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| Vittorio Alfieri Maria Stuarda IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 5
che favellotti Arrigo? del lieve conto, in che ciascun qui il tiene. MARIA. Tempo or non è di menomar suoi detti: togli ogni vel; sue temerarie inchieste, e tue promesse temerarie, narra. ORMONDO. ... È vero,... ei... mi chiedea... d'Elisabetta, sol puoi col vero. Il tutto io so. Che vale? Taciuto invan l'avresti. Arrigo, ei stesso, all'eseguir come all'imprender cauto, ei primo avrebbe Elisabetta, e Ormondo, e sé tradito: ma di propria tua che mal si nutre a doppio regno in queste mura il suo figlio: a Elisabetta quindi darlo in ostaggio, di sua fede in pegno, sceglieva ei stesso... MARIA. Oh non mai visto padre! E v'assentivi tu? nol volli a prima io disperar del tutto... per ch'ei null'altro disegnasse, io finsi... MARIA. Basta; non più. Macchinator d'inganni Elisabetta, il credo, a me t'invia; ma più sottili almeno. Or vanne; al grado, ciò che non merti per te stesso, io dono. Ella intanto saprà, che a me si debbe, se non più fido, messaggier più destro.
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