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grassetto = Testo principale
Atto, Scena grigio = Testo di commento
1 2,3| oppresso,~ ed avvilito, e abbandonato, e forse~ tradito è quei,
2 1,1| Arrigo~ a tua vendetta abbandonava poscia~ di tale impresa
3 5,1| falce,~ che l'empia messe abbatte. Morte, morte...~ sue strida
4 | abbi
5 5,1| da stupir quanti iniqui~ abbiavi al mondo.~MARIA. Oh ciel!
6 2,1| e vita. In cor se Roma abborri,~ perché tacerlo? Alto il
7 3,5| te, di chi t'invia, dell'abborrito~ tuo ministero...~ORMONDO.
8 4,1| ARRIGO. Donna, il fingere abborro; a me non giova;~ e, giovasse
9 2,1| sostegni avrai quanti qui abborron Roma.~ARRIGO. Di civil sangue
10 2,4| lascia~ a guardia sempre. Ad abitar tu quindi,~ quasi a più
11 5,1| LAMORRE. Oh nuova~ figlia d'Acàb! già l'urla orride sento,~
12 3,5| omai.~ Io, d'ogni cosa che accader qui debba,~ innocente son
13 | accanto
14 4,1| appena passeggera fiamma~ tu accendi in me: solo un tuo detto
15 1,1| sguardi de' grandi, e lo accennarsi, e il riso,~ e l'esplorare,
16 4,6| BOTUELLO. ... Pur, di accertar l'impresa,~ senza destar
17 1,1| in bando lo tien fredda accoglienza,~ e susurrar di corte, e
18 4,3| con lui fingea soltanto~ d'acconsentirvi. Allora, io pur fingea~
19 2,1| che a danno della Scozia accoppia~ nel suo cor giovenil di
20 1,5| settatori io tolleranza accordi;~ brama dunque in suo cor
21 5,1| alto zampilla; e un'ombra accorre~ sitibonda, che tutto lo
22 2,3| credi.~ Ma lo star lungi non accresce affetto,~ né il sospettar
23 3,2| alquanto, oltre ogni modo accresco~ baldanza e ardir di questi
24 3,5| volle, io dissi: ed or mi accusa,~ di ciò a te stesso un
25 4,3| consorte, a te d'altr'uomo~ accusatore io mai venirne? Eppure~
26 2,3| arte a te per norma~ me non addito; che più volte anch'io~
27 5,1| Oh tetra Scena!~ Negri addobbi sanguigni intorno intorno~
28 3,4| torto~ a te sospetto, or mi addossai di farti~ tale un messaggio,
29 3,1| non deggio~ più rispetti adoprare. Onor fallace~ mi si fa,
30 4,6| unica cura,~ or io la forza adoprerei?.... Nol posso...~ e, sia
31 3,5| cessi il ciel, ch'io mi adopri in nulla omai.~ Io, d'ogni
32 2,4| Regina,~ tu non m'imponi d'adularti: ed io~ di servirti m'impongo.
33 5,1| perfida donna~ dalle braccia d'adultero marito...~ ecco traditi
34 5,4| BOTUELLO. Ah! certo; l'adunata polve,~ che serbavasi chiusa
35 5,1| Già già tornar nell'aere cieco in folla~ veggio gli
36 2,3| mentiti~ amici tuoi troppo affidando, in pria~ consigli rei,
37 3,2| Ma, né pur detti, onde affidar mi deggia,~ odo da lei.~
38 3,4| tale un messaggio, che affidarlo ad altri~ non vorria la
39 2,3| chi altri mai poss'io~ più affidarmi, che in te?~ARRIGO. Dolci
40 5,1| insolente plebe?~ In me mi affido, ed in quel Dio verace,~
41 3,2| Filippo,~ altra Maria lo afflisse. Odio profondo,~ eterno,
42 1,5| ah! dunque spera~ ella affrettarlo. Il so, vorria ch'io errassi~
43 3,4| ei già si mostrò: troppo affrettossi~ a disvelar le ascose sue
44 5,1| sgombrar d'ogni arme, pria che aggiorni, il piano.~ Va', corri,
45 5,1| Che dissi?... Ove mi aggiro?...~ Che vidi?... A chi
46 3,2| tuo regno. - Indarno~ ti aggiungerei, come l'Ispano infido,~
47 4,4| mai, dove mai, fu in uomo aggiunta~ a tanta iniquità?~ ~
48 4,6| farmi,~ che il non amarmi agguagli?~BOTUELLO. Ove ei partisse,~
49 5,1| detti!...~LAMORRE. - Oh, d'agitata~ mente, di accesa fantasia,
50 4,5| Elisabetta,~ in suo favor, l'aìta.~MARIA. Omai scusarti~
51 4,1| invito accetto; e infin che l'alba lungi~ dall'abborrita tua
52 3,4| ostello~ Or sappi, ch'ella ivi albergar pur anco~ teco in breve
53 2,3| private mire~ non si ponno albergare...~MARIA. O almen, nol
54 | alcun
55 | allo
56 3,2| più assai che madre. Ivi altamente~ nudrirassi a regnar; sol
57 5,4| incesa polve:~ ei fra l'alte rovine ha orribil tomba.~
58 2,3| ARRIGO. Oltraggio chiamo io l'alterigia, i modi~ superbi, usati
59 5,1| di pieno~ invaso petto alti trasporti! or dove~ me traeste?...
