abban-festi | fiamm-prome | pront-vinta | vinti-vuoto
grassetto = Testo principale
Atto, Scena grigio = Testo di commento
1 5,1| tutto~Seneca anch’egli or mi abbandona?... Ah, forse~ più non respira...
2 1,1| l’oscuro~ tuo patrio nido abbandonar, per questo~ reo splendore
3 4,3| forza vogl’io: son ferma~ di abbandonare il trono tuo; sbandirmi~
4 2,3| te pensier non entra~ di abbandonarla mai; che ad alto fine,~
5 4,3| già l’ira è troppa... d’abbandonarmi ogni pensier deponi.~ E
6 2,6| eri:~ e, ch’io non fossi abbastanza infelice,~ nascea rimorso
7 1,2| mentita,~ altero Stoico, abbatterò. Punirti~ seppi finor coi
8 4,3| l’arbitro del tuo core: abbiasi il trono,~ (ma questo è
9 5,5| trono è tuo: tu il godi:~ abbiti pace... Intorno al sanguinoso~
10 2,6| vegg’io, (me misera!) che abborri~ me più assai, che marito
11 3,6| Ottavia. Tu meno assai mi abborriresti, s’io~ scaduta fossi or
12 5,5| trama~ per far che Roma mi abborrisca. Iniquo,~ tu l’ordisti;
13 1,1| Intera~ l’avria Neron, se di abborrito nodo~ stato non fosse a
14 3,3| primier consiglio:~ e v’ha chi accerta, che di nuovo accolta~ nel
15 4,3| che temi?~ trionferemo, accertati...~Poppea. Deh! soffri,~
16 4,2| ebbi~ vestito il core dell’acciar suo stesso.~ Io, vil, credei
17 5,4| fianco ei sempre~ cinge un acciaro: io mi v’avvento, e il traggo,~
18 2,1| venir, tenerlo,~ aggirarlo, acciecarlo; e vegliar sempre:~ — ciò
19 3,7| disperderassi: all’opra anch’io mi accingo. —~ Secura sta’: d’ogni
20 3,3| chi accerta, che di nuovo accolta~ nel tuo talamo l’hai. Chi
21 3,3| peggio. A piacer tuo,~ fingi, accorda, prometti, inganna, uccidi:~
22 1,1| uomo. Or basti a me, che accorto~ fatto m’ha Roma in tempo.
23 4,1| grave, in mille~ doppi or si accresce, e il susurrare. Ancora~
24 1,1| del loro~ lustro e poter l’accrescitor saresti,~ senza la man di
25 2,6| orrenda! Ov’è l’iniquo~ accusator?... Ma, oimè! stolta, che
26 5,4| tentato di trafigger lui,~ mi accuserà Nerone: e ad inaudita~ morte
27 5,3| popolare; o vuole,~ che rea ti accusi: a ciò ti dona intero~ questo
28 2,3| in volto~ ti lampeggia. Acquetare ogni tempesta~ del suo sbattuto
29 4,3| passeggiera pace, or non mi acqueto.~ Ai terror nostri io vo’
30 1,3| grave~ e lunga pena io t’acquistava; or debbo~ travagliarmi
31 3,3| di segnar tue vittime t’acquisti.~Nerone. A Roma, io sì,
32 1,1| bando. In cor del volgo addentro molto~ Ottavia è fitta:
33 1,1| somma,~ tal di mia reggia addobbo sei, che biasmo~ di me non
34 4,3| sento! oh quanto~ meco mi adiro! Io son la ria cagione~
35 2,3| citarista infame,~ ch’ella adocchiando andava...~Nerone. Oh infamia!
