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P. Fabio Ciardi, OMI
La vita consacrata “scuola di comunione”…

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  • 5. L’INCIDENZA DELLA COMUNIONE CON I LAICI NELLA NOSTRA VITA
    • 3. Precisazione dei ruoli
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3. Precisazione dei ruoli

La presenza dei laici porta ad un ripensamento dei ruoli specifici e in definitiva a prendere maggiormente coscienza della nostra identità di consacrati.

Per i laici è chiaro che l’esperienza diretta del carisma e dello spirito dei consigli evangelici li porta «a vivere e testimoniare lo spirito delle beatitudini, in vista della trasformazione del mondo secondo il cuore di Dio»; ad «una irradiazione di operosa spiritualità al di delle frontiere dell’Istituto» negli ambiti più tipicamente laicali, come l’impegno sociale e politico, la vita familiare, il mondo del lavoro e dell’educazione; ad «offrire alle famiglie religioso il prezioso contributo della loro secolarità e del loro specifico servizio» (cf VC 54-55). Dal punto di vita dell’apostolato è essenziale che ogni laico abbia una espressione apostolica della propria spiritualità, che può essere in ambienti anche diversi dai campi apostolici di una comunità religiosa. Anzi, è proprio la speranza che i Laici trovino espressioni apostoliche di origine carismatica non sviluppate dalle Congregazioni: l’apostolato è comunitario per il mandato non perché si lavora insieme nello stesso settore.

I religiosi e le religiose a loro volta possono prendere coscienza del loro compito di «guide esperte spirituali di vita spirituale», chiamate alla direzione spirituale personale, all’assistenza spirituale alle associazioni formative, ad offrire itinerari formativi attorno ai temi del carisma

Anche la comunità acquista una nuova dimensione: la capacità di accoglienza reale di una comunità è direttamente proporzionale alla sua unità e allo spirito di comunione e alla libertà e spontaneità di relazione che vi regna: il rischio è di “offrire una stanza” o “un pasto” e non una esperienza di comunità.

Dentro questa reciprocità ci si accorge di come si è capaci di costruire relazione con i laici nella misura in cui si è capaci di relazione con i confratelli o, ancora più semplicemente, nella misura in cui si è capaci di relazione. Diversamente si assiste a fenomeni di fuga all’esterno o idealizzazioni. Se il rapporto con i laici rimane prevalentemente una esperienza individuale, c’è il rischio di spaccare la comunità. L’intera comunità religiosa è chiamata a essere garante del carisma e della sua attualizzazione.




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