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Vittorio Alfieri
Ottavia

IntraText - Concordanze

roma

   Atto,  Scena
1 Per | la Reggia di Nerone in Roma~ ~ ~ 2 1,1| tel dicea: t’aggiunsi~ che Roma intera avea per doni infausti~ 3 1,1| che accorto~ fatto m’ha Roma in tempo. Error non lieve~ 4 1,3| cenno, ogni tua voglia in Roma.~ Tu in premio a me dell’ 5 1,3| l’ultima testa, in cui~ Roma fonda sua speme; e infranta 6 1,3| Appien finora~ me non conosce Roma: a lei di mente~ ben io 7 1,3| Poppea. È ver; tacersi,~ Roma nol sa; ma, e ch’altro omai 8 1,3| ma, e ch’altro omai sa Roma,~ che cinguettar? Dei tu 9 1,3| per me secura ell’abbia~ Roma, e la reggia mia.~Poppea. 10 1,3| Poppea. Che ascolto? In Roma~ Ottavia riede!~Nerone. 11 1,3| Deh! m’odi:~ Ottavia in Roma a danno tuo non torna;~ 12 1,3| Già mosso ha il piè ver Roma: il novello~ qui scorgeralla. 13 2,1| vendetta ei tragge Ottavia in Roma. Lascia~ ch’opri in lui 14 2,1| gli urli,~ le minacce di Roma...~Tigellino. Ottavia trarre~ 15 2,1| che il timor suo immenso.~ Roma, Ottavia chiamando, Ottavia 16 2,3| bench’io nol sappia, in Roma Ottavia~ appelli; ma non 17 2,3| il suo venir sol manca.~ Roma saprà, ch’ella cessava: 18 2,3| cessava: ed ecco~ qual conto a Roma del mio oprare io debbo.~ 19 2,6| ciò solo io ti ritraggo in Roma.~ O a smentirlo, o a riceverne 20 2,6| colorar le tue vendette~ Roma è dotta: che temi? in me 21 3,1| gridarti innocente udrammi Roma:~ chi fiaduro, che pietà 22 3,2| tu, che intera~ vaneggi Roma al tuo tornare; ed osi~ 23 3,3| sovran comando~ Ottavia in Roma ha ricondotto, a gara~ chiede 24 3,3| vittime t’acquisti.~Nerone. A Roma, io sì, te mostrerò: ma 25 3,3| pria~ chiarir voglio, se in Roma il signor vero~ son io. — 26 3,6| verran gli obbrobri tuoi;~ Roma vedrà qual sozzo idol s’ 27 3,6| sangue:~ l’eccidio ell’è di Roma. Io taccio i danni~ miei, 28 3,7| e il tuo Neron conosci.~ Roma dovessi a fuoco e a sangue 29 4,1| sai ch’io Neron conosco,~ Roma, i tempi, e Poppea.~Poppea. 30 4,1| troppo tu d’Ottavia i danni.~ Roma te sola e del ripudio incolpa,~ 31 4,1| a tale eletta~ lo sforza Roma.~Poppea. Ed io Neron più 32 4,1| assoluto signor non è di Roma~Nerone? e fia ch’ei curi 33 4,1| mostro; Ottavia, idol di Roma,~ e di Neron terrore. Ottavia 34 4,2| Poppea. Che che ne avvenga, Roma~ sappia or da te, ch’io 35 4,2| parlar Seneca, e il volgo. A Roma or ora~ chiaro farò, qual 36 4,2| che ingannar, t’è lieve~ Roma atterrir: l’uno assai volte 37 4,3| pur di Cesari son presta,~ Roma or la sdegna. Alla prosapia 38 4,3| trono tuo; sbandirmi~ di Roma; e, s’uopo fia, dal vasto 39 4,3| ogni pensier deponi.~ E Roma, e il mondo, e il ciel nol 40 4,4| spenti?~ Signor son io di Roma? — E che? tu torni~ senza 41 4,4| stessa; e ch’ella~ di pace in Roma apportatrice riede,~ non 42 5,5| sei: far chiaro appieno~ a Roma, e al mondo ogni delitto 43 5,5| orribil trama~ per far che Roma mi abborrisca. Iniquo,~ 44 5,5| Nerone. Andiamo: e sappia or Roma tutta, e il campo,~ ch’io


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