| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Vittorio Alfieri Maria Stuarda IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
|
Scena 6
BOTUELLO. Arte, ma tarda, è ne' suoi detti. Oh come passa ei tra 'l vero e la menzogna! In tempo MARIA. - Consiglio, ahi lassa! non trovo in me, né forza: il cor mi sento squarciare a un tempo e dal dubbio, e dall'ira, e dal timore; e, il crederai? pur anco ch'ora, ita a vuoto la scoperta trama, null'altro mal sia per seguirne. Arrigo è tal, ch'or che scoperta ei vede BOTUELLO. E che può far? fuor del mio regno. Il duro ultimo addio ei già... BOTUELLO. Fuor del tuo regno? - Anzi che noto questo suo nuovo tradimento fosse, tu giustamente gliel vietavi: or fora più giusto ancora; or, che in ammenda ei forse de' già mal tesi aguati, altri ne andrebbe a ritentar con più felice ardire. MARIA. Ciò penso an ch'io; ma pure... volgere or voglia i suoi maligni passi? Chi sa qual farsi osi sostegno?... Avrallo; ah! sì, pur troppo, nel rancore altrui fido appoggio egli avrà. - Scegliere or dessi MARIA. Ma il minor mal qual fia? BOTUELLO. Tu ben lo sai, meglio di me: ma al tuo ottimo cor ripugna altrui far forza. Eppur, che vuoi? d'Elisabetta in corte vuoi che Arrigo ricovri? E se in persona con essa ei tratta, allor, trame ben altre... MARIA. Oh fatal giorno! e d'altri assai più tristi foriero forse! e fia pur vero, al fine giunto mi sei?... temuto, orribil giorno!... Misera me! Contro chi stato è pria l'amor mio, la mia prima unica cura, or io la forza adoprerei?.... Nol posso... e, sia che vuol, mai nol faro. ch'ei nuocer molto... MARIA. E qual può danno ei farmi, certo, mai più nol rivedresti... Pur ch'io nol perda affatto... non ami, almen quanto il consorte? In grave periglio ei sta; morte dell'alma vera, empio eretico error sovrasta, il sai, alla innocenza sua. MARIA. Pur troppo io deggio... Ma,... come mai?... scema ad Arrigo; e nessun menom'atto di forza usato alla real sua sacra MARIA. Insofferente è troppo: l'onta, il rimorso, e il disperato duolo più temerario potrian farlo ancora. Fautori avrà, quanti ho nemici e infidi BOTUELLO. ... Pur, di accertar l'impresa, senza destar tumulto, io veggo un mezzo; uno, e non più. - Scende or la notte; il colle, ove il suo regio ostel solo torreggia, d'armi, fra l'ombre, cingi. Ivi ritratto ei s'è pur dianzi ad aspettarvi il giorno, per poi partirsi: e v'ha con sé non molti oscuri amici. Ivi guardato ei resti cortesemente: in lui così por mano nessun si attenta; e così nullo a un colpo il suo furor tu fai. Null'uom penètri, per questa notte, a lui: doman poi campo aperto lascia alle ragion tue giuste; e a lui, se il può, campo a impugnarle lascia. MARIA. Parmi il men reo partito; eppure... ch'altro non n'hai. si oltrepassasser mai?... Bada... Ch'io nol sappia eseguir? Ma, breve è il tempo; pria che ne manchi, io corro... BOTUELLO. Farti or vo' forza: io ti salvai, rimembra, già un'altra volta...
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |