159 I, 13| memorie di Corinto, Pausania: Daedali quidem opera rudia sunt
3160 II, 15| aut caelestis elementi, Daemon, quod suae artis fuerat,
3161 I, 12| fonte: far udir parlare una Dafne nelle favole, dove ho nelle
3162 | dai
3163 II, 7 | fatto ricogliere per una sua damigella e, piaciutole, dato ad allattare
3164 II, 3 | alcuna cosa della natura. Dammi ragione di quel che fai.
3165 I, 6 | admirationis corrigendo accepta damna, quam victoria adversarii
3166 I, 12| sol per ciò diviene una Danae, per cui possedere si versano
3167 I, 9 | che comandarlo, e furono: dandoci, come disse il B. Ennodio,
3168 II, 4 | prominenza, fin de' capegli, e dandole quelle botte più o men risentite
3169 I, 14| d'una medesima passione, dandone a ciascuno il suo giusto
3170 I, 12| vi ho fatto loro uditori, dandovi a sentire quel che così
3171 I, 16| Nabucodonosor ed essi Giuseppi e Danielli, professan d'intenderne
3172 I, 4 | Democrito incredibile e dannata eziandio dal semplice giudicio
3173 I, 11| ché ciò avvien sol ne' dannati. Quanti, come il Socrate
3174 II, 3 | deprimano i presciti alla dannazione? Traggansi dall'archivio
3175 II, 13| natura, cui ogni eccesso danneggia, malefichi, se avverrà che
3176 II, 10| il quanto, né più né men, danneggiare. E che altro vuol dire quel
3177 II, 14| Ma qual maraviglia che sì dannosi riescano gli astrolaghi
3178 II, 15| tantum aut alterius rei signa dant, sed saepe longum fatorum
3179 II, 11| poeta filosofo e teologo, Dante, avvegnaché non dalla virtù
3180 I, 15| sapienza di Dio, che in darcela, e sì fattamente organizzata
3181 I, 15| savio consiglio fu il non darceli, a fin che non ci credessimo
3182 I, 10| tutto il riceve da Dio, per darcelo come suo Gran Limosiniere:
3183 II, 11| se ciò fosse, non se ne darebbe in noi per acquisto d'ingegno,
3184 I, 12| affetto in lui, rinvenisse! Darebbegli come esprimerlo chi per
3185 I, 4 | hinnitum, dum canit ille, daret.~ ~E tale appunto ci sia
3186 I, 1 | gioverebbe a un suo figliuolo il darglielo ad ammaestrare nella filosofia: "
3187 II, 7 | impiccolisce e scema col darlo. Finalmente v'è a tutto
3188 I, 9 | l'animo si conviene, vo' darne l'una metà al salire, come
3189 II, 8 | avversari, e struggeransi in darno, fantasticando, a rinvenire
3190 I, 14| considerarono: e piacenti darvelo a vedere a un tal lume che,
3191 II, 11| l'anime, e in comparire dassi loro a vedere l'universal
3192 II, 10| poste le parole in bocca e datacene scrittura autentica di suo
3193 I, 12| dimostrano esser cosa celeste, dataci per un saggio dell'eterne
3194 I, 12| nipote, quell'altra che, datasi adultera ad un etiopo, ne
3195 II, 16| non isvariando dal vero. E datevi pure – dice Plutarco – a
3196 II, 11| che è, tutto è per noi e datoci, non men che ad usarne il
3197 II, 8 | sta il misterioso nome, datogli da Plotino, d'orizzonte,
3198 I, 10| altrui beato veggendolo, e dator del lume senza cui vano
3199 I, 6 | partibus, et iussam seriem datus ordo fatetur.~Tu dociles
3200 I, 13| qual pregio onde ammirar si debbano è avere, quell'enormi bestiacce,
3201 II, 9 | beatitudine a sperarla. Or io non debbo ommettere di mostrar vero
3202 I, 11| magis quam magnitudo rerum debeat ad exquirendas causas excitare.
3203 I, 9 | l'invia. Nec mirum videri debet – dice Filone – ascendente
3204 I, 15| vero agere possent, e 'l debilitare un padre il figliuolo a
3205 I, 9 | misurarlo e intendere se debitamente atteggia, se muove o posa
3206 II, 2 | paga di giustizia, e non è debitore; e ama senza commuoversi,
3207 II, 4 | mai infelicità più beate, debolezze più forti, abbassamenti
3208 I, 16| fortezze inespugnabili a' debolissimi nostri ingegni; tal che,
3209 I, 7 | colori e distingua, quel debolissimo e tenero diventi una salda
3210 II, 16| moves, cum mittere vocem~debueras vel marmoreus vel aeneus?~ ~
3211 I, 3 | Dei in Scriptura divina debuit inchoare, nisi a lumine?
3212 II, 10| tribuat, ut illud quod canitur decedentibus ac succedentibus sonis pulcherrime
3213 II, 11| donnescamente vago, almeno decentemente bello. Giove gli sta di
3214 I, 9 | occhi il veggono, choreas decentissimas faciunt, qua e là vagabonde,
3215 I, 12| et velocissime pereuntia, decentissimos formarum suarum numeros
3216 II, 5 | censemus, dice egli, Deoque tum decentius, tum magis consentaneum,
3217 II, 15| decrevisset, genere humano decernente, fuerat evertenda.~ ~Conchiudo
3218 II, 15| opinantur scelera facienda decerni: qualia si aliqua terrena
3219 I, 8 | come? Si quis hunc florem decerpat et sua solvat in folia,
3220 I, 11| patitur, dum tangitur, dum decerpitur, dum deducitur, dum effingitur.
3221 I, 14| nec diversa tamen: qualem decet esse sororum.~ ~Or non è
3222 I, 14| dall'ottimo si diparte e dechina più o men verso il peggio
3223 II, 14| mirava (ché i o non mi fo a decider quistioni d'interpreti),
3224 I, 6 | accrescere la difficoltà, non a decidere la quistione! Tale appunto,
3225 I, 5 | contuleris. Nam commissura decipit usque adeo mira arte naturae,
3226 II, 4 | quella famosa e non mai decisa lite di preminenza ch'ella
3227 II, 14| minacce; non sarà egli ben deciso e, senza rimaner luogo ad
3228 I, 4 | contemplare, intelligere declarari horas arte, non casu: mundum
3229 I, 13| nascono astronome, e sanno il declinar del Sole e il volgere delle
3230 I, 13| exhibeas pabuli transmittendi, decoquendi, defaecandt; membra. Quid
3231 I, 12| quidem obsequitur; sed te decor iste quod optas~esse vetat,
3232 I, 6 | quomodo eas pariles, aequales decorasque fecit, nisi etiam legerimus
3233 I, 11| David: subsidio pariter, et decori.~ ~Con ciò avrete veduto
3234 I, 3 | dirò al disteso, ove il decorso dell'opera mi porterà a
3235 I, 12| nati, domani son vecchi decrepiti, il terzo giorno cadaveri;
3236 II, 11| in proprio linguaggio il decretar che fa il cielo la buona
3237 II, 12| è poco. Han canoni, per decretare chi riuscirà eretico, chi
3238 II, 14| propri figliuoli quel che ne decretaron le stelle e ne profetizza
3239 II, 14| buona o rea fortuna sia lor decretata in cielo, onde ne han dati
3240 II, 15| ordinem nuntiant, et quidem decretis evidentibus longeque clarioribus
3241 II, 15| si aliqua terrena civitas decrevisset, genere humano decernente,
3242 I, 7 | labentia, alia quae levi motu decutiantur aurarum? Non è egli degna
3243 I, 13| lavori dell'antichissimo Dedalo scrisse, nelle memorie di
3244 I, 1 | aspici, vide quem nobis locum dederit; e siegue lungo spazio a
3245 II, 2 | in uso a gli antichi, gli dedican le punte de' monti, cioè
3246 I, 8 | maravigliosamente dipinta e da Augusto dedicata nel tempio di Giulio Cesare
3247 I, 13| quattro cavalli d'essere con dedicazion solenne consecrati all'eternità
3248 I, 3 | totum illi Deum occupatum ac deditum, manu, sensu, opere, consilio,
3249 I, 11| tangitur, dum decerpitur, dum deducitur, dum effingitur. Datum est