60 | altr'
61 5,3| manca il vessillo; e l'alzerà Lamorre.~ Quai sien costoro,
62 3,4| vantaggio,~ danno a chi t'ama.~ARRIGO. - O chiaro parla,
63 1,1| unico, il sommo,~ l'essere amando riamata! Eppure~ io, benché
64 1,1| nemico, a me? Che parli?~ Amante e sposo ei nel mio cuore
65 4,6| danno ei farmi,~ che il non amarmi agguagli?~BOTUELLO. Ove
66 2,3| pure io fossi,~ come in amarti il sono, in regnar dotta!~
67 2,4| dei.~MARIA. S'io men lo amassi,~ più d'un consiglio avria;
68 2,4| duole. Invaso e guasto~ d'ambizion, ma non sublime, ha il core.~
69 3,4| me l'impone, in guisa~ di amichevol rampogna.~ARRIGO. Arbitro
70 1,3| senno ella porgea consiglio~ amichevole, e franco. Ella ti stolse~
71 5,3| quindi a lui finge essere amico. Iniquo!~ Capo ei farsi
72 2,1| pace~ parlar mi fa. Tutti ammendare ancora~ gli error tuoi scorsi,
73 1,5| sia~ l'animo, e l'odio; e ammetter pur mi è forza,~ ed onorarne
74 5,1| già di rabidi cani ecco ampie canne,~ cui tuoi visceri
75 2,3| rivedrai; fia reso~ agli amplessi paterni: ei ti rammenti~
76 | an
77 | anche
78 5,3| provvede a disperata pugna.~ Andar, venire, infuriar, mostrarsi~
79 4,6| che può far?~MARIA. Può andarne~ fuor del mio regno. Il
80 4,3| ch'io tel dicea:~ ma poco andò, ch'io la scopriva appieno.~
81 4,2| più che di sé pietade,~ ne andrà destando: e sallo il ciel
82 2,4| ostello,~ con Arrigo ne andrai la rocca antica,~ che la
83 4,6| mal tesi aguati, altri ne andrebbe~ a ritentar con più felice
84 5,1| rispetto, io vengo~ ansio, anelante, alle tue stanze, in ora~
85 1,1| deggio in breve~ dare all'anglo orator prima udienza.~ Lasciami:
86 4,1| ch'io non al sonno, ma all'angoscie dono,~ passarla io vo' nell'
87 2,3| guadagnarti con benigni modi~ gli animi altrui di freno impazienti,~
88 1,5| so di colei qual sia~ l'animo, e l'odio; e ammetter pur
89 3,2| Maria; tuoi rei nemici~ annichilar: ciò tutto, ove tu il vogli,~
90 2,3| più dico? -~ Ad uno ad uno annoverar gli oltraggi~ che vale?
91 5,1| ogni rispetto, io vengo~ ansio, anelante, alle tue stanze,
92 2,4| ei mesce ora allo sdegno antico~ un derisor sorriso: a scherno
93 2,4| sarei, se a te non fessi~ antiveder quanto or possibil fora.~
94 2,4| altrui.~BOTUELLO. Dunque antivedi,~ ch'altri nol tolga a te.~
95 1,5| campo~ contro i ribelli aperti io t'ebbi scudo;~ contro
96 3,2| egli~ pietà pur desti, può appagarsen mai?~ARRIGO. Che val superbia,
97 2,3| ciel, che almen di ciò ti appaghi!~ Sì, tutto avrai, quanto
98 2,3| destro consiglio e fido~ appare a te, tranne il tuo sposo:
99 2,3| perfin la inutil pompa~ apparente di re; vedermi sempre~ più
100 5,1| moro...~LAMORRE. Oh! chi mi appella?... Invano~ tor mi si vuol
101 2,1| contender?...~LAMORRE. Vane osi appellar tai cose?~ Pur mille volte
102 2,3| giorno a me si fan; del nome~ appellarmi di re, mentre mi è tolto,~
103 3,2| imprender pur potrei, mi appiglio:~ e spontaneo prescelgo
104 4,2| dì... Forse a costor si appoggia~ l'indegno Arrigo... Ah,
105 4,6| nel rancore altrui~ fido appoggio egli avrà. - Scegliere or
106 3,4| Ma tu, che sai? che mi si appon? che crede~ Maria? che dice?...~
107 4,1| parte?~MARIA. Che mai mi apponi? Oh ciel! qual prova?...~
108 1,4| perdona:~ di romor falso apportatrice giunse~ alla regina mia;
109 2,3| l'arte entro tua reggia apprendi,~ regnando. Io di tant'arte
110 5,3| più fido~ de' tuoi, vi si appresenta; invan ci andava~ in tuo
111 2,4| esso.~ Così al ben far gli apri ogni strada; e togli~ sol
112 2,3| la piaga~ del diffidare apristi; e tu la sana.~ Non che
113 4,3| di Roma il culto con ul ar più sempre,~ il proprio
114 1,1| altro il vid'io? Le faci~ ardeano ancor qui d'imenèo per noi,~
115 5,3| mostrarsi~ là di fiaccole ardenti al lampo il vidi;~ e scende
116 2,1| speri?~ Per la patria vedere arder da lungi,~ pace ne avrai?
117 1,1| per colui d'iniqua fiamma ardessi?~ Giusto Dio, ben tu il
118 4,1| il più vile~ sottoporre ardirò del popol mio?~ARRIGO. Giustizia
119 1,1| intorno~ non è chi voglia o ardisca dirlo. In seno~ fiamma,
120 3,2| scabra parmi.~ORMONDO. Ardisci;~ lieve si fa.~ARRIGO.
