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| P. Fabio Ciardi, OMI La vita consacrata “scuola di comunione”… IntraText CT - Lettura del testo |
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2. Distinzione fra comunità e opera Il massiccio inserimento dei laici nelle opere dei religiosi sta portando alla separazione tra comunità ed opera. Le opere dell’Istituto – scuole, ospedali, case di recupero… – somigliano sempre più a luoghi di lavoro e sempre meno a luoghi di abitazione. Anche le ristrutturazioni necessarie per mettere gli edifici a norma di legge chiedono una tale trasformazione da rendere gli ambienti sempre meno familiari. Di qui la necessità
di distinguere i luoghi in cui si svolgono le attività e i luoghi di vita. Il
lavoro comune passa in secondo piano (non tutti lavorano nell’opera o nella
stessa opera) ed emerge con più evidenza che si sta insieme perché si condivide
lo stesso carisma (una motivazione teologale). La distinzione tra
luogo di lavoro e casa domanda anche una distinzione tra u n’economia di comunità e un’economia dell’opera. La prima si trasforma in una economia di famiglia in cui si è attenti alle spese e si vive una essenzialità che caratterizza la vita consacrata. Si riprendono anche i servizi quotidiani della casa (pulizie, cucina, lavanderia, manutenzione), prima assicurati dalla gestione dell’opera. Sono tutti elementi che aiutano il senso della fraternità e di appartenenza ad una comunità che esprime la propria ricchezza nel vivere insieme la quotidianità, oltre che nel collaborare alla missione rendendosi presente nel mondo sociale ed ecclesiale.
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