3250 I, 8 | namque fecit, ut quod corpori deerat picturae potius deesse videretur.
3251 II, 5 | incircumscriptam substantiam nusquam deest? Così degnamente di Dio
3252 I, 13| transmittendi, decoquendi, defaecandt; membra. Quid ergo dicemus?
3253 I, 15| corporis propugnaculum, capitis defensatrix. Quae cum sit loco inferior;
3254 II, 15| dell'eclittica e del circolo deferente della Luna, che van col
3255 I, 1 | che disse sant'Agostino, definendo il miglior modo dell'insegnare:
3256 II, 2 | loro ingegni il misurarono, definendolo essere sol tanto e nulla
3257 II, 8 | produce: onde anche fu il definir, ch'egli fece, l'anima numero
3258 I, 4 | sapientiae animal, per così definirlo con Tertulliano. Sempre
3259 II, 2 | gran braccio che lievi e definisca il peso d'una sua parola,
3260 II, 12| avran pane da viver domani, definiscono quel che avverrà de' gran
3261 II, 15| Favorino, comprehensa neque definita neque percepta dicunt, sed
3262 I, 12| mille svariate maniere e non definite a numero: sì che qualche
3263 I, 4 | che siano sono in numero definito, verrà, quando che sia,
3264 II, 1 | della Luna da que' savi si definiva un forte accidente di maraviglia,
3265 I, 14| quaedam unicuique lineamenta deflexa: sic et similes universi
3266 I, 16| dicente gli spiriti de' defonti andar vagabondi per l'aria
3267 II, 2 | cui elle fanno specchio, deformissimo v'apparisce. Questi dunque,
3268 I, 14| ad imperadori poco prima defunti, si son presentati come
3269 I, 5 | vedere e, se il cielo la degnasse di tanto, darsi discepola
3270 I, 14| nobiltà di pensieri, appena degnassero d'ammirare i miracoli. Or
3271 II, 7 | anco de' porci, che nol degnavano della lor tavola, pascendo
3272 II, 7 | vile e a schifo, e né pur degnerà di mettere sopra noi i suoi
3273 I, 11| muovere né pur tanto che li degniamo d'un atto d'ammirazione
3274 II, 7 | sterilità chi da lui non degnò di ricevere l'abbondanza.~ ~
3275 I, 4 | excussis Annales Ennii, ut deinceps legi possint, effici; quod
3276 II, 10| quali già non se la fingono deità, né donna avente signoria
3277 I, 14| elegantia etiam hostes delectabant. Or vengo a' nostri corpi.
3278 I, 12| ille qui fecit omnia quae delectant?". Or questo è il confortare
3279 I, 11| lapidibus reperit natura in quo delectaret. Chi mai chiamò un Vetruvio
3280 I, 12| che dee far egli? Quis sic delectat ac ille qui fecit omnia
3281 II, 10| posse, quae si sentiremus, delectatione ineffabili mulceremur. Non
3282 I, 6 | opus qui tantum inspicit, delectatur pulchritudine operis et
3283 I, 3 | rivolto, dicit: Laudate, quia delectatus est in eo quod laudant,
3284 II, 7 | est, quia benefacere eum delectavit, non quia incrementum gloriae
3285 I, 8 | universum mundum uno nutu delere. L'artificio poi di questa
3286 II, 15| l'Ammone, il Trofonio, il Delfico, il Pithio, e gli altri
3287 I, 13| lioni, dell'aquile, de' delfini, di quanto gli è necessario
3288 I, 16| avverrà che qualche cortese delfino, veggendoci trasviati o
3289 II, 10| immediatamente da operazione umana deliberata e rea, non hanno il primo
3290 II, 4 | peroché non mettono in deliberazione il fatto, ma sforzano a
3291 I, 11| fra due corsi di spine delicatissime o fra due creste che alzano
3292 I, 12| doppio: velluto di pelo delicatissimo, folto e insensibile al
3293 I, 12| ipso animos invitavit etiam deliciis auxilia permiscens. Or questo
