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Vittorio Alfieri
Maria Stuarda

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  • ATTO TERZO
    • Scena 5
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Scena 5

 

ARRIGO. Iniqui tutti; ed io pur anco. - Oh fero

            baratro atroce d'ogni infamia e fraude!

            Stolto! che volli a messaggier britanno

            prestar io fede?

 

Scena 6

 

ARRIGO. Oh! già ritorni?

ORMONDO.              Un solo

            dubbio ancor mi rimane: onde a te riedo...

ARRIGO. Traditor malaccorto; osi tu, vile,

            venirmi innanzi?

ORMONDO. Or, che mai fu?...

ARRIGO.                               Sperasti,

            ch'io nol sapessi, onde l'offerte inique

            moveano? e speri, che impunita ell'abbia

            a rimaner tua fraude?

ORMONDO.              Onde improvviso

            ti cangi? Or dianzi favellavi...

ARRIGO.                                           Or dianzi

            veder voll'io, fin dove insidiose

            arti nemiche, sotto vel di pace,

            giungeriano. - Ma tu, credestil mai,

            ch'io mendicar nel vostro infido regno

            a me soccorso, alla mia prole asilo,

            volessi io mai?

ORMONDO. ... Se fabro io fui d'inganni

            teco, or di me colpa tu il credi?

ARRIGO.                                           Colpa

            di te, di chi t'invia, dell'abborrito

            tuo ministero...

ORMONDO. Della orribil corte,

            ov'io mi sto, di' meglio: di quest'atra

            gente infame, è la colpa. Ardito avrei

            tentarti io mai, sol per me stesso? a tanto

            Maria fe' trarmi; a' cui comandi appieno

            Elisabetta di obbedir m'impone.

            Ciò ch'ella volle, io dissi: ed or mi accusa,

            di ciò a te stesso un doppio tradimento? -

            Deluso omai, no, non sarò: fra voi,

            cessi il ciel, ch'io mi adopri in nulla omai.

            Io, d'ogni cosa che accader qui debba,

            innocente son io; tale or mi grido;

            tal griderommi ad alta voce ognora.

 




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