36 2,3| affligger donna, che così t’adora?~Nerone. Cieca ella ognor
37 3,3| tacitamente i pretoriani aduna;~ terribil quindi esci improvviso
38 2,3| di’; possibil fora prove~ adunar di ciò?~Tigellino. Di sue
39 2,6| avessi~ ristoro alcun di affanni tanti. Invano~ io lo sperai;
40 3,6| animo, e il cor; costei~ ti affascinò la mente; ella primiera,~
41 | affatto
42 2,3| amore. Ah! puoi tu tanto~ affligger donna, che così t’adora?~
43 5,4| deh!... morte... ti... affretta.~ ~
44 5,5| il piacer ti tolgo,~ coll’affrettare il mio morir poch’ore,~
45 3,3| vidi io mai; di tanto~ meno affrontabil, chi di gioia è figlio.~
46 2,3| mi fai. Bollente~ plebe affrontar, savio non è. Se giusta~
47 4,3| a un tal pensier di tema agghiaccio. Ah lungi~ io da te morrò
48 2,1| andar, venir, tenerlo,~ aggirarlo, acciecarlo; e vegliar sempre:~ —
49 2,1| capace il credo. Or, se vi aggiungi gli urli,~ le minacce di
50 1,1| è fitta: io tel dicea: t’aggiunsi~ che Roma intera avea per
51 2,1| fia mai ch’appo Neron ti agguagli.~ ~
52 4,2| manderai poscia, a tuo grand’agio, morte.~ ~
53 1,1| ch’ei sia pure. — Ogni mio aiuto è vano~ a’ tuoi disegni,
54 | alcune
55 5,4| tutta~ già sorbita ho coll’alito la polve~ mortifera...~Seneca.
56 3,6| ondeggiante fé d’audace plebe.~ Ti allegra tu: queta ogni cosa appena,~
57 3,3| di Ottavia: altri, ebro d’allegrezza, ardisce~ atterrar quelle
58 1,3| speranza entro quei petti alligna.~ Io mal colà bando a lei
59 1,3| piaggia~ remota è sì, che t’allontani troppo~ da lei, che darsi
60 3,3| sparge, e voti;~ altri di alloro trionfal corona~ ripon sopra
61 3,6| occhi. Or via,~ tu, che sì altera in tua virtù ti stai;~ tu,
62 2,3| dolcemente arpeggiar soavi note~ alternate col canto: indi l’altezza~
63 1,2| pur la tua virtù mentita,~ altero Stoico, abbatterò. Punirti~
64 2,3| alternate col canto: indi l’altezza~ già non t’invidia del primier
65 | altr’
66 4,3| al popolar tumulto~ che altronde vien, pure in mio core ho
67 1,1| in farlo mio davvero,~ l’alunno tu: fa’ ch’io ti trovi or
68 3,1| dirsi) or quanta~ sia l’amarezza del tuo pianto: io tutto~
69 5,5| l’amo; e più sempre~ di amarla io giuro.~Seneca. In cor
70 2,3| che dico esiglio?~ recesso ameno, la Campania molle~ nelle
71 1,3| nomi.~ Da’ suoi torbidi amici appien disgiunta,~ qui di
72 4,1| dell’util mio? Mi fosti~ amico mai, né il sei? Cagion qual
73 4,2| libera lingua. Al mio fallire ammenda~ fian lieve i detti, è ver;
74 4,1| Ancora~ spersa non è l’ammutinata plebe:~ ma pur, poniam che
75 1,3| a ritornar son presta.~ Amommi ei molto, e ancor non poco
76 4,2| stimai che pena ella ben ampia avesse,~ nel perder te:
77 2,1| destrezza,~ adoprar tutta; andar, venir, tenerlo,~ aggirarlo,
78 2,1| Burro,~ e tanti, e tanti, andaro. A voler spenta~ la tua
79 2,3| infame,~ ch’ella adocchiando andava...~Nerone. Oh infamia!
80 4,4| accuse~ caldamente prosiegui. Andiam, Poppea;~ vendetta avrem
81 5,5| funesta stanza.~Nerone. Andiamo: e sappia or Roma tutta,
82 5,4| non rechi in dito~ un fido anello? eccolo; il voglio...~Seneca.
83 2,3| calmar può meglio~ le fere angosce di timor geloso,~ che riamato
84 5,3| reo? Parla.~Tigellino. Aniceto.~Seneca. D’Agrippina il
85 1,3| a terra,~ lacera, muta, annichilata cade~ la superba sua plebe.