121 2,4| MARIA. Ei disporne? non l'ardisco io stessa:~ pensa, se il
122 1,1| lingua,~ di cor verace, arditamente io parlo.~MARIA. Io tel
123 3,6| di tentar più efficaci arditi colpi.~ ~
124 3,5| gente infame, è la colpa. Ardito avrei~ tentarti io mai,
125 2,3| a tutti oltrepassar: né ardiva~ io vietarti il varcarle
126 5,1| stesso: a lui saratti~ scorta Argallo in mio nome. Ove ei mi giuri~
127 1,3| conobbi;~ la mia per essa argomentar puoi quindi.~ORMONDO. Perciò
128 2,3| timido il vasto~ regale aringo. Ah! così, pure io fossi,~
129 5,3| ammenda è tempo:~ vanne, e gli armati tuoi...~BOTUELLO. Ma che?
130 5,1| i feroci artigli~ sta di arrabbiata tigre... Oimè! già il fianco~
131 1,4| odi incredibil cosa,~ che arreca a me, d'Elisabetta il nome,~
132 3,4| o re; né con tuo biasmo~ arrecar vogli ai traditor vantaggio,~
133 2,3| fine, e ai preghi miei ti arrendi:~ ecco, al fin nella tua
134 1,2| sempr'io~ il favellar vostro arrogante? - Ah! questo,~ di quanti
135 4,3| me imputava, ei stesso,~ artificio sì stolto? ei da me disse~
136 5,1| cervo imbelle infra i feroci artigli~ sta di arrabbiata tigre...
137 5,1| palco?... E chi sovr'esso ascende?~ Oh! sei tu dessa? O già
138 5,3| oh ciel! presagi orrendi~ ascoltai di sua bocca! All'ostinato~
139 4,1| almeno~ se tal tu fossi da ascoltarla, è lieve~ chiarir qui tosto
140 3,4| affrettossi~ a disvelar le ascose sue speranze,~ e i rei disegni:
141 3,4| ARRIGO. Arbitro vieni~ d'ascosi arcani tu? - Ma tu, chi
142 3,4| Felloni!~ Questo già mi si ascrive anco a delitto?~ Vili voi,
143 1,1| Arrigo, a cui più assai si aspetta.~ Oda ei (se il può) senza
144 4,1| quanto ora avviemmi,~ tutto aspettai. Pure, il saper ti giovi,~
145 4,6| ritratto~ ei s'è pur dianzi ad aspettarvi il giorno,~ per poi partirsi:
146 3,2| il colpo, allor ch'egli aspettato è meno,~ più certo è sempre;
147 2,3| MARIA. Oh cielo!~ perché aspreggiarmi anzi che udirmi vuoi?~ Se
148 1,5| il delatore. Or ella~ mi assal con arte nuova. A me consiglia~
149 1,1| MARIA. Ma farsi~ ei l'assassin dovea di un vil straniero?~
150 3,1| fa, mal mio grado: a che assegnarmi~ quella insolita stanza?...
151 3,4| querela~ fai risuonar dell'assegnato ostello~ Or sappi, ch'ella
152 4,5| non mai visto padre!~ E v'assentivi tu?~ORMONDO. ... Con un
153 4,3| mire, ei non mel niega; assèvra~ bensì, che primo Arrigo
154 5,1| che in trono usurpator ti assidi,~ figlio d'iniquità, tu
155 4,3| necessitade oggi a ciò far mi astringe.~MARIA. Dunque trama si
156 2,4| glien diedi pria ch'ei mi astringesse~ a ripigliarla. Appien dato
157 3,5| sto, di' meglio: di quest'atra~ gente infame, è la colpa.
158 2,1| di sangue. A prevenir più atroci~ scandali, a trar d'oppression
159 1,1| l'auliche arti a mille,~ atte a scacciar, non ch'uom che
160 4,3| viene. Udirlo vuoi?~ Egli attende...~MARIA. Venga egli, e
161 3,1| s'apre, donde io men lo attendo.~ ~
162 2,4| Saggio consiglio; io mi v'attengo. Intanto~ tu, per mia gloria
163 4,3| di sconsigliarlo io m'attentava: ei scusa~ cerca, e non
164 4,3| promesse poscia:~ quindi attentossi ei di proporgli, e ottenne,~
165 1,1| susurrar di corte, e vili audaci~ sguardi de' grandi, e lo
166 1,1| riso,~ e l'esplorare, e l'auliche arti a mille,~ atte a scacciar,
167 5,3| ten trassi. - Or, finché l'aure io spiro,~ giuro, a tal
168 5,4| tremi,~ qual ch'egli sia, l'autor perfido atroce~ di un tal
169 4,1| figlio;~ e non di regia autorità promessa,~ già omai tornata
170 2,2| error la scelta~ sola mi avanza. - Or, ch'io ritorno invano,~
171 3,2| A notte~ già ben oltre avanzata, a me ritorna,~ quanto più '
172 1,3| tenne Arrigo, ch'io scelto aveami sposo;~ sì che al regal
173 | aver
174 | avere
175 | avermi
176 | avesse
177 | avessi
178 | avesti
179 2,1| istesso~ ignoto peso agli avi miei non era:~ ma ben mi
180 4,6| qual farsi osi sostegno?... Avrallo;~ ah! sì, pur troppo, nel
181 | avrebbe
182 2,4| amassi,~ più d'un consiglio avria; da sé lasciarlo~ precipitarsi
183 | avrò
184 2,3| ch'io m'abbia il torto, avrommelo: deh, solo~ che a niun di
185 1,1| d'imenèo per noi,~ e mi avvedeva io già, che in cor gli stava~
186 5,1| profonda~ tengon sepolto l'avvenire, in fumo,~ ecco, si sciolgon
187 4,1| nuovo dì, ciò che di me n'avvenne:~ pur che a te presso io
188 4,2| empi settari, a calunniarmi avvezzi~ da sì gran tempo già? Possenti
189 4,1| nullo è in me: quanto ora avviemmi,~ tutto aspettai. Pure,
190 2,3| infelice, e oppresso,~ ed avvilito, e abbandonato, e forse~
191 4,1| vieta~ altri, ch'io stesso: avviluppar non voglio~ nelle private
192 1,3| non ella in duri ceppi avvinto~ tenne Arrigo, ch'io scelto
193 1,1| tiepido letto io poscia~ bagnai di pianto! e quante al ciel
194 2,3| nol vedi...~MARIA. Io già bagnar ti vidi~ la guancia, è ver,
195 3,2| oltre ogni modo accresco~ baldanza e ardir di questi schiavi
196 3,5| io pur anco. - Oh fero~ baratro atroce d'ogni infamia e
197 3,2| aprirmi~ potrei, se in cor basso desio chiudessi:~ ma, pur
198 2,3| arte. - A chiarir tutto,~ bastante è il dì. Vedrò de' tuoi
199 3,2| disserrarmi omai le vie bastasse~ della pace, ch'io bramo.
