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| Vittorio Alfieri Maria Stuarda IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 5
MARIA. Duro a soffrir! so di colei qual sia l'animo, e l'odio; e ammetter pur mi è forza, ed onorarne il delatore. Or ella mi assal con arte nuova. A me consiglia il ben, per ch'io nol faccia. Ella mi chiede che ai settatori io tolleranza accordi; brama dunque in suo cor ch'io li persegua. Dal divorzio mi stoglie; ah! dunque spera ella affrettarlo. Il so, vorria ch'io errassi quanto da un re più puossi errar sul trono. Coll'arti stesse sue schermir saprommi. Sue finte brame or compiacendo, io voglio crucciar più sempre il suo maligno core. BOTUELLO. Ciò pur ti dissi, il sai, quando degnasti tua mente aprirmi. Omai da te lontano, per più ragioni, Arrigo esser non debbe. Sia vero o finto il mincciar suo lungo di uscir del regno tuo, torgliene i mezzi parmi sen deggia, col vegliar sovr'esso. MARIA. Certo in me ricadrebbe una tal fuga. La patria, il trono, il figlio, la consorte lasciar, per girne mendi cando asilo; chi fia che il veggia, e me non rea ne stimi? Favola al mondo io non sarò; pria scelgo ogni mio danno. BOTUELLO. E tu ben pensi. Oh! fosse pur oggi il dì, che piena pace interna qui risorgesse! Al fin, poi ch'ei pur cede alle tue istanze, a cui finor fu sordo, sperar tu puoi. MARIA. Sì, men lusingo. Al fine, di sua passata ingratitudin vero, benché tardo, il rimorso oggi gli è scorta. Ei mi ritrova ognor per lui la stessa: io perdono a lui tutto, pur ch'io il vegga. BOTUELLO. Deh, pentito ei pur fosse! Il sai per prova s'io felice ti vo'. MARIA. Quant'io ti deggia, di mente mai non mi uscirà. Tu il soglio, che i nemici di Rizio empi oltraggiaro, con la lor morte hai vendiato. In campo contro i ribelli aperti io t'ebbi scudo; contro gli occulti, assai più vili, io t'ebbi fido consiglio in corte. In un sapesti schernir d'Arrigo le imprudenti trame, e rimembrar ch'era mio sposo Arrigo. BOTUELLO. Fatal maneggio! Omai, deh più non sia qui d'uopo usarlo! MARIA. Ah! se mi ascolta, e crede Arrigo all'amor mio, (ch'ei sol nol crede) sperar mi lice ogni ventura. Il trono, men che il cor del mio sposo, a me fia caro. Ma udiamlo; io spero: assai può il ciel; la sorte può assai... Ma dove arte o consiglio or vaglia, tu più d'ogni altri a mio favor potrai. BOTUELLO. Il mio braccio, il mio avere, il sangue, il senno, (se pur n'è in me) tutto, o regina, è tuo.
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