|
3. I laici nell’ambito degli istituti di vita consacrata
Veniamo ora ad un
terzo tipo di laici, quelli legati direttamente ai nostri Istituti. Sono quanti
chiedono di condividere la nostra spiritualità e missione, animati dal carisma
del Fondatore. È davvero un capitolo nuovo dell’esperienza della vita
consacrata di questi anni. Lo affermava, ad esempio, il Capitolo Generale degli
OMI del 1992, esprimendo quanto sta avvenendo anche in qussi tutte le altre
congregazioni: «Sta nascendo una nuova realtà: famiglie, coppie, persone
singole, giovani desiderano impegnarsi più strettamente con noi manifestando un
attaccamento particolare al nostro carisma… Questo fenomeno, relativamente
nuovo, è un segno dei tempi. Noi non
siamo proprietari del nostro carisma: esso appartiene alla Chiesa. Siamo perciò
felici che dei laici, chiamati da Dio, vogliano
condividerlo»4.
L’Esortazione
apostolica Vita consecrata afferma in
modo positivo che «oggi non pochi Istituti sono pervenuti alla convinzione che
il loro carisma può essere condiviso con i laici… è iniziato un nuovo capitolo,
ricco di speranze, nella storia delle relazioni tra le persone consacrate e il
laicato» (n. 54). Riconosce in questo fenomeno «uno dei frutti della dottrina
della Chiesa come comunione», rilanciando il rapporto di comunione e di
collaborazione con i laici come un tipo di risposta efficace alle sfide del
nostro tempo. «Una espressione significativa di partecipazione laicale alle
ricchezze della vita consacrata – leggiamo al n. 56 – è l’adesione di fedeli
laici ai vari Istituti nella nuova forma dei
cosiddetti membri associati o, secondo le esigenze presenti in alcuni contesti
culturali, di persone che condividono, per un certo periodo di tempo, la vita
comunitaria e la particolare dedizione contemplativa o apostolica
dell’Istituto, sempre che ovviamente l’identità della sua vita interna non ne
patisca danno».
In questa esperienza
di comunione non si vede soltanto l’occasione per una migliore attuazione del
lavoro apostolico e pastorale, ma un’autentica e positiva fecondazione
reciproca. I laici, condividendo i valori fondamentali del carisma, «saranno
introdotti all’esperienza diretta dello spirito dei consigli evangelici, e
saranno così incoraggiati a vivere e a testimoniare lo spirito delle
beatitudini, in vista della trasformazione del mondo secondo il cuore di Dio»
(n. 55). I consacrati, da parte loro, saranno portati ad approfondire, grazie
al contributo dei laici, alcuni aspetti del loro carisma non ancora esplorati o
sufficientemente vissuti.
Ripartire da Cristo ricorda che «se, a volte anche nel recente
passato, la collaborazione è avvenuta in termini di supplenza per la carenza
delle persone consacrate necessarie allo svolgimento delle attività, ora essa
nasce dall’esigenza di condividere le responsabilità non soltanto nella
gestione delle opere dell’Istituto, ma soprattutto nell’aspirazione a vivere
aspetti e momenti specifici della spiritualità e della missione dell’Istituto.
(…) Se in altri tempi sono stati soprattutto i religiosi e le religiose a
creare, nutrire spiritualmente e dirigere forme aggregative di laici, oggi,
grazie ad una sempre maggiore formazione del laicato, ci può essere un aiuto
reciproco che favorisce la comprensione della specificità e della bellezza di
ciascun stato di vita. La comunione e la reciprocità nella Chiesa non sono mai
a senso unico» (n. 31).
|