200 5,3| vittima poca (ov'io pur basti) a sdegno~ sì giusto, io
201 2,3| Al fianco stammi;~ ognor beato io stimerò quel giorno,~
202 1,1| vedea~ di giovinezza e di beltade in fiore~ quanto altra il
203 4,1| del ver convincerti? la benda~ ome dagli occhi trarti?~
204 1,1| destra. -~ Non rimembrar, far benefici io soglio;~ ed obliar saprei
205 2,1| di donna il core;~ e un benefizio, quanto è grave incarco,~
206 2,3| che a guadagnarti con benigni modi~ gli animi altrui di
207 3,4| BOTUELLO. Ove più alquanto~ benigno a lei l'orechio tu porgessi,~
208 3,2| pargoletto~ superstiziosi error bevendo andava,~ forte glien dolse.
209 2,1| altrui la forza.~ Maria, che bevve a inesauribil fonte~ con
210 2,3| amato oggetto osserva, o biasma,~ o giudica gli errori. -
211 4,1| ti odiava pria;~ ella a biasmarti, ella a gridar fia prima~
212 5,1| Ahi! sovra te la cruda~ bipenne piomba!... Io miro entro
213 5,1| la perfida donna~ dalle braccia d'adultero marito...~ ecco
214 1,5| potrai.~BOTUELLO. Il mio braccio, il mio avere, il sangue,
215 1,5| schermir saprommi.~ Sue finte brame or compiacendo, io voglio~
216 2,4| chiede? Ormondo, anch'ei bramoso,~ veder pretende il regal
217 5,1| recando in mano, e minacciosi brandi.~ Che fan costor del regio
218 3,6| sola una volta udrammi.~ Di brevi detti ultimo sfogo è forza~
219 2,4| reca~ l'arti con sé della britanna donna:~ tutto esser può:
220 | buon
221 2,4| error potrian del padre~ cadere un dì!... più allor non
222 5,3| sai; tu, che in lor mani~ caduta un dì, dure dettar ti udisti~
223 4,1| ella sia, narrarmi or la cagione~ del novello tuo sdegno?
224 3,2| Maria tenuto eri in non cale;~ che i non schiavi di Roma
225 5,1| orride nubi,~ ch'entro nera caligine profonda~ tengon sepolto
226 2,3| noi ne tocchi il danno! In calma~ te stesso torna, e gli
227 2,1| che perder vuolti, e ti calunnia e abborre.~ Franchezza e
228 4,2| diranno~ gli empi settari, a calunniarmi avvezzi~ da sì gran tempo
229 1,1| oltraggio il più fero in cambio n'ebbi.~ Largo al par del
230 4,1| solo un tuo detto basta~ a cancellare ogni passata offesa:~ pur
231 1,5| lasciar, per girne mendi cando asilo;~ chi fia che il veggia,
232 3,2| se Maria ver te modi non cangia,~ io mi volga a te solo;
233 3,2| Elisabetta avesti:~ ma si cangian coi tempi anco i consigli.~
234 5,1| O donna,~ di'; consiglio cangiasti?~MARIA. Ahi me infelice!...~
235 5,1| orride sento,~ già di rabidi cani ecco ampie canne,~ cui tuoi
236 5,1| di rabidi cani ecco ampie canne,~ cui tuoi visceri impuri
237 4,1| e di consiglio ancora~ capace, o almen di gratitudin lieve,~
238 2,3| debil sesso, anco la poca~ capacità natìa, mi han tratta forse~
239 3,1| innocenza alberga;~ e me non cape scellerata reggia:~ ma soverchio
240 1,3| ei veniva~ fuggitivo dal carcere; e sua destra~ livida ancor
241 2,3| potrei,~ che l'opre tue non caute a tal ridotto~ t'han sole;
242 4,5| eseguir come all'imprender cauto,~ ei primo avrebbe Elisabetta,
243 1,5| risorgesse! Al fin, poi ch'ei pur cede~ alle tue istanze, a cui
244 2,3| compagno io scelsi.~ Tu cedi al fine, e ai preghi miei
245 3,2| osservato.~ORMONDO. Ai cenni~ tuoi ne verrò. Pensa frattanto,
246 1,3| È ver: non ella in duri ceppi avvinto~ tenne Arrigo, ch'
247 3,4| udienza ottenne: io nol cercai;~ messo ei non viene a me...~
248 2,1| e onore invan fra lor tu cerchi:~ se ancor v'ha Scotti,
249 5,1| colle al piede~ schierati in cerchio, ogni uom lontano a forza~
250 2,1| Arrigo.~ Grazia in corte non cerco: amor di pace~ parlar mi
251 4,3| prorompe sì, che in me diviene~ certezza omai ciò ch'era pria sospetto.~
252 5,1| tanto,~ or pure inchini la cervice altera~ alla tagliente scure?
253 5,1| LAMORRE. Oh vista! -~ Il cervo imbelle infra i feroci artigli~
254 2,3| almen, nol denno. -~ Ma, cessa omai: tu nel mio cor la
255 2,3| tuttor piango.~MARIA. E chi cessar può il duolo,~ chi rasciugar
256 3,5| no, non sarò: fra voi,~ cessi il ciel, ch'io mi adopri
257 4,1| tutto: entrambi insieme~ chiamarli; udire...~ARRIGO. A paragon
258 2,4| tu, per darla?~MARIA. Ei chiamerebbe or poca,~ quanta glien diedi
259 5,4| ei spetta~ a chi tal mi chiarisca. A te non chieggo~ grazia,
260 3,2| tali, onde tu stesso al chiaror prisco~ t'abbi a tornare. -
261 4,5| È vero,... ei... mi chiedea... d'Elisabetta,~ in suo
262 3,2| potrei, se in cor basso desio chiudessi:~ ma, pur troppo, né scorta
263 5,4| adunata polve,~ che serbavasi chiusa a mezzo il colle,~ Arrigo,
264 5,3| ogni uomo~ è strettamente chiuso: a chi il tentasse,~ ne
265 | ci
266 4,6| torreggia,~ d'armi, fra l'ombre, cingi. Ivi ritratto~ ei s'è pur
267 5,1| consorte tuo di grida e d'armi~ cinto?~MARIA. Ma in te, donde
268 | coi
269 1,3| più mite alquanto inver color, che il giogo~ di Roma sì,
270 1,1| ch'io in prova~ di non colpevol coscienza udiva.~
271 3,6| tentar più efficaci arditi colpi.~ ~
272 2,4| suoi~ disegni omai. Ma, combattuta io vivo~ in feroce tempesta.
273 5,1| lunga striscia la trista cometa~ dietro a sé trae. Del fianco
274 2,3| affanni~ indivisibil mio compagno io scelsi.~ Tu cedi al fine,
275 1,5| saprommi.~ Sue finte brame or compiacendo, io voglio~ crucciar più
276 3,2| libero farti;~ la mia sovrana compiacere; il figlio~ più in alto
277 1,1| poscia~ di tale impresa i complici: col sangue,~ parmi, il
278 4,1| dura,~ al reo tuo cor non comportabil voce. -~ Mezzi appo me,
279 4,1| credea. Ma il sol, ch'io non comporto,~ è l'oltraggio che a me
280 2,3| Tel chieggo a nome del comune pegno,~ non del tuo amor,
281 4,1| io mai nol dovessi?~ nel concederti troppo? o nel supporti~
282 1,1| licenza vostra~ (o sia da me concessa, o da voi tolta)~ alla licenza
283 4,1| non mi stia, m'è grata.~ Confusion recarti, ancor che lieve,~
284 1,3| ferri~ alla mia destra ei congiungea: non ella,~ entro il suo
285 3,2| ivi e di sangue e d'amistà congiunta~ la regia stirpe è con Maria;
286 4,6| e la menzogna! In tempo~ conoscerlo giovò.~MARIA. - Consiglio,
287 1,1| sai! - Fedel consiglio,~ conoscitor degli uomini sagace,~ ministro
288 4,2| amato troppo,~ e non ben conosciuto. Or, che diranno~ gli empi
289 4,1| conobbi~ la fraude tosto, e a consentirvi io finsi,~ per ingannar
290 2,4| Nol cred'io; ma stolto~ consigliero sarei, se a te non fessi~
291 5,1| fuggi,~ per non più mai contaminar col tuo~ piè questa terra:
292 1,1| le mie vesti, e il volto~ contaminarmi, e in un mia fama, egli
293 2,3| chieggio~ da te, che alcun contegno, al mondo in faccia,~ meco
294 2,1| del mio grado io debbo~ contender?...~LAMORRE. Vane osi appellar
295 1,3| onor gelosa,~ non di tua contentezza invida mai,~ fu Elisabetta
296 4,1| nelle private rie nostre contese~ quest'innocente popolo. -
297 4,5| si... dolea...~ del lieve conto, in che ciascun qui il tiene.~
298 3,2| col tuo parlar, ch'io ten convinca or soffri. -~ Dove indrizzar
299 4,1| altra guisa~ poss'io del ver convincerti? la benda~ ome dagli occhi
300 5,3| apertamente reo~ tu non convinci Arrigo, or che a lui festi~
301 1,3| tua donna;~ ma nulla più. Convinta appieno poscia~ del tuo
302 5,1| polve~ rotolar tronco il coronato capo!...~ E invendicato
303 5,3| per gli spaldi in arme~ corre, e provvede a disperata
304 2,1| pensieri, e i molli modi~ delle corrotte Gallie; a te non dico~ d'
305 4,6| Ivi guardato ei resti~ cortesemente: in lui così por mano~ nessun
306 4,3| Scaltro nell'arti delle corti Ormondo,~ pur tradito si
307 1,1| in prova~ di non colpevol coscienza udiva.~
308 2,1| Vane osi appellar tai cose?~ Pur mille volte e mille
309 3,2| lei colà, dove de' molli~ costumi loro ella da pria s'imbevve.~
310 2,4| in corte?~BOTUELLO. Nol cred'io; ma stolto~ consigliero
311 4,6| ira,~ e dal timore; e, il crederai? pur anco~ da non so qual
312 5,1| non sia noto appieno,~ il crederò, per tua discolpa: è tale~
313 1,1| Fare, o lasciar, che sel credesse il mondo,~ ch'io per colui
314 3,5| giungeriano. - Ma tu, credestil mai,~ ch'io mendicar nel
315 3,4| offeso, a me ne fia~ se non creduta più, più almen gradita,~
316 2,1| già non spero,~ che il ver creduto mai da un re mi sia.~ ~
317 3,2| error, cui dee lasciar, non cresca?~ARRIGO. Chi 'l niega? E
318 3,2| sovrano~ di questo regno pel crescente figlio~ Elisabetta proclamar
319 3,2| fianco~ d'Elisabetta ei crescerà: gli fia~ ella più assai
320 1,1| le mire~ vostre non sante crescono: svelati~ voi siete omai.
