Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Vittorio Alfieri
Maria Stuarda

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO QUINTO
    • Scena 1
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

ATTO QUINTO

Scena 1

 

LAMORRE. Posto in disparte ogni rispetto, io vengo

            ansio, anelante, alle tue stanze, in ora

            strana. Oh qual notte!...

MARIA.                                 Or, che vuoi tu?

LAMORRE.                                                   Che fai?

            Chi ti consiglia? Entro i recessi starti

            puoi di tua reggia omai secura tanto,

            mentre il consorte tuo di grida e d'armi

            cinto?

MARIA.          Ma in te, donde l'ardir?... Vedrassi

            al nuovo , ch'io nulla a lui togliea,

            che di nuocere a sé.

LAMORRE.                           Qual sia il disegno,

            egli è crudo, terribile, inaudito:

            e la plebe furor più assai ne tragge,

            che non terrore. Or, ben rifletti: forse

            v'ha chi t'inganna: a rischiararti in tempo

            forse ch'io giungo. Uscirne sol può danno

            dai satelliti rei, che inondan tutte

            della città le vie, lugùbri tede

            recando in mano, e minacciosi brandi.

            Che fan costor del regio colle al piede

            schierati in cerchio, ogni uom lontano a forza

            feri tenendo?

MARIA.                      Oh! del mio oprar ragione

            a te degg'io? Son dritti i miei disegni:

            e li saprà chi pur saper li debbe.

LAMORRE. Ti affidi tu nella insolente plebe?

            In me mi affido, ed in quel Dio verace,

            onde ministro io sono. A me la vita

            toglier tu puoi, non la franchezza e l'alto

            libero dire... Al tuo marito accanto,

            se il vuoi, mi uccidi; ma mi ascolta pria.

MARIA. Che parli? Oh cielo!... e bramo io forse il sangue

            del mio consorte? e chi 'l può dire?...

LAMORRE.                                                   Oh vista! -

            Il cervo imbelle infra i feroci artigli

            sta di arrabbiata tigre... Oimè! già il fianco

            ella gli squarcia... Ei palpitante cade,

            e spira;... e fu... Deh! chi non piange? - Oh lampo!

            qual raggio eterno agli occhi miei traluce?

            Mortal son io? - Le dense orride nubi,

            ch'entro nera caligine profonda

            tengon sepolto l'avvenire, in fumo,

            ecco, si sciolgon rapide... Che veggo?

            Io veggio, ahi! sì, quel traditor, che tutto

            gronda di sangue ancora. Empio! fumante

            di sangue sacro e tremendo, tu giaci

            entro il vedovo ancor tiepido letto?

            Ahi donna iniqua! e il soffri tu?...

MARIA.                                             Qual voce?

            Quali accenti son questi? Oh ciel! che parli?...

            Presagi orrendi... Ei non mi ascolta; in volto

            gli arde una fiamma inusitata...

LAMORRE.                                       Oh nuova

            figlia d'Acàb! già l'urla orride sento,

            già di rabidi cani ecco ampie canne,

            cui tuoi visceri impuri esser den pasto. -

            Ma tu, che in trono usurpator ti assidi,

            figlio d'iniquità, tu regni, e vivi?

MARIA. Fero un Nume lo invade!... Oh ciel!... Deh! m'odi...

LAMORRE. Ma no, non vivi: ecco la orribil falce,

            che l'empia messe abbatte. Morte, morte...

            sue strida io sento, e già venir la miro.

            Oh vendetta di Dio, deh, come sconti

            ogni delitto!... Il ciel trionfa: - tolta,

            ecco, è strappata la perfida donna

            dalle braccia d'adultero marito...

            ecco traditi i traditori... Oh gioia!

            Disgiunti sono,... e straziati,... e morti.

MARIA. Tremar mi fai... Deh!... di chi parli?... Io manco.

LAMORRE. Ma qual vista novella?... Oh tetra Scena!

            Negri addobbi sanguigni intorno intorno

            a fero palco?... E chi sovr'esso ascende?

            Oh! sei tu dessa? O già superba tanto,

            or pure inchini la cervice altera

            alla tagliente scure? Altra scettrata

            donna il gran colpo vibra. Ecco l'infido

            sangue in alto zampilla; e un'ombra accorre

            sitibonda, che tutto lo tracanna. -

            Deh, pago in ciò fosse il celeste sdegno!

            Ma lunga striscia la trista cometa

            dietro a sé trae. Del fianco alla morente

            donna, ecco uscir molti superbi e inetti

            miseri re. Già in un col sangue in loro

            del re dei re la giusta orribil ira

            scorre trasfusa...

MARIA.                      ... Ahi lassa me!... Ministro

            del ciel, qual luce or ti rischiara? Ah! taci...

            deh! taci... Io moro...

LAMORRE. Oh! chi mi appella?... Invano

            tor mi si vuol questa tremenda vista...

            Già già tornar nell'aere cieco in folla

            veggio gli spettri. - Oh! chi se' tu, che quasi

            desti a pietade?... Ahi! sovra te la cruda

            bipenne piomba!... Io miro entro a vil polve

            rotolar tronco il coronato capo!...

            E invendicato sei?... Pur troppo, il sei:

            che a vendetta più antica era dovuta

            l'alta tua testa già. - Pugnar,... ritrarsi,...

            spaventare,... tremar;... quante a vicenda

            regali scorgo ombre minori! Oh schiatta

            funesta altrui, come a te stessa! i fiumi

            fansi per te di sangue... E il merti?... Ah! fuggi,

            per non più mai contaminar col tuo

            piè questa terra: va'; fuggi; ricovra

            , di viltade in grembo; agli idolatri

            tuoi pari appresso: obbrobriosi giorni,

            quivi favola al mondo, onta del trono,

            scherno di tutti, orribilmente vivi...

MARIA. Che sento?... Oimè!... Quale incognita possa

            han sul mio cor quei detti!...

LAMORRE.                           - Oh, d'agitata

            mente, di accesa fantasia, di pieno

            invaso petto alti trasporti! or dove

            me traeste?... Che dissi?... Ove mi aggiro?...

            Che vidi?... A chi parlai?... La reggia è questa?

            La reggia?... O stanza di dolore e morte,

            io per sempre ti lascio.

MARIA.                                 Arresta...

LAMORRE.                                       O donna,

            di'; consiglio cangiasti?

MARIA.                                  Ahi me infelice!...

            Omai... respiro... appena. Io dunque deggio

            dar di nuocermi il campo?...

LAMORRE.                                       Anzi, dei torre

            campo al nuocer; ma pria, veder chi nuoce.

            Che a te Botuello non sia noto appieno,

            il crederò, per tua discolpa: è tale

            quel rio fellon, da stupir quanti iniqui

            abbiavi al mondo.

MARIA.                                 Oh ciel! s'ei mi tradisse?...

            Ma il diffidarne - il meglio. - Or tosto vanne

            ad Arrigo tu stesso: a lui saratti

            scorta Argallo in mio nome. Ove ei mi giuri

            di non uscir di Scozia, anzi che tutto

            non sia fra noi chiaro e quieto, io giuro

            sgombrar d'ogni arme, pria che aggiorni, il piano.

            Va', corri, vola; ottien sol questo, e riedi.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License