3294 I, 12| gli ha preparate non men deliciose che salutevoli medicine.
3295 I, 8 | afficiamur dolore, recordatione delicti, cuius causa factum est
3296 I, 14| statuaria che ci forma e delinea le fattezze, figurandone
3297 I, 14| bisogno, sarebbe l'andar qui delineando ad uno ad uno i diversi
3298 II, 2 | accosta al vero che ritrar Dio delineandolo per concetti modellati sopra
3299 II, 9 | quasi fatto geometra, a delinearne in terra una evidente dimostrazione;
3300 II, 14| istoria della vita nostra, delineata in tante figure quante i
3301 I, 8 | saper ritrovare in cielo delineato l'itinerario della terra.
3302 I, 1 | lavori della natura sien come delineazioni e figure che dimostrano
3303 I, 16| e sognando, per non dir delirando, ne ragionassero?~ ~A me
3304 I, 16| enorme sciocchezza al sempre delirante Democrito, i cui princìpi,
3305 I, 5 | altre sette de' filosofi deliranti, sopra la sapienza di Dio
3306 I, 5 | avrebbon saputo. Così, o delirasse da pazzo o bestemmiasse
3307 I, 4 | vigente nullus aeger ineptius deliravit.~ ~
3308 I, 16| perché e il come, sogniamo e deliriamo? Fassi come de' male accorti
3309 I, 13| scontrafatte apparenze, che non v'è deliro per febbre a cui la fantasia,
3310 I, 1 | hac in orationis parte, delitias facere: e il fa mutando
3311 I, 16| risguardo al dicevole,~ ~Delphinum silvis appingunt, fluctibus
3312 I, 8 | Secondare in parte e così deluder le furie della tempesta,
3313 II, 8 | potendo? O gli piacque deluderci con un'apparente menzogna?
3314 II, 4 | voi potreste rispondere demandando scambievolmente a lui: "
3315 I, 12| semplice e puro giallo o rosso, demandare perché ora ne partoriscano
3316 I, 13| sarei salito più alto, a demandarvi col Nazianzeno: chi ha messo
3317 I, 5 | oratione verbum aliquod demas, de elegantia detraxeris,
3318 II, 11| Agrippina intellexisset, demens, subito clamare coepit: "
3319 II, 2 | scrive il processo de' nostri demeriti; e soldatesca che accampa,
3320 II, 10| Non enim tamquam in puteo demersa est veritas, quo vel descendere,
3321 II, 10| nullus, veritatem iacere demersam. Nimurum stinte, ut cetera (
3322 I, 3 | eas et quasi in abyssos demersit repente per universa mundi
3323 I, 16| peroché que' Pitagori, que' Democriti, quegli Anassagori, sagacissimi
3324 I, 4 | generoso filosofo, e messovi un Democritista pestatelo vivo vivo, fino
3325 I, 4 | eo ramo contactus esset Democritus, quoniam ita loquacitates
3326 II, 12| indovini, se rispondono come Demonatte filosofo a chi il domandò
3327 I, 13| Sed et exedunt tineae: demonstra mandibulas, deprome genuinos.
3328 II, 3 | exclamare possum, disputatione demonstrare non possum. Quid possum
3329 I, 12| contemplandis intentus, et in demonstrationibus sollicite laborans, haec
3330 I, 5 | ita omnia esse constituta demonstrem, ut aliter recte se habere
3331 I, 15| Ippocrate, Archimede, Tolomeo, Demostene, Pindaro, Ulpiano e mille
3332 I, 11| aliquid origine generosius, et demutatione felicius. Nam et aurum terra,
3333 I, 16| honor, omnis substantia denigratur, sordent silent stupent
3334 II, 13| coll'imagine del pianeta che denomina il tal giorno, indovinano
3335 I, 13| sciunt: designa oculos, denota pupillas. Sed et exedunt
3336 I, 3 | tutto caligine d'oscurità e densissimo buio. E qui anche, Iddio
3337 I, 15| forma gli appena visibili denticelli alle ruote degli oriuoli;
3338 I, 10| voce intesa in ogni lingua denunzia ciò che ordina il tempo,
