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| Vittorio Alfieri Maria Stuarda IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 4
MARIA. Oh! vieni; inoltra Botuello il passo; odi incredibil cosa, che arreca a me, d'Elisabetta il nome, il britanno oratore. Ella mi vuole più mite ai nuovi settatori; Arrigo sempre indiviso dal mio fianco brama; e che fra noi segua il divorzio, teme. BOTUELLO. Or chi sì falsa impression le diede della corona tua? qual perseguisti religioso culto? e chi pur osa profferir oggi di divorzio il nome? oggi, nel dì, che a te ritorna Arrigo... ORMONDO. Oggi ei ritorna? MARIA. Sì. Ben vedi; io prima di Elisabetta ogni desir prevengo. ORMONDO. Mendace fama né ai re pur perdona: di romor falso apportatrice giunse alla regina mia; come già venne a te di lei non men fallace il grido, che tua nemica te la pinse. Io nutro (o men lusingo) alta speranza in core, d'esser fra voi de' vostri sensi veri non odioso interprete verace, finché a te presso, col piacer d'entrambe, grata m'avrò quanto onorata stanza. MARIA. Malignamente spesso a mal ritorte l'opre son di chi troppo in alto siede: finor palesi, e d'innocenza figlie, le mie non sdegnan testimon nessuno. Per te sian note a Elisabetta: e intanto sì per lei che t'invia, che per te stesso, sarai tu sempre entro mia corte accetto.
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