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| Vittorio Alfieri Maria Stuarda IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 1
LAMORRE. Posto in disparte ogni rispetto, io vengo ansio, anelante, alle tue stanze, in ora MARIA. Or, che vuoi tu? LAMORRE. Che fai? Chi ti consiglia? Entro i recessi starti puoi di tua reggia omai secura tanto, mentre il consorte tuo di grida e d'armi MARIA. Ma in te, donde l'ardir?... Vedrassi al nuovo dì, ch'io nulla a lui togliea, che di nuocere a sé. egli è crudo, terribile, inaudito: e la plebe furor più assai ne tragge, che non terrore. Or, ben rifletti: forse v'ha chi t'inganna: a rischiararti in tempo forse ch'io giungo. Uscirne sol può danno dai satelliti rei, che inondan tutte della città le vie, lugùbri tede recando in mano, e minacciosi brandi. Che fan costor del regio colle al piede schierati in cerchio, ogni uom lontano a forza MARIA. Oh! del mio oprar ragione a te degg'io? Son dritti i miei disegni: e li saprà chi pur saper li debbe. LAMORRE. Ti affidi tu nella insolente plebe? In me mi affido, ed in quel Dio verace, onde ministro io sono. A me la vita toglier tu puoi, non la franchezza e l'alto libero dire... Al tuo marito accanto, se il vuoi, mi uccidi; ma mi ascolta pria. MARIA. Che parli? Oh cielo!... e bramo io forse il sangue del mio consorte? e chi 'l può dire?... Il cervo imbelle infra i feroci artigli sta di arrabbiata tigre... Oimè! già il fianco ella gli squarcia... Ei palpitante cade, e spira;... e fu... Deh! chi non piange? - Oh lampo! qual raggio eterno agli occhi miei traluce? Mortal son io? - Le dense orride nubi, ch'entro nera caligine profonda tengon sepolto l'avvenire, in fumo, ecco, si sciolgon rapide... Che veggo? Io veggio, ahi! sì, quel traditor, che tutto gronda di sangue ancora. Empio! fumante di sangue sacro e tremendo, tu giaci entro il vedovo ancor tiepido letto? Ahi donna iniqua! e il soffri tu?... Quali accenti son questi? Oh ciel! che parli?... Presagi orrendi... Ei non mi ascolta; in volto gli arde una fiamma inusitata... figlia d'Acàb! già l'urla orride sento, già di rabidi cani ecco ampie canne, cui tuoi visceri impuri esser den pasto. - Ma tu, che in trono usurpator ti assidi, figlio d'iniquità, tu regni, e vivi? MARIA. Fero un Nume lo invade!... Oh ciel!... Deh! m'odi... LAMORRE. Ma no, non vivi: ecco la orribil falce, che l'empia messe abbatte. Morte, morte... sue strida io sento, e già venir la miro. Oh vendetta di Dio, deh, come sconti ogni delitto!... Il ciel trionfa: - tolta, ecco, è strappata la perfida donna dalle braccia d'adultero marito... ecco traditi i traditori... Oh gioia! Disgiunti sono,... e straziati,... e morti. MARIA. Tremar mi fai... Deh!... di chi parli?... Io manco. LAMORRE. Ma qual vista novella?... Oh tetra Scena! Negri addobbi sanguigni intorno intorno a fero palco?... E chi sovr'esso ascende? Oh! sei tu dessa? O già superba tanto, or pure inchini la cervice altera alla tagliente scure? Altra scettrata donna il gran colpo vibra. Ecco l'infido sangue in alto zampilla; e un'ombra accorre sitibonda, che tutto lo tracanna. - Deh, pago in ciò fosse il celeste sdegno! Ma lunga striscia la trista cometa dietro a sé trae. Del fianco alla morente donna, ecco uscir molti superbi e inetti miseri re. Già in un col sangue in loro del re dei re la giusta orribil ira MARIA. ... Ahi lassa me!... Ministro del ciel, qual luce or ti rischiara? Ah! taci... LAMORRE. Oh! chi mi appella?... Invano tor mi si vuol questa tremenda vista... Già già tornar nell'aere cieco in folla veggio gli spettri. - Oh! chi se' tu, che quasi desti a pietade?... Ahi! sovra te la cruda bipenne piomba!... Io miro entro a vil polve rotolar tronco il coronato capo!... E invendicato sei?... Pur troppo, il sei: che a vendetta più antica era dovuta l'alta tua testa già. - Pugnar,... ritrarsi,... spaventare,... tremar;... quante a vicenda regali scorgo ombre minori! Oh schiatta funesta altrui, come a te stessa! i fiumi fansi per te di sangue... E il merti?... Ah! fuggi, per non più mai contaminar col tuo piè questa terra: va'; fuggi; ricovra là, di viltade in grembo; agli idolatri tuoi pari appresso: obbrobriosi giorni, quivi favola al mondo, onta del trono, scherno di tutti, orribilmente vivi... MARIA. Che sento?... Oimè!... Quale incognita possa han sul mio cor quei detti!... mente, di accesa fantasia, di pieno invaso petto alti trasporti! or dove me traeste?... Che dissi?... Ove mi aggiro?... Che vidi?... A chi parlai?... La reggia è questa? La reggia?... O stanza di dolore e morte, io per sempre ti lascio. Omai... respiro... appena. Io dunque deggio campo al nuocer; ma pria, veder chi nuoce. Che a te Botuello non sia noto appieno, il crederò, per tua discolpa: è tale quel rio fellon, da stupir quanti iniqui MARIA. Oh ciel! s'ei mi tradisse?... Ma il diffidarne - il meglio. - Or tosto vanne ad Arrigo tu stesso: a lui saratti scorta Argallo in mio nome. Ove ei mi giuri di non uscir di Scozia, anzi che tutto non sia fra noi chiaro e quieto, io giuro sgombrar d'ogni arme, pria che aggiorni, il piano. Va', corri, vola; ottien sol questo, e riedi.
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