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1. LA VITA CONSACRATA
“SCUOLA DI COMUNIONE”
La prima parte del titolo
ricorda una duplice dimensione della vita consacrata:
- è un ambiente
privilegiato dove si impara a vivere l’unità che Gesù è venuto a portare sulla
terra e che costituisce il cuore stesso della Chiesa;
- è chiamata a
costruire attorno a sé l’unità, dilatando la comunione sperimentata nel suo seno.
La vita consacrata
ricorda che la comunione è la maniera di vivere nella Chiesa e che essa precede
e ispira ogni coordinamento e organizzazione come pure le modalità di rapporto
tra religiosi e laici: c’è prima la sintonia dei cuori e poi la collaborazione.
Se religiosi e
religiose sono, come viene ripetutamente affermato, “esperti di comunione”,
essi devono mostrarsi capaci di aiutare tutti: «hanno la missione di essere
segni particolarmente leggibili dell’intima comunione che anima e costituisce
la Chiesa, e di essere sostegno per la realizzazione del piano di Dio» (Congregavit nos in unum n. 10). Per
questo, come leggiamo nell’Esortazione apostolica Vita consecrata, «la Chiesa affida alle comunità di vita consacrata
il particolare compito di far crescere la
spiritualità della comunione, prima di tutto al proprio interno e poi nella
stessa comunità ecclesiale ed oltre i suoi confini, aprendo o riaprendo
costantemente il dialogo della carità, soprattutto dove il mondo di oggi è
lacerato dall’odio etnico o da follie omicide» (n. 51). Si fa appello alla capacità
dei consacrati di esprimere «un’esemplare fraternità, che sia di stimolo alle
altre componenti ecclesiali» (n. 52).
È opportuno che
teniamo sempre viva la coscienza di questa missione per non cadere nel pericolo
dell’intimismo, nella costruzione di un ambiente sicuro ed accogliente in cui
rifugiarsi. Siamo spronati a sperimentare la dinamica esigente della comunione,
in modo da poter diventare autentici specialisti del dialogo dell’amore tra le
diverse vocazioni della Chiesa locale: tra vescovo e clero, tra clero e laici,
tra le molteplici componenti parrocchiali e diocesane. Siamo responsabili della
costruzione della comunione ecclesiale e siamo chiamati a saper trasmettere le
leggi dell’unità prima sperimentate all’interno della nostra fraternità.
La vita fraterna
delle persone consacrate è chiamata inoltre, al di là della Chiesa, a divenire
stimolo per la stessa convivenza umana in un mondo diviso e ingiusto. Non è il
momento per soffermarci su quest’ulteriore dimensione della vocazione della
vita consacrata, ma l’attuale situazione mondiale non può esimerci dal
ricordala. La vita consacrata è «testimone del progetto divino di fare di tutta
l’umanità, all’interno della civiltà dell’amore, la grande famiglia dei figli
di Dio» (VC 35); fino al punto di
additare agli uomini «la bellezza della comunione fraterna» (VC 41). Davanti alle guerre in atto la
buona novella della fratellanza universale sembra un’utopia. Ma noi crediamo e
viviamo per questo ideale, lo stesso che ha guidato Gesù.
Sul ruolo di
costruzione di comunione nell’ambito ecclesiale ho avuto modo di parlarne già
in questa assemblea, portando l’attenzione soprattutto sul rapporto di
comunione con i nuovi movimenti ecclesiali1. Recentemente
p. Jesús Castellano Cervera è tornato sul
tema approfondendo l’aspetto dell’unità tra le famiglie religiose2. Oggi l’attenzione vuole portarsi sul rapporto di comunione con i
laici.
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