86 1,1| Biasmo, e vergogna io t’annunziava, e danno,~ dal repudio di
87 4,2| Ottavia uccidi: io te l’annunzio; tutto~ sovra il tuo capo
88 1,3| io trarrò queste sue fole antiche~ di libertà. De’ Claudi
89 2,1| rival, lascia che all’odio antico~ nuovo timor nel core al
90 1,3| quindi m’è forza,~ che antivedendo io tolga...~Poppea. E al
91 2,1| sagace, e farmen dotta;~ antivedere; a sdegno aggiunger sdegno;~
92 4,2| più di tutti, e stimo;~ e apertamente, a ogni uom che udire il
93 2,6| Del sol morir dunque ti appaga. Ogni altra~ strage de’
94 2,6| certo che d’oscura vita~ ti appagheresti meglio, a te prescritta~
95 2,3| darle, or perché vuoi che appaia~ vittima sol di tua assoluta
96 2,3| sappia, in Roma Ottavia~ appelli; ma non a danno di Poppea.~
97 2,6| tuoi; stan d’ogni strage appesi~ i voti ai templi già; trofei,
98 2,1| possa~ nullo fia mai ch’appo Neron ti agguagli.~ ~
99 3,1| Poppea~ bassi amori mi appone.~Seneca. Oh degna sposa~
100 5,3| non ben provato a te si apponga. Or altra,~ ben altra accusa
101 2,6| appormi?~Nerone. A delitto ti appongo Eucero vile...~Ottavia.
102 2,1| onde costei si spenga; apporle falli,~ ove non n’abbia;
103 2,6| macchia infame~ perché mi apporre, ov’io morte sol chieggo?~
104 4,4| ch’ella~ di pace in Roma apportatrice riede,~ non di scompiglio...~
105 1,1| né tu l’insegni,~ né l’apprend’uomo. Or basti a me, che
106 2,5| fia pur ver, ch’altri ad apprender abbia~ mezzi a Neron per
107 3,6| ella primiera,~ ella ti apprese a saporare il sangue:~ l’
108 3,3| assai; sol basta,~ ch’io m’appresenti in placida sembianza,~ come
109 3,1| Oh cielo!~ alla reggia appressarsi...~Seneca. Odo le grida~
110 | appresso
111 4,4| fra ‘l volgo: or, che ti appresti forse~ a ripigliare Ottavia;
112 2,6| cui non nacque: io seppi~ apprezzar te: né al paragon si attenti~
113 1,3| Nerone. Mostrar quant’io l’apprezzi~ spero, in breve; ma a questa
114 5,1| Nerone? In rei bagordi egli apre~ la notte già. Securo stassi
115 1,1| Ella del soglio~ la via t’aprì: pur quella Ottavia or langue~
116 4,3| poiché il volgo è fatto~ l’arbitro del tuo core: abbiasi il
117 2,6| trabocca; or, ch’io~ le tue arcane laidezze in parte scopro.~
118 2,1| madre? di me tutto egli ardea; pur farmi~ sua sposa mai,
119 2,3| A te narrarli~ niun uomo ardì: ma, da tacersi sono,~ or
120 2,3| ognora e increbbe;~ ella ebbe ardir di piangere il fratello;~
121 3,3| incontri.~Tigellino. Io l’ardirò; ma incerto~ ne fia l’evento
122 3,6| librar te meco~ alcun si ardisse, a Ottavia appor potria~
123 1,1| coll’armi~ di ragion salde, arditamente incontro~ al giovenile impeto
124 2,1| sposa mai, finch’ella visse, ardiva?~ col sol rigor del taciturno
125 3,3| Tentan duci e soldati argine farsi~ alla bollente rapidissim’
126 4,3| Il tuo~ stato mi è lieve argomentar dal mio.~ Del tuo periglio,
127 2,6| tenebrosa notte,~ cinta d’armate guardie, trar mi veggo~
128 2,3| imbelle destra~ dolcemente arpeggiar soavi note~ alternate col
129 1,1| me novelli~ doni odiosi arreca, onde mi hai carco;~ né
130 3,3| una, anzi che danno~ lieve arrecare al signor mio.~Tigellino.