3339 II, 14| altrettanta felicità quante Iddio denunziava miserie. Ma il fatto andò
3340 II, 5 | esse censemus, dice egli, Deoque tum decentius, tum magis
3341 II, 5 | subtilitatem; sursum regens, deorsum continens; extra circumdans,
3342 I, 9 | chiamò Platone i pianeti: deorum simulacra in amplissimo
3343 II, 16| istorico, qui mercede voluit deos esse: quasi tunc dii essent,
3344 I, 11| prodursene alcuna che ne deponga: e sian né più né meno di
3345 II, 10| praecognita et praefinita deposcit, praeterire permittit!~ ~
3346 II, 9 | o frutto d'industria, ma deposito o prestanza fattagli gratuitamente
3347 I, 11| doveanlo,~ ~nisi Rector Olympi~depositos, hominum auxilio donoque
3348 I, 1 | circum caput omne micantes~deposuit radios propiusque accedere
3349 I, 16| aditus quidam et exitus deprehenduntur caeca felicitate, avviene
3350 I, 10| et domorum perfossores, deprehensi a Sole et redarguti, periclitantes
3351 II, 10| quod eam potius in imum depressam diceret, quam in summum
3352 II, 3 | predestinati alla gloria, si deprimano i presciti alla dannazione?
3353 I, 3 | all'angelico, il corpo ci deprime all'animalesco. Quinci facea
3354 I, 14| parte del volto, un'altra deprimere, quella spiegare, questa
3355 I, 12| Africano trae sua ragione per deprimerle: peroché, dice, elle non
3356 II, 5 | relucebat. Ibi quem augeri, quem deprimi, quem nasci, quem occidere
3357 I, 16| quasi plumbea machina, deprimuntur: e si chiudono gli occhi
3358 I, 13| tineae: demonstra mandibulas, deprome genuinos. Sed et perforant
3359 I, 7 | occulto quodam thesauro depromitur, egli è un gran miracolo
3360 II, 13| Congressionis lusionem deputa, lector, haud pugnam. Ostendam,
3361 I, 6 | a quel sacro ministerio deputati, serbata però l'antica forma
3362 II, 10| dimande de' supplichevoli derelitti, le discolpe degl'innocenti
3363 I, 16| medesima si ritira: non derelitto il corpo, come certi filosofi
3364 II, 14| medesime opere?) farsi a derider coloro che dan mente e fede
3365 II, 10| Fortuna, ma in bonaccia deriderne le lusinghe, come d'una
3366 I, 7 | parte impugnatori e parte derisori di questa verità paruta
3367 II, 16| distruzione delle campagne, derivandoli in mare? Chi trae di sotterra
3368 I, 15| popolo, egli in solo ve derla ebbe in faccia quanto potea
3369 II, 7 | volte lo sborso senza altra derrata riceverne che speranze in
3370 II, 10| di quello che vagliano le derrate. Ma conciosiecosa che ciò
3371 II, 10| demersa est veritas, quo vel descendere, vel etiam cadere illi licebat:
3372 II, 6 | gutta roris antelucani quae descendit in terram. Egli non disse
3373 I, 7 | suo proprio? Quid foliorum describam diversitates? quemadmodum
3374 I, 1 | denique amoeni montis aspectum describere instituerunt, cum interim
3375 I, 4 | moveatur, aut cum solarium vel descriptum aut ex acqua contemplare,
3376 II, 15| vita in figure celesti, descrittagli su la schiena: perché, essendo
3377 I, 9 | marinaresca di quattro palmi, descrittavi la terra, il mare e i trentadue
3378 II, 9 | veramente il tanto celebre carro descrittoci da Ezechiello, il quale
3379 I, 9 | Odano S. Ambrogio che, descrittolo tempestoso, del non istendersi
3380 II, 2 | giri coll'altro attorno e descriva il circolo che comprende
3381 II, 14| mente di Dio loro svelata, e descriveano come presente l'ancor lontano
3382 I, 13| in che più consumarne a descriverla: cuius imago nulla repraesentatione