321 1,5| compiacendo, io voglio~ crucciar più sempre il suo maligno
322 1,1| Amante e sposo ei nel mio cuore è sempre;~ ma nel suo, chi '
323 4,1| rattenuto a lungo~ rancor tuo cupo: io risparmiarti voglio~
324 4,1| avvisi io serbo,~ ch'io non curai; saggi, veraci avvisi;~
325 1,3| ch'io le altrui~ private cure investigar non seppi~ giammai;
326 2,4| replicati inviti~ miei non curò... Chi può saper?... Ma,
327 3,2| il dei.~ARRIGO. Veglian custodi.~ORMONDO. E' puonsi~ deludere,
328 | da'
329 | dalle
330 2,4| ebbe dianzi,~ ciò che a lui dan le leggi, anco a tuo costo,~
331 2,4| falso il temer mio;~ purché dannoso altrui non sia, non nuoce.~
332 2,4| BOTUELLO. L'hai tu, per darla?~MARIA. Ei chiamerebbe
333 3,2| infelice regno. A' tuoi nemici~ datti preso tu stesso: e reo sapranno~
334 | davanti
335 4,1| caso;~ che sconsigliato, debile, atterrito~ non son, qual
336 3,2| tutti~ ch'egli in error, cui dee lasciar, non cresca?~ARRIGO.
337 1,5| ti dissi, il sai, quando degnasti~ tua mente aprirmi. Omai
338 2,4| caso~ non torna Arrigo. Ai delator, che molti~ sariano in corte,
339 1,5| è forza,~ ed onorarne il delatore. Or ella~ mi assal con arte
340 3,2| custodi.~ORMONDO. E' puonsi~ deludere, omprare...~ARRIGO. E pon,
341 5,1| tuoi visceri impuri esser den pasto. -~ Ma tu, che in
342 2,3| MARIA. O almen, nol denno. -~ Ma, cessa omai: tu nel
343 5,1| traluce?~ Mortal son io? - Le dense orride nubi,~ ch'entro nera
344 2,3| E il sei tuttor, sol che deposto il truce~ sdegno non giusto,
345 1,2| per me non torna il mio depresso soglio.~
346 2,4| ora allo sdegno antico~ un derisor sorriso: a scherno or prende~
347 1,4| prima~ di Elisabetta ogni desir prevengo.~ORMONDO. Mendace
348 | dessa
349 | desse
350 4,2| di sé pietade,~ ne andrà destando: e sallo il ciel s'io sono~
351 1,3| cor, già nel mio core han desto~ emuli sensi. In me la speme
352 3,4| è d'amor non lieve,~ se detta vien, qual me l'impone,
353 5,3| mani~ caduta un dì, dure dettar ti udisti~ ingiuriose leggi:
354 4,1| accendi in me: solo un tuo detto basta~ a cancellare ogni
355 3,2| in noi lasciò la ispana~ devota rabbia, che morir vuol pria~
356 4,3| vera, il sai, ch'io tel dicea:~ ma poco andò, ch'io la
357 4,1| merto io da te?~ARRIGO. Ben dici. A tal sei giunta,~ che
358 4,3| Ormondo;~ pria lusinghe gli diè, promesse poscia:~ quindi
359 | dietro
360 5,1| ei mi tradisse?...~ Ma il diffidarne - il meglio. - Or tosto
361 3,6| è reo? -~ Io son preso a dileggio? oh rabbia! - Udrammi~ l'
362 1,1| ti sforza amor del vero,~ dillo ad Arrigo, a cui più assai
363 1,1| allor che a lui tutta ridea dintorno~ questa mia corte, altro
364 1,3| fia ver che in breve~ ten diparta il divorzio?...~MARIA.
365 4,2| ben conosciuto. Or, che diranno~ gli empi settari, a calunniarmi
366 2,3| danni~ da lor traevi. Anco direi... Ma posso~ io proseguire?...
367 1,3| fatta angoscia~ dei, col dirle, che Arrigo, a suo talento,~
368 3,4| Maria spiegar: cosa, che a dirsi è dura,~ ma che pur segno
369 2,3| giova~ il mantener la ria discordia; e forse~ fomentarla si
370 1,1| oggi ei non venga: assai discordie, troppe,~ nutre in sé questo
371 3,4| altro~ che traditor! ma non discreto, e meno~ destro, ei già
372 1,1| con il mio scettro.~ Né disdegnava ei lo straniero vile,~ fin
373 4,1| e solenne giudizio non disdegno,~ a dispotica voglia anco
374 4,1| vano. Assai fia meglio~ disdegnoso silenzio; altro non merti: -~
375 4,5| per ch'ei null'altro disegnasse, io finsi...~MARIA. Basta;
376 5,3| fine,~ di quanti in te ne disegnavi: e cura~ a me ne desti;
377 5,1| sé.~LAMORRE. Qual sia il disegno,~ egli è crudo, terribile,
378 5,1| traditori... Oh gioia!~ Disgiunti sono,... e straziati,...
