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| Vittorio Alfieri Maria Stuarda IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 4
LAMORRE. E dove, dove fuggir potrai? Tu... già ritorni?... LAMORRE. E tu qui stai? Va', corri; BOTUELLO. Ucciso il re? come? da chi?... da te. Ma, come?... Oh cielo!... Il rio fragor?... statti. D'Arrigo è la magion disvelta fin da radice, dalla incesa polve: ei fra l'alte rovine ha orribil tomba. BOTUELLO. Ah! certo; l'adunata polve, che serbavasi chiusa a mezzo il colle, Arrigo, ei stesso, disperato incese. LAMORRE. Te grida ognun, te traditor, Botuello. BOTUELLO. Ecco il mio capo: ei spetta a chi tal mi chiarisca. A te non chieggo grazia, o regina: alta, spedita, e intera LAMORRE. Ei non si uccise. Infame MARIA. Ahi reo sospetto! Oh pena peggio assai d'ogni morte!... Oh macchia eterna!... Oh dolor crudo!... - Or via, ciascun si tragga dagli occhi miei. Saprassi il vero; e tremi, qual ch'egli sia, l'autor perfido atroce di un tal misfatto. Alla vendetta io vivo; ed a null'altro. BOTUELLO. Il tuo dolor, regina, rispetto io sì; ma per me pur non tremo. |
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