3383 I, 8 | tanti che non fa bisogno descriverli per provarlo: colpa del
3384 I, 1 | semplici linee piane che sol descrivono i corpi; ma l'opera è d'
3385 I, 13| passare il mare e gir per li deserti della Libia a suo troppo
3386 I, 8 | Creatura enim tibi factori deserviens, exardescit in tormentum
3387 I, 4 | benché in udirlo ragionare desiderasse che tutti i savi fossero
3388 I, 14| Diogene, da filosofo, un ne desiderava di bell'anima per la bontà
3389 II, 6 | negotia, immo otia, amoris et desiderii huius? Ita plane.~ ~
3390 I, 12| admittentibus, ad maius desiderium colligentes provocaret.
3391 I, 11| est pars orbis a nobis, desierimus nonnulla mirari, quae ad
3392 I, 13| appetunt quae videndo sciunt: designa oculos, denota pupillas.
3393 I, 10| consilia invigilare non desinunt pro salute cunctorum. Or
3394 II, 3 | peccare? An vero usque adeo desipiendum est, ut homo videat melius
3395 II, 7 | dat, et contristatur si desit qui accipiat.~ ~In quanto
3396 II, 4 | nella buia notte delle sue desolazioni, nelle furiose tempeste
3397 I, 8 | praesentiam omnen ab anima desperationem eliminari". Così egli.~ ~
3398 I, 16| volo, che beati se non si destassero di qua ad un anno; a' flemmatici
3399 I, 16| questi son sogni d'anime deste, da non far altro che creder
3400 II, 15| stelle a ciò possenti la destinarono a commergersi, questa a
3401 I, 13| e ciascuna al solo affar destinatole intesa, ammusandosi nello
3402 I, 6 | fatetur.~Tu dociles numeros destinguens, pondera librans,~mensuras
3403 I, 15| ella all'uno e all'altro è destrissima: conciosia che né per le
3404 I, 7 | quibus alimenta sapientiae desunt, sine academiis et porticibus
3405 I, 14| decorum, quippe alia ratione desuper moderante. Andò oltre la
3406 I, 4 | metropoli dell'Oriente: nec se deteriorem ob eam collimationem existimabat,
3407 II, 10| al bersaglio e ne ferisce determinatamente chi vuole. E qui vi sovvenga
3408 I, 15| non possono, per natura determinati a sempre esser chi timido
3409 I, 14| superficie con che a ciascuno determinava il suo, così figurato e
3410 II, 11| ex se et Agrippina nisi detestabile et malo publico nasci posse.~ ~
3411 I, 9 | sempiternum atque indomitum ipsam detinere: il che riesce violentissimo
3412 I, 1 | homines magnificentia sua detinet, nec mercede sed miraculo
3413 I, 5 | ordine, nulla re addita vel detracta. Ma nell'edificio del Greco,
3414 I, 14| averne a lungo di scorso – et detractis necessitatibus operandi,
3415 II, 8 | cui uni omnes nascimur? Detrahe hoc inaestimabile bonum (
3416 I, 5 | aliquod demas, de elegantia detraxeris, si ex Lysia, de sententia,
3417 II, 15| promettitori eàrbitri, esaltazioni, detrimenti, assedi, combustioni, andar
3418 II, 11| col dito la seconda casa, detta infernale perché ivi niun
3419 II, 16| se la coscienza col suo dettame, se la natura col suo vero
3420 I, 1 | volume, quanto sol permette a dettarlo il brieve spazio del tempo
3421 I, 4 | d'acutissimo ingegno, ma dettatagli dalla natura stessa, che
3422 II, 8 | ch'elle già mai, per lo dettato di Platone, non furono.
3423 I, 15| con lo sguardo ciò che lor detterà il cuore; questa bocca interprete
3424 II, 7 | forma del pregarlo che ci dettò con la lingua del divin
3425 I, 1 | tornavano uomini; e il lor Deucalione e padre, Zenone, era maraviglia
3426 II, 12| simulacris Deum hominumque devocaverat humanissimam artem? Ideone