379 5,1| Scena 1~ ~LAMORRE. Posto in disparte ogni rispetto, io vengo~
380 4,5| rifiuto~ nol volli a prima io disperar del tutto...~ per ch'ei
381 5,3| arme~ corre, e provvede a disperata pugna.~ Andar, venire, infuriar,
382 4,1| giudizio non disdegno,~ a dispotica voglia anco il più vile~
383 2,1| che di stranier sorgente~ dispotico potere. Ai buoni farti~
384 4,1| Così ti scolpi? - In te il dispregio, or donde?~ Chi son io non
385 2,3| l'amor l'amore;~ ma, col disprezzo l'arte. - A chiarir tutto,~
386 2,1| E che? vuoi tu, che in disputar di vani~ riti e di vane
387 4,3| artificio sì stolto? ei da me disse~ indotto Ormondo a ordir
388 1,1| Ultimo danno~ fia la regal dissension; deh! il togli.~ Senza velen
389 3,2| havvi, né aiuto,~ che a disserrarmi omai le vie bastasse~ della
390 3,4| mostrò: troppo affrettossi~ a disvelar le ascose sue speranze,~
391 5,4| statti. D'Arrigo è la magion disvelta~ fin da radice, dalla incesa
392 1,3| oppression sì fera~ il lor creder diverso.~
393 4,3| ei prorompe sì, che in me diviene~ certezza omai ciò ch'era
394 3,2| terra ov'io fui da libertà diviso?~ Ciò non mi cade in mente:
395 5,3| nube...~ scende dal ciel... divoratri e... fiamma?...~MARIA. ...
396 3,2| piena il cor per te di doglia, vuolmi~ fra voi stromento
397 2,3| riferirsi tutto;~ e ogni dolcezza togliermi di padre;~ e il
398 4,5| Arrigo?~ORMONDO. Ei... si... dolea...~ del lieve conto, in
399 4,5| voglio...~ORMONDO. A me doleasi Arrigo,~ che mal si nutre
400 2,1| ogni passo, innanzi~ le dolenti vestigia a te si fanno:~
401 4,1| han l'alma~ tuoi; non ten doler: solo, in dar tempo~ ai
402 3,2| vivo! Se alla forza io voh dolgo~ il mio pensier, tosto,
403 5,1| La reggia?... O stanza di dolore e morte,~ io per sempre
404 3,2| bevendo andava,~ forte glien dolse. Or quindi ella m'impone,~
405 1,1| pianto! e quante al ciel mi dolsi~ d'altezza troppa, ove per
406 4,6| per questa notte, a lui: doman poi campo~ aperto lascia
407 4,4| nemica donna? E chi gliel dona? il padre;~ il proprio padre
408 3,6| ultimo sfogo è forza~ ch'io doni al furor mio: ma tempo è
409 1,1| mense, in mezzo~ a inermi donne, a me davanti, grave~ portando
410 2,4| Ma, dimmi;~ qualche doppia sua mira oggi il potrebbe~
411 2,3| amarti il sono, in regnar dotta!~ARRIGO. Ma in corte ogni
412 4,1| inganni, ancor non son ben dotti.~ Botuello e Ormondo in
413 1,3| meno illustri forse,~ che doveano spettarsi a par tua donna;~
414 4,1| caldamente ch'io mai nol dovessi?~ nel concederti troppo?
415 4,1| offesi.~ Norma imparar da me dovevi almeno,~ come un tuo pari
416 3,4| Più che a noi tutti, a te dovria sospetto~ un uom parer,
417 2,4| un'altra angoscia~ ognor dovrò? Fatal destino!... Eppure,~
418 5,1| vendetta più antica era dovuta~ l'alta tua testa già. -
419 2,1| tuoi scorsi, e a sentier dritto puoi~ teco tornar tua traviata
420 4,2| parte io scorgo~ timore, e dubbi, e perigli, ed errori!~
421 4,3| debil cor d'Arrigo,~ la dubbia fé, la poca sua fermezza~
422 4,2| errori!~ Mal fia il risolver; dubitar fia il peggio...~ ~
423 3,4| Poiché obliar vuoi di Dumbàr la fuga,~ donde, spenti
424 1,1| LAMORRE. A te sgradito,~ duolmene assai, son io; ma forse
425 3,4| che la diversa stanza,~ duolmi il veder, che riferita venga~
426 5,3| lor mani~ caduta un dì, dure dettar ti udisti~ ingiuriose
427 1,1| era ben altro. Or, che n'ebb'io?~ D'ogni oltraggio il
428 Per | Lamorre~ ~Scena, la Reggia in Edimburgo.~ ~ ~
429 3,2| ORMONDO. Servo ei s'educa a Roma in queste soglie;~
430 2,3| a mio senno io 'l possa~ educar, né il vederlo essermi dato;~
431 3,2| vedere a me si vieta,~ come educarlo a senno mio?...~ORMONDO.
