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2. Distinzione fra comunità e opera
Il massiccio
inserimento dei laici nelle opere dei religiosi sta portando alla separazione
tra comunità ed opera. Le opere dell’Istituto – scuole, ospedali, case di
recupero… – somigliano sempre più a luoghi di lavoro e sempre meno a luoghi di
abitazione. Anche le ristrutturazioni necessarie per mettere gli edifici a
norma di legge chiedono una tale trasformazione da rendere gli ambienti sempre
meno familiari.
Di qui la necessità
di distinguere i luoghi in cui si svolgono le attività e i luoghi di vita. Il
lavoro comune passa in secondo piano (non tutti lavorano nell’opera o nella
stessa opera) ed emerge con più evidenza che si sta insieme perché si condivide
lo stesso carisma (una motivazione teologale). Favorisce anche una
modalità di stabilire i rapporti nella coscienza che si appartiene a quella
comunità in cui si è stati trasferitiLa comunità non è “insieme”
solo per motivi di lavoro: v’è una chiamata alla
fraternità che precede e fonda le scelte apostoliche. Ed è a questa
testimonianza che oggi è particolarmente attento il mondo laico, in
specie quello giovanile, che è alla ricerca di luoghi
in cui è possibile trovare un ambiente di vita in cui la fraternità è
trasparenza di valori trascendenti.
La distinzione tra
luogo di lavoro e casa domanda anche una distinzione tra u
n’economia di comunità e un’economia dell’opera. La prima si trasforma in
una economia di famiglia in cui si è attenti alle spese e si vive una
essenzialità che caratterizza la vita consacrata. Si riprendono anche i servizi
quotidiani della casa (pulizie, cucina, lavanderia, manutenzione), prima
assicurati dalla gestione dell’opera. Sono tutti elementi che aiutano il senso
della fraternità e di appartenenza ad una comunità che esprime la propria
ricchezza nel vivere insieme la quotidianità, oltre
che nel collaborare alla missione rendendosi presente nel mondo sociale ed
ecclesiale.
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