3427 II, 14| pessima comedit eum; bestia devoravit Ioseph; e chiamando sé parricida,
3428 II, 5 | stabat in aede,~inque Iovis dextra fictile fulmen erat.~ ~Questa
3429 II, 15| imminente naufragio. "Tu di' vero" ripigliò sorridendo
3430 II, 15| Lunae crederent, quod erat diabolici criminis et furoris. La
3431 I, 4 | male accordata lira del suo Diacosmo – com'egli nominò il libro
3432 I, 5 | intrecciati con quel maraviglioso dialogizzare che sembrano far le corde,
3433 II, 9 | ma dove terra a terra per diametro si contrapone, gli abitatori
3434 I, 12| frui. Dedit hoc pater ante Dianae".~Ille quidem obsequitur;
3435 I, 15| capo ad arricchirnelo: e diangli in prima una fronte di montone,
3436 I, 4 | musico, che dipintore. Ma dianlo a Democrito per indubitato.
3437 II, 8 | integer et incorruptus; ex diario atque temporario, sempiternus:
3438 I, 11| colori, che le fan parere diaspri. Ma la varietà e la bellezza
3439 II, 11| di tuoni e di semituoni diatonici. Si confino i gradi compresi
3440 II, 15| dell'anima, che ufficio de' diavoli è con ogni arte loro possibile
3441 II, 6 | in albero ch'egli non la dibatta, né secca filo d'erba in
3442 I, 13| mai non posan con l'ali, dibattendole senza volare; altri le si
3443 II, 14| branche e sotto i denti, dibattentesi in vano e fors'anche invocante
3444 I, 11| e le assannano e fermano dibattenti indarno l'ali e i piè nulla
3445 II, 3 | esaminare, quanto più le dibatterono tanto più vi trovarono insolubile
3446 I, 8 | che la fan traballare e dibattersi co' tremuoti, o era infedele
3447 I, 5 | tutto a un sì leggier colpo dibattesi e ondeggia. E che ciò sia,
3448 II, 10| stessi, e nol sanno; e si dibattono e vi sudano intorno e le
3449 I, 3 | chiavi. Or quindi l'aria è dibattuta e purgata perché, covandovi
3450 I, 12| fascetti di verghe mezzo dibucciate e per ciò parte verdi e
3451 I, 12| avviluppassero, pregiavansi quanto? Dicalo Seneca, che ne fa le disperazioni
3452 I, 1 | libertatem communionemque. Dicam quod sentio: timet timeri.
3453 I, 11| che in nulla non ismisuri? Dicammi gli architetti, che tanto
3454 II, 5 | consentaneum, ita de eo opinari, ut dicamus, potestatem illam in caelo
3455 I, 9 | Ecquid habent hic, dice, quod dicant physici, vanaeque disciplinae
3456 II, 4 | sant'Agostino) ne forte dicatis: Haec mihi diabolus fecit.
3457 II, 2 | vegliando co' morti, come dicean gli antichi lo studiar su'
3458 I, 13| defaecandt; membra. Quid ergo dicemus? Si per haec vivitur, erunt
3459 II, 6 | convenientemente dispone, chi può, dicendolo io, ripugnarmi ? Ed honne,
3460 II, 3 | Oblitus sum mei? ad Deum dicens: Quomodo?". E siegue ad
3461 I, 10| legni nutrito da' sacerdoti dicentigli: Ede, ignis Domine. Non
3462 II, 3 | Ma quegli gli rammezzò la diceria con voltargli le spalle,
3463 I, 7 | inescusabile loro ignoranza: Dicet aliquis: Quomodo resurgunt
3464 I, 10| fatiche: e le Grazie, come dicevan gli antichi, da lui ci vengono
3465 I, 13| non si contentano che il dichiamo ancorché manifestamente
3466 I, 1 | ed effetto di providenza dichiarando essere nel cubito il dare
3467 II, 9 | quelle dell'altro; ma per dichiarare in mistero sé essere il
3468 II, 8 | a cui più di me cale il dichiararli innocenti o rei, almen della
3469 I, 1 | uscirne beato. E serva a dichiararlo una savia ponderazione di
3470 II, 10| nella natura. A che fare, il dichiarerò con una saggia ponderazione
3471 I, 12| delle imaginazioni (così diciamole per ischerzo) che han le