131 5,2| tristo sembri: oh! che mi arrechi?~Seneca. Intatta,~ godi,
132 4,2| spesso; e a ciò pur eri~ arrendevole tu...~Seneca. Colpevol
133 4,3| preghi~ del tuo consorte arrenditi; o i comandi~ del tuo signor
134 5,4| tanto?~Ottavia. Ma, e che t’arresta?... e che paventi?... Ancora~
135 3,6| posso~ cessar d’amarti, né arrossirne: immensa~ ben m’è vergogna
136 5,5| Nerone, i miei detti ultimi ascolta.~ Credimi, or giungo al
137 1,1| dunque? ed è ver quanto ascoltai? ritorna~ Ottavia?~Nerone.
138 5,2| chiare ad ogni uomo fa; lo ascoltan pieni~ d’inusitato orror
139 4,1| vita,~ parlar mi fanno: ad ascoltar ti muova~ tuo interesse,
140 2,3| nelle lor laide voluttà gli asconde.~ Tra l’erba e i fior, là
141 3,6| il vile~ tuo amor, che ascondi invano, appien ti fora~
142 5,4| la plebe~ udir da me le ascose, inique, orrende~ arti del
143 3,2| dei tumulti, che sfuggi; ascoso capo~ di ribellanti moti;
144 4,1| pena~ maggior le tocca, ascritta a te fia sempre.~ Quindi
145 3,6| a te, Poppea, verranno~ ascritti a onor; a infamia sua gli
146 5,5| veleno a delitto io non t’ascrivo.~ Ciò far tu pria dovevi;
147 3,1| infame...~Ottavia. Tutto aspettava io da Neron, men questo~
148 3,1| tacque~ nella tua breve assenza. Iniquo molto,~ ma tremante
149 1,1| per me t’adopra.~Seneca. Assolute parole odo, e cosperse~
150 4,1| periglio... Ma, che narri?~ assoluto signor non è di Roma~Nerone?
151 2,1| Neron l’ingegno~ meglio assottiglia, che il timor suo immenso.~
152 2,3| Ottavia piange, e mormorar si attenta.~ Svela i falli d’Ottavia,
153 4,2| ingannar, t’è lieve~ Roma atterrir: l’uno assai volte festi;~
154 2,1| Burro tremar nol fea? non l’atterrisce~ perfin talvolta ancor,
155 5,2| liberi, e feroci~ detti, che attestan tua virtude; or giura~ più
156 4,3| amante,~ sagace vede. — Attonito, da prima,~ dalle insolenti
157 1,2| assoluta immensa possa,~ cui si attraversan d’ogni parte inciampi?~
158 3,3| Poppea: tant’oltre~ giunge l’audacia, che infra grida ed urli~
159 1,1| sono,~ finch’io respiro aura di vita. — Ahi stolto,~
160 4,1| mercede aspetta,~ quella, onde avaro mai Neron non fia;~ a chi
161 | Avean
162 | aveano
163 | avermi
164 | avrebbe
165 4,4| Andiam, Poppea;~ vendetta avrem di quest’iniqua. Intanto~
166 | avresti
167 2,3| oltraggio tal, pensato avrialo pure?~ Ragion di stato,
168 3,3| uccidi.~Nerone. Vendetta avronne ad ogni costo.~Ottavia.
169 | avuti
170 | avuto
171 2,3| esser mai. Degg’io di prove~ avvalorare il voler mio?~Tigellino.
172 4,2| altrui.~Poppea. Che che ne avvenga, Roma~ sappia or da te,
173 5,4| cinge un acciaro: io mi v’avvento, e il traggo,~ e men trafiggo...
174 1,1| stato non fosse a Ottavia avvinto mai.~Seneca. Ma tu, de’
175 5,2| fretta io vengo~ il grato avviso a dartene.~Ottavia. Deh!
176 4,2| quest’idol suo.~Seneca. Bada, Neron; più che ingannar,
177 1,3| tolga...~Poppea. E al grido badi~ del popolo?~Nerone. Mostrar
178 1,1| a quel sangue tuo me non bagnai;~ tu tel bevesti, io tacqui;
179 5,1| che fa Nerone? In rei bagordi egli apre~ la notte già.
