|
1. Nuova comprensione del carisma
Il rapporto con i
laici ci aiuta a comprendere in modo nuovo il carisma. Mi sembra molto interessante
al riguardo quanto asserisce Antonio Maria Sicari in un suo recente studio7. Il carisma nella sua origine fontale ha la capacità di essere vissuto
non soltanto dai consacrati ma di dare una identità spirituale anche ai fedeli
laici. Il carisma originario di molti Ordini antichi toccò di fatto anche dei
“non-consacrati” che lo condivisero. Se esso trovò il suo punto di forza nei
consacrati e non poté sviluppare tutte le potenzialità “laiche” ciò era dovuto
alla stretta separazione che vigeva tra gli stati di vita. Oggi, grazie alla
nuova ecclesiologia di comunione, i carismi possono esprimersi attraverso tutti
gli stati di vita, e quindi nelle maniere più svariate, consone appunto alle
diverse vocazioni. Al dire di Sicari non è che i religiosi partecipano ai laici
il loro carisma, quasi fosse un adattamento in forma laica di una realtà
originariamente religiosa. Il carisma precede la sua incarnazione in ambito di
consacrazione o di laicità. Siamo tutti quindi chiamati, consacrati e laici, ad
andare alla sorgente genuina del carisma per poi capire le modalità di
espressione del carisma, sia nel modo della consacrazione che in quello
laicale.
Non è dunque utopico
quello che Vita consecrata si attende
dal rapporto religiosi-laici: «inattesi e fecondo approfondimento del carisma»,
sia «ridestandone una interpretazione più spirituale», sia «spingendo a trarne
indicazioni per nuovi dinamismi apostolici» (n. 54).
|