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| Vittorio Alfieri Maria Stuarda IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 3
MARIA. Botuèl, deh! vieni: se al mio fero stato tu di consiglio or non soccorri, io forse di precipizio orribile sto all'orlo. BOTUELLO. Da gran tempo vi stai; ma or più che pria... MARIA. E che? tu pur d'Arrigo i sensi?... di Arrigo so. Mi udisti mai, regina, non che del tuo consorte, a te d'altr'uomo accusatore io mai venirne? Eppure necessitade oggi a ciò far mi astringe. MARIA. Dunque trama si ordisce? tratta già fora, se Botuèl non era. Quanto importasse il vigilar noi sempre sovra Arrigo, e il saper del suo ritorno la cagion vera, il sai, ch'io tel dicea: ma poco andò, ch'io la scopriva appieno. Introdotto appo lui, tentollo Ormondo; pria lusinghe gli diè, promesse poscia: quindi attentossi ei di proporgli, e ottenne, che a lui si desse il figliuol tuo... a Ormondo?... BOTUELLO. Sì; perché il trafughi in corte d'Elisabetta. MARIA. Ahi traditor!... Mio figlio tormi?... Ed in man darlo a colei?... del tradimento pattuisce Arrigo, ch'ei reggerà qui solo. A te dar legge, di Roma il culto con ul ar più sempre, il proprio figlio in perdizion mandarne, Inorridir mi sento... E avea poc'anzi ei tanto ardir, che a me imputava, ei stesso, artificio sì stolto? ei da me disse indotto Ormondo a ordir la trama; e tesi or ricorrea, temendo a te palese già il tradimento. Io dianzi, in nome tuo, di sconsigliarlo io m'attentava: ei scusa cerca, e non trova, a tanto error; né il puote, né il sa negare: in gravi accenti d'ira quindi ei prorompe sì, che in me diviene certezza omai ciò ch'era pria sospetto. Corro ad Ormondo; e il debil cor d'Arrigo, la dubbia fé, la poca sua fermezza gli espongo; e fingo che la trama, incauto, scoperta in parte hammi lo stesso Arrigo. Scaltro nell'arti delle corti Ormondo, pur tradito si crede; e altrove tosto volte sue mire, ei non mel niega; assèvra bensì, che primo Arrigo era a proporgli di rapire il fanciullo; e ch'ei fea tosto in sé pensiero di svelarti il tutto: e che a tal fin con lui fingea soltanto d'acconsentirvi. Allora, io pur fingea di fede appien prestargli, e a tal lo indussi, ch'ei stesso a te palesator sincero d'ogni cosa or ne viene. Udirlo vuoi? Egli attende... MARIA. Venga egli, e tosto ei venga.
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