180 1,3| potrebbe il cielo.~ Ma ria baldanza popolar, non spenta~ del
181 2,1| cada?~Tigellino. Che un balen di favore a lei lampeggi,~
182 3,3| in un col cener serri.~ Base al tuo seggio alta e perenne
183 2,3| quindi il cor suo basso~ bassamente locò.~Nerone. Ma oscuro
184 2,3| conobbe, e quindi il cor suo basso~ bassamente locò.~Nerone.
185 2,3| ben son delitti questi;~ e bastano. Già data honne sentenza;~
186 4,3| non tua restare in vita,~ bastante a me sollievo fia, l’averti,~
187 5,3| ad innocente farti,~ non bastava il munir di velen pria~
188 2,3| che troppo t’ama. Aspra battaglia han mosso~ nel cor tenero
189 2,6| più ch’io nol fea,~ ti fa beato?~Nerone. —In quanto pregio
190 2,6| di regal prole numerosa e bella~ fossi tu stata almeno;
191 2,1| temi?...~Poppea. Non la beltà per certo; ognor la mia~
192 5,2| e morte.~ Eucero stesso, benedire ei s’ode~ il suo morire.
193 3,6| me: qual mai ne avrebbe~ benigno più? Qual potrei dare io
194 3,6| sul trono tu, perch’io bersaglio fossi~ alla insolenza del
195 1,1| tuo me non bagnai;~ tu tel bevesti, io tacqui; è ver, costretto~
196 1,3| spenta~ del tutto ancor, biasmare osa frattanto~ gli affetti
197 1,3| Ottavia, or suona in ogni bocca; il suo~ destin si piange
198 4,3| immensa~ ch’entro il petto mi bolle, alla vendetta~ ch’esser
199 4,4| sua ribelle gioia~ il gran bollore in parte. Il dì frattanto,~
200 4,1| tua rovina or corri~ col bramar troppo tu d’Ottavia i danni.~
201 4,4| torni~ senza sangue sul brando?~Tigellino. Ancor di sangue~
202 5,4| io pur volessi,... in sì brev’ora,... or... come?...~
203 | buon
204 1,1| candor tu stesso;~ poiché di buono il nome, ov’uom sel perda,~
205 2,6| fine in marital legame~ c’ebber congiunti i genitori
206 1,3| bando ogni timor geloso~ caccia: ma il voler mio rispetta
207 1,3| locò del mondo; ella a cacciarnel venga.~ Di te mi duol, non
208 1,3| lacera, muta, annichilata cade~ la superba sua plebe. Appien
209 5,4| Seneca. Misero me! co’ miei cadenti giorni~ salvar sperava i
210 1,1| necessaria morte~ il suo fratel cadeva? e il dì, che rea~ pronunziavi
211 4,1| temenza, che a Tiberio, a Caio~ muto obbedia?...~Seneca.
212 3,3| io mi finga tua. Così la calca~ fia spersa tosto; ogni
213 4,4| e le intentate accuse~ caldamente prosiegui. Andiam, Poppea;~
214 5,2| scuri,~ che l’oro offerto di calunnia in prezzo.~ Di Tigellino
215 1,1| doni infausti~ di Plauto i campi, e il sanguinoso ostello~
216 3,3| hai. Chi corre insano~ al Campidoglio, e gioia sparge, e voti;~
217 1,1| sei, qui stando, il tuo candor tu stesso;~ poiché di buono
218 3,6| è solo il modo;~ ma nol cangi, che in peggio. — Esci;
219 3,3| ogni uom di vederla. In te cangiato~ credono, stolti, il tuo
220 5,2| solenni~ di tua santa onestà cantando, salda~ ella ai tormenti,
221 2,3| soavi note~ alternate col canto: indi l’altezza~ già non
222 2,6| felice sposa~ farti di cari e numerosi figli~ lieto
223 5,3| Seneca. D’Agrippina il carnefice!~Ottavia. Che sento?~Tigellino.
224 5,2| orror gli stessi feri~ suoi carnefici, e quasi le lor mani~ trattengon,
225 5,4| albergo~ queste misere mie carni esser veggio.~ Oh qual può
226 5,5| a dir ver, gliel tolsi.~ Caro ei l’avrà, se nel punisci;
227 3,3| Nerone. È ver... Ma, il ceder pure~ parrebbe...~Tigellino.
