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Vittorio Alfieri
Maria Stuarda

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  • ATTO QUARTO
    • Scena 6
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Scena 6

 

BOTUELLO. Arte, ma tarda, è ne' suoi detti. Oh come

            passa ei tra 'l vero e la menzogna! In tempo

            conoscerlo giovò.

MARIA.                      - Consiglio, ahi lassa!

            non trovo in me, né forza: il cor mi sento

            squarciare a un tempo e dal dubbio, e dall'ira,

            e dal timore; e, il crederai? pur anco

            da non so qual speranza...

BOTUELLO.                          Ed io pur spero,

            ch'ora, ita a vuoto la scoperta trama,

            null'altro mal sia per seguirne.

MARIA.                                             Oh cielo!

            Arrigo è tal, ch'or che scoperta ei vede

            sua folle impresa...

BOTUELLO.              E che può far?

MARIA.                                             Può andarne

            fuor del mio regno. Il duro ultimo addio

            ei già...

BOTUELLO. Fuor del tuo regno? - Anzi che noto

            questo suo nuovo tradimento fosse,

            tu giustamente gliel vietavi: or fora

            più giusto ancora; or, che in ammenda ei forse

            de' già mal tesi aguati, altri ne andrebbe

            a ritentar con più felice ardire.

MARIA. Ciò penso an ch'io; ma pure...

BOTUELLO.                          E chi sa, dove

            volgere or voglia i suoi maligni passi?

            Chi sa qual farsi osi sostegno?... Avrallo;

            ah! sì, pur troppo, nel rancore altrui

            fido appoggio egli avrà. - Scegliere or dessi

            il mal minor...

MARIA.                      Ma il minor mal qual fia?

BOTUELLO. Tu ben lo sai, meglio di me: ma al tuo

            ottimo cor ripugna altrui far forza.

            Eppur, che vuoi? d'Elisabetta in corte

            vuoi che Arrigo ricovri? E se in persona

            con essa ei tratta, allor, trame ben altre...

MARIA. Oh fatal giorno! e d'altri assai più tristi

            foriero forse! e fia pur vero, al fine

            giunto mi sei?... temuto, orribil giorno!...

            Misera me! Contro chi stato è pria

            l'amor mio, la mia prima unica cura,

            or io la forza adoprerei?.... Nol posso...

            e, sia che vuol, mai nol faro.

BOTUELLO.                          Ma, pensa,

            ch'ei nuocer molto...

MARIA.                                 E qual può danno ei farmi,

            che il non amarmi agguagli?

BOTUELLO.                          Ove ei partisse,

            certo, mai più nol rivedresti...

MARIA.                                             Oh cielo!...

            Pur ch'io nol perda affatto...

BOTUELLO.                          O madre, il figlio

            non ami, almen quanto il consorte? In grave

            periglio ei sta; morte dell'alma vera,

            empio eretico error sovrasta, il sai,

            alla innocenza sua.

MARIA.                                 Pur troppo io deggio...

            Ma,... come mai?...

BOTUELLO.              Se libertà fia sola

            scema ad Arrigo; e nessun menom'atto

            di forza usato alla real sua sacra

            persona fosse?...

MARIA.                      Insofferente è troppo:

            l'onta, il rimorso, e il disperato duolo

            più temerario potrian farlo ancora.

            Fautori avrà, quanti ho nemici e infidi

            sudditi rei.

BOTUELLO. ... Pur, di accertar l'impresa,

            senza destar tumulto, io veggo un mezzo;

            uno, e non più. - Scende or la notte; il colle,

            ove il suo regio ostel solo torreggia,

            d'armi, fra l'ombre, cingi. Ivi ritratto

            ei s'è pur dianzi ad aspettarvi il giorno,

            per poi partirsi: e v'ha con sé non molti

            oscuri amici. Ivi guardato ei resti

            cortesemente: in lui così por mano

            nessun si attenta; e così nullo a un colpo

            il suo furor tu fai. Null'uom penètri,

            per questa notte, a lui: doman poi campo

            aperto lascia alle ragion tue giuste;

            e a lui, se il può, campo a impugnarle lascia.

MARIA. Parmi il men reo partito; eppure...

BOTUELLO.                                      Ah! credi,

            ch'altro non n'hai.

MARIA.                      Ma, in eseguirlo...

BOTUELLO.                                      Io cura

            ne prenderò, se il brami...

MARIA.                                             E se i comandi

            si oltrepassasser mai?... Bada...

BOTUELLO.                                      Che temi?

            Ch'io nol sappia eseguir? Ma, breve è il tempo;

            pria che ne manchi, io corro...

MARIA.                                             Ah no;... t'arresta...

BOTUELLO. Farti or vo' forza: io ti salvai, rimembra,

            già un'altra volta...

MARIA.                                 Il so; ma...

BOTUELLO.                                      In me ti affida.

 




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