3472 II, 8 | insensibili e i sensitivi, quelle, dicianle così, mezze nature, che
3473 I, 16| parte alle palpebre, elle (dicianlo con Nemesio filosofo) huiusmodi
3474 I, 15| non s'apponga indarno a diciferarla. Quanto poi a gli usi della
3475 II, 3 | vantavano d'avere in carta diciferato dalla sua penna quel che
3476 II, 2 | aestimamus, cum inaestimabilem dicimus.~ ~Or andate voi a dipingere
3477 II, 8 | mondo. Ma odano la risposta. Dicis Deo: Ista est iustitia tua?
3478 II, 8 | quae capere non possunt, et dicite ex fiducia sancti cantici
3479 I, 15| disse Polemone che a un dicitore ignorante rimproverò un
3480 II, 11| contemperati producono. Dicole musiche, e il sono: si misurin
3481 II, 10| persona – dice sant'Agostino – dicta est vocata, ut adesset,
3482 I, 3 | affectione, quae lineamenta dictabat. E sia questo detto di Tertulliano
3483 II, 10| divinitus inspirata didicerat, dictum est de Deo: "Qui profert
3484 I, 11| transeuntium, naturalia dicuntur; cum vero admonendis hominibus
3485 II, 10| haec divinitus inspirata didicerat, dictum est de Deo: "Qui
3486 I, 15| della natura, certe più alto didotte da princìpi di scienza:
3487 II, 8 | conseguenti, in buona forma didottine, sono evidenti. Ma s'alza
3488 II, 9 | a maniera di conseguente didotto da un principio sopranaturale:
3489 II, 3 | irrepugnabile antecedente, ne diduca per necessaria conseguenza:
3490 II, 3 | immediatamente o per successivo diducimento dell'un vero dall'altro.
3491 II, 15| quando è retrogrado; e 'l diducono dalla falce attribuitagli
3492 I, 1 | agevole riuscirà il savio il didurre le pratiche conseguenze,
3493 II, 12| sembra conseguentemente didursene, che al riferir tutto a
3494 I, 4 | efficitur in caelo singulis diebus et noctibus, quis in illa
3495 I, 3 | negarono sua fattura, altri gli diedero in aiuto una moltitudine
3496 II, 2 | gli elettori raunati alla Dieta misurar con un cubito esattissimamente
3497 I, 10| poco scemando, l'autunno; e dietrogli il verno, fin che del tutto
3498 II, 16| conchiudere dal possibile il difatto. Anzi, percioché impossibile
3499 I, 4 | sepolcro, dà luogo a Luciano di difender per vera istoria, la sua
3500 I, 8 | medicina, conveniva con gelosia difenderle dagli animali, che non le
3501 II, 15| gli astrolaghi indovini, difendesi coll'autorità di sant'Agostino;
3502 I, 7 | abbisognavan di foglie che le difendessero dalla gragnuola: eccole
3503 I, 13| si procaccian l'uno e si difendon dall'altro. Per ciò amano
3504 II, 11| cinque testimoni falsi che la difendono veritiera.~ ~Èvvi per avventura
3505 I, 15| guardiani de' nostri armenti, difensori delle nostre vite, quanto
3506 II, 14| altre di vergini, ah mal difese dalle lor lagrime contro
3507 I, 11| convenirsi a' deboli e il ben difeso a' timidi e non possenti
3508 I, 1 | priva di pietà e di senno e difettuosa nel meglio, se in quella
3509 I, 14| gli si paravano finanzi difettuosi e mal figurati, gli avveniva
3510 I, 14| confusione. Quis ergo videns differentes hominum in tot millibus
3511 I, 14| causam, providentiae gratia differentiam formae in singulis transmutatam
3512 II, 5 | incomprensibili le nature, differentissimi i corpi: che tutti ivi si
3513 II, 8 | che gli avversari fanno le differenze dell'operare in ciò a che
3514 I, 3 | mettervi mano? E in quanto ne differì il lavoro, in che degno
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