228 5,4| alle minacce, ai tormenti cedessi?~ se per timor mi uscisse
229 1,3| sola non regno, al tutto io cedo, al tutto~ io n’esco. Ahi
230 2,3| riamato amante? A lei, deh, cela~ quella terribil maestà,
231 4,3| calmar miei spirti,~ or di celarmi il tuo timor ti sforzi?~
232 2,6| contro Poppea nudrisci;~ e celasti assai meno altre superbe~
233 5,5| punisci; io quindi~ nol celo. Mira; in questa gemma stava~
234 5,1| questa, che a sue liete cene~ imbandisce Neron; le palpitanti~
235 2,6| volevi. Eccomi dunque ai cenni~ del mio signor: che degg’
236 2,1| corriam; noi dunque~ oggi cercare, o Tigellin, dobbiamo~ comun
237 4,3| prole,~ qual darle io pur di Cesari son presta,~ Roma or la
238 3,6| qual che tu sii, né posso~ cessar d’amarti, né arrossirne:
239 2,3| manca.~ Roma saprà, ch’ella cessava: ed ecco~ qual conto a Roma
240 5,1| popol tace: ogni tumulto~ cessò; rinasce il silenzio di
241 2,1| immenso.~ Roma, Ottavia chiamando, Ottavia uccide.~Poppea.
242 5,2| Tigellino ei le promesse infami~ chiare ad ogni uomo fa; lo ascoltan
243 3,3| sì, te mostrerò: ma pria~ chiarir voglio, se in Roma il signor
244 2,3| non fia ‘l meglio? e rea chiarirla,~ qual ella è pur, mentre
245 1,1| Consiglio a me, pur troppo!~ chieder tu suoli, allor che in core
246 2,6| cagione al mio signor ne chiegga?~Nerone. —Ad alto fine in
247 3,3| rintuzzerai tosto così. Sol chieggio,~ che un’urna stessa il
248 4,2| popolar tumulto: i preghi chiusa~ trovan la via: verrà tra
249 | Ci
250 5,4| Nerone; al fianco ei sempre~ cinge un acciaro: io mi v’avvento,
251 1,3| altro omai sa Roma,~ che cinguettar? Dei tu temerne?~Nerone.
252 2,3| regi avi~ prostituire a citarista infame,~ ch’ella adocchiando
253 3,2| pur, tu pure, instigator codardo~ dei tumulti, che sfuggi;
254 | coi
255 1,3| quei petti alligna.~ Io mal colà bando a lei diedi, e peggio~
256 3,3| infame scherno~ di lei si fa: colmo è Neron di laudi:~ ma in
257 1,1| prosiegui; lauda, e l’opre mie colora;~ ch’è di alcun peso il
258 2,6| del sangue~ tu sai; già in colorar le tue vendette~ Roma è
259 1,1| pur reo si mostri:~ divisa colpa, a te men pesa. Or sappi,~
260 3,3| la plebe, che un sovran comando~ Ottavia in Roma ha ricondotto,
261 5,4| uscisse mai del labro~ di non commesso, né pensato fallo,~ confession
262 4,2| furore, io posso~ la già commossa plebe; appien svelarle~
263 1,1| prese.~Seneca. Al trono~ compagna e al regal talamo tornarla,~
264 2,3| perduto Nerone ampio porgea;~ compagno indivisibile, sollievo~
265 4,2| stesso.~ Io, vil, credei per compiacerti, o finsi~ creder, (pur troppo!)