432 2,1| Roma,~ di rie straniere effeminate fogge~ nemici al par, che
433 4,1| siedi: e il trono~ alta efficace ell'è ragion pur sempre.~
434 4,1| per me oltraggiosi, indi egualmente indegni~ di chi gli ascolta,
435 1,3| nel mio core han desto~ emuli sensi. In me la speme è
436 | entrambe
437 1,1| sagace,~ ministro esperto erami Rizio: in mezzo~ al parteggiar
438 | Eran
439 | erano
440 4,6| morte dell'alma vera,~ empio eretico error sovrasta, il sai,~
441 | eri
442 2,3| che più volte anch'io~ errai, non molto esperta: il giovenile~
443 1,5| quanto da un re più puossi errar sul trono.~ Coll'arti stesse
444 1,5| affrettarlo. Il so, vorria ch'io errassi~ quanto da un re più puossi
445 3,4| suo, ten prego,~ esci d'errore, o re; né con tuo biasmo~
446 1,1| seno~ fiamma, cui non son esca umani affetti,~ ma che tutta
447 4,1| chieggo~ a te l'altera ed esecrabil testa;~ d'Ormondo il bando
448 4,6| non n'hai.~MARIA. Ma, in eseguirlo...~BOTUELLO. Io cura~ ne
449 2,1| sieno,~ a null'altro, ti esorto. Usar la forza,~ tu non
450 2,3| anch'io~ errai, non molto esperta: il giovenile~ mio senno,
451 1,1| uomini sagace,~ ministro esperto erami Rizio: in mezzo~ al
452 1,1| accennarsi, e il riso,~ e l'esplorare, e l'auliche arti a mille,~
453 2,3| opre e pensieri,~ tutto esplorarsi, e riferirsi tutto;~ e ogni
454 4,3| la poca sua fermezza~ gli espongo; e fingo che la trama, incauto,~
455 2,3| possa~ educar, né il vederlo essermi dato;~ e a me solo vietarsi. -
456 2,3| lascia~ creder, che almen mi estimi, se non m'ami.~ Tel chieggo
457 1,1| che ai più possenti~ re di Europa negai per lui mia destra. -~
458 2,1| Ma lusingarti di felice evento,~ o re, non dei, finché
459 3,5| io mai?~ORMONDO. ... Se fabro io fui d'inganni~ teco,
460 1,1| corte, altro il vid'io? Le faci~ ardeano ancor qui d'imenèo
461 5,1| non vivi: ecco la orribil falce,~ che l'empia messe abbatte.
462 1,1| non sono;~ non di timor fallaci figlie: il pianto~ questo
463 | fanno
464 5,1| agitata~ mente, di accesa fantasia, di pieno~ invaso petto
465 3,2| figlio~ Elisabetta proclamar faratti;~ potrai tu quindi alla
466 | farlo
467 4,6| e, sia che vuol, mai nol faro.~BOTUELLO. Ma, pensa,~
468 2,1| dovea~ mai ricercar regie fatali nozze:~ non, che atterrito
469 | fatta
470 2,1| chi di ferro scettro~ ha fatto già: troppo intricato è
471 4,6| temerario potrian farlo ancora.~ Fautori avrà, quanti ho nemici e
472 3,1| qualunque. - Ormondo chiede~ di favellarmi; ei s'oda. Or forse scampo~ (
473 3,5| improvviso~ ti cangi? Or dianzi favellavi...~ARRIGO. Or dianzi~ veder
474 4,5| Parla; e di' vero;~ che favellotti Arrigo?~ORMONDO. Ei...
475 1,1| ritornarvi invito~ non gli fe 'io? Pur dianzi, ove ridotta~
476 4,3| cor d'Arrigo,~ la dubbia fé, la poca sua fermezza~ gli
477 3,5| me stesso? a tanto~ Maria fe' trarmi; a' cui comandi appieno~
478 4,3| rapire il fanciullo; e ch'ei fea tosto~ in sé pensiero di
479 1,1| vassallo mio re vostro il feci,~ e per gran tempo mio;
480 1,1| Giusto Dio, ben tu il sai! - Fedel consiglio,~ conoscitor degli
481 5,1| discolpa: è tale~ quel rio fellon, da stupir quanti iniqui~
482 5,4| come? da chi?...~LAMORRE. Fellone,~ da te.~BOTUELLO. Ch'osi
483 3,4| odi; e a lui...~ARRIGO. Felloni!~ Questo già mi si ascrive
484 1,3| cui sol reca oppression sì fera~ il lor creder diverso.~
485 2,4| or vanno~ i tuoi detti a ferir? sai forse?...~BOTUELLO.
486 4,3| la dubbia fé, la poca sua fermezza~ gli espongo; e fingo che
487 2,4| combattuta io vivo~ in feroce tempesta. Ogni suo danno,~
488 5,1| Il cervo imbelle infra i feroci artigli~ sta di arrabbiata
489 1,3| livida ancor de' mal portati ferri~ alla mia destra ei congiungea:
490 2,1| assai di te. V'ha chi di ferro scettro~ ha fatto già: troppo
491 2,4| consigliero sarei, se a te non fessi~ antiveder quanto or possibil
492 5,3| infuriar, mostrarsi~ là di fiaccole ardenti al lampo il vidi;~
493 5,1| inusitata...~LAMORRE. Oh nuova~ figlia d'Acàb! già l'urla orride
494 3,2| onde, instigata dall'ispan Filippo,~ altra Maria lo afflisse.
495 4,7| fatal punto!~ Pende or da un filo la mia pace e fama.~ ~ ~
496 5,3| di Arrigo;~ quindi a lui finge essere amico. Iniquo!~ Capo
497 4,1| Scena 1~ ~ARRIGO. Donna, il fingere abborro; a me non giova;~
498 4,3| fermezza~ gli espongo; e fingo che la trama, incauto,~
499 4,1| risparmiarti voglio~ più finzioni, e più lusinghe omai;~ e
500 1,1| giovinezza e di beltade in fiore~ quanto altra il fosse;
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