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2. Laici con particolari vocazioni
Accanto alle persone
che vivono il loro impegno cristiano in maniera ordinaria nell’ambito della
famiglia, della parrocchia e della normale vita sociale, la Chiesa conosce
molteplici forme di associazioni di laici, recepite dal Codice di Diritto
Canonico. «La ricca varietà della Chiesa – leggiamo in Christifideles laici – trova una sua ulteriore manifestazione
all’interno di ciascun stato di vita. Così entro
lo stato di vita laicale si danno diverse “vocazioni”, ossia diversi cammini
spirituali e apostolici che riguardano i singoli fedeli laici. Nell’alveo
d’una vocazione laicale “comune” fioriscono vocazioni laicali “particolari”»
(n. 56).
Non si tratta ancora
di gruppi legati alle nostre famiglie religiose, ma di associazioni di preghiera,
caritative, di impegno culturale, sociale… In questo ambito potremmo
considerare anche i movimenti ecclesiali e, per certi versi, alcuni delle nuove
comunità in quanto entrambe queste forme di vita raccolgono gran numero di
laici tra i suoi membri, se non la maggioranza. Con questi gruppi vi è una
sintonia carismatica: come la comunità religiose spesso sono nati da autentici
carismi.
Quale il rapporto
con questi gruppi di laici? La risposta mi sembra sia stata indicata
dall’ultima Assemblea generale dell’USG (27-29 novembre). Fatto nuovo, oltre ai
140 superiori o vicari generali, erano presenti 50 membri di 14 movimenti e
associazioni (Associazione Teresiana, Azione Cattolica, Communité de
Beatitudes, Comunité Chemin Neuf, Comunione e Liberazione, S. Egidio, L’Arche,
Le Verbe de Vie, Movimento Schoenstatt, Focolari, Movimento Salesiano, Ordine
Francescano Secolare, Rinascita Cristiana, Rinnovamento dello Spirito).
Il tema
dell’Assemblea dei superiori generali non era tanto sul rapporto tra religiosi
e movimenti ecclesiali, come era avvenuto ad esempio nell’assemblea del 1987,
ma su come affrontare insieme le grandi sfide che il III millennio ci apre
davanti. È un enorme cambiamento di prospettive che dice quale deve essere il
tipo di comunione e di collaborazione che religiosi e associazioni laicali devono
instaurare. «Non si tratta di guardarci l’un l’altro – ha detto fratel Alvaro
Rodriguez Echeverria, superiore dei Fratelli delle Scuole Cristiane e
Presidente dell’USG, citando St. Exupery del Piccolo Principe –, ma di guardare
insieme nella stessa direzione, il che non può essere altro che il piano salvifico
di Dio. Dobbiamo unire i nostri carismi per rispondere con creatività alle
nuove forme di disumanizzazione, alle nuove povertà, ai richiami che ci rivolge
il mondo degli esclusi. Una presenza solidale ci deve stimolare ad una
creatività feconda di iniziative in proprio e alla collaborazione in iniziative
congiunte».
Cinque le grandi
priorità a cui si è guardato insieme. Per ognuna venivano offerte delle testimonianze
concrete da parte di un Ordine e di un Movimento. Per la sfida della guerra la
Comunità di sant’Egidio e i Comboniani, per la povertà l’Arca e i Gesuiti, per
la comunicazione del Vangelo Comunione e Liberazione e i Domenicani, per la
spiritualità il Rinnovamento nello Spirito e i Carmelitani, per il dialogo
interreligioso il Movimento dei focolari e i francescani. Poi gli incontri di
gruppo per andare in profondità nella conoscenza e nella comunione e per vedere
cosa si può fare insieme.
Si è trattato di
un’esperienza di comunione intensa e ricchissima tra carismi antichi e nuovi.
Più che le conclusioni a cui si è giunti, tutti hanno percepito la novità e la
bellezza dell’evento in sé: trovarsi insieme tante forze carismatiche nella
Chiesa: un vero dono di Dio che avrà un grande futuro.
Partecipando a
questa assemblea mi è sembrato di vedervi un’attuazione di quanto scrive Ripartire da Cristro là dove invita i
consacrati e le consacrate ad aprirsi alla comunione con gli altri Istituti e
le altre forme di consacrazione, nella convinzione che «non si può più
affrontare il futuro in dispersione. (…) Anche nei confronti delle nuove forme
di vita evangelica si domanda dialogo e comunione. (…) Infine dall’incontro e
dalla comunione con i carismi dei movimenti ecclesiali può scaturire un
reciproco arricchimento. I movimenti spesso possono offrire l’esempio di
freschezza evangelica e carismatica, così come l’impulso generoso e creativo
all’evangelizzazione. Da parte loro i movimenti, così come le nuove forme di
vita evangelica, possono imparare molto dalla testimonianza gioiosa, fedele e
carismatica della vita consacrata, che custodisce un ricchissimo patrimonio
spirituale, molteplici tesori di sapienza e di esperienza ed una grande varietà
di forme di apostolato e di impegno missionario» (n. 30).
Mi auguro vivamente
che anche l’UISG si avvii su questa linea. Era anche il desiderio dei laici
presenti all’assemblea USG, abituati a relazionarsi con le religiose nella loro
vita quotidiana, e meravigliati di dover confrontarsi soltanto con la parte
maschile.
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