266 4,4| Intanto~ il dì verrà, che a compier mie vendette,~ più mestier
267 2,1| poco. — Or, credi, a più compiuta~ vendetta ei tragge Ottavia
268 2,3| Il dì novel che sorge,~ compiuto forse non sarà, che fermo~
269 5,4| Lasciarmi esposta alle mal compre accuse~ d’ogni ribaldo hai
270 5,4| or sono~ d’atro stupor compreso. Ognor più fero~ ch’altri
271 2,6| In tua difesa intero a te concedo~ questo nascente dì. Se
272 3,6| appien ti fora~ per me concesso il pubblicarlo: degna~ d’
273 5,4| commesso, né pensato fallo,~ confession mendace?... Da lunghi anni~
274 1,3| tanto omai costei?~ Oltre il confin del vasto impero tuo~ che
275 2,6| marital legame~ c’ebber congiunti i genitori nostri~ fin da’
276 2,3| di te non degna~ ben si conobbe, e quindi il cor suo basso~
277 4,1| vedrassi,~ s’io me pure conobbi. Odimi intanto,~ odimi,
278 1,3| plebe. Appien finora~ me non conosce Roma: a lei di mente~ ben
279 4,1| figlio~ amava sì, ma il conoscea; né il volle~ mai dall’angoscia
280 5,5| disturbar... tuoi... sonni...~ Conoscerai frattanto un dì costei. —~
281 3,6| perdesse: appien qual sei~ conosceriati allora. — Ahi! perché il
282 5,2| testa agli infernali Numi~ consacra; or spande liberi, e feroci~
283 2,3| Tigellino. Di sue donzelle~ conscia è più d’una; e il deporran,
284 5,3| Eucero, e tutte le tue conscie ancelle,~ sì, che ai martìr
285 4,3| sempre~ perder ti vo’, per conservarti il core~ del popol tuo.~
286 3,1| per Neron tuttora~ amor conservi: eppur, per quanto in seno~
287 1,1| Signor, non sempre i miei consigli a vile~ tenuto hai tu. Ben
288 4,2| periglio. —~ Io di Neron fui consigliero; e m’ebbi~ vestito il core
289 5,5| da te, il velen che mi consuma, è tuo.~ Ma il veleno a
290 2,6| che in me tua immago,~ contaminata del sangue de’ miei,~ loco
291 3,6| di lui. Ma teco~ io non contendo: a ciò non nacqui: ardita~
292 2,5| v’ha? sol duolmi~ che a convincerla primo io non pensai.~ E
293 4,4| pare. O stanco~ fosse, o convinto, a queste varie voci,~ ei
294 4,2| che al ritornar del tuo coraggio io cada~ vittima prima:
295 5,2| hanno i più bassi~ servili cori. Infra martìri atroci,~
296 3,3| altri di alloro trionfal corona~ ripon sopra le immagini
297 2,1| Poppea. Comun periglio oggi corriam; noi dunque~ oggi cercare,
298 3,1| Ma, giovin, donna, infra corrotta corte~ cresciuta, oh cielo!
299 1,1| Assolute parole odo, e cosperse~ di fiele e sangue. — Ma
300 4,1| perché a lui tante uccision costasti;~ ma, se un periglio, anco
301 4,3| rispetti: ad uno ad uno,~ costor che a un tratto io svenerei,
302 1,1| bevesti, io tacqui; è ver, costretto~ tacqui; ma fui reo del
303 1,1| carco;~ né so perché. Tu mi costringi a torli;~ prezzo di sangue
304 | costui
305 2,1| abborre Ottavia entrambi: a cotant’ira~ qual ti fai scudo?
306 4,2| ciò appor, bench’ei nol creda. Io te, mio primo~ Nume,
307 4,2| acciar suo stesso.~ Io, vil, credei per compiacerti, o finsi~
308 3,1| non lordo di quel sangue~ crederlo finsi: invan. Ognor spiacergli,~
309 1,1| Ahi stolto,~ ch’io allor credetti, che Neron potria~ por fine
310 5,5| miei detti ultimi ascolta.~ Credimi, or giungo al fatal punto,
311 2,1| rimorsi, ond’io~ capace il credo. Or, se vi aggiungi gli
312 3,3| vederla. In te cangiato~ credono, stolti, il tuo primier
313 3,3| momenti~ ben puoi. La plebe credula, e ognor vinta~ pur che
314 3,1| dobbiamo...~Ottavia. Ognor più cresce~ il tumulto. Ahi me misera!
315 4,3| al tornar di Ottavia; or, crescer odi~ l’ardire; onde atterrito...~
316 3,1| donna, infra corrotta corte~ cresciuta, oh cielo! esser tenuta
317 5,4| nudrita; e incontro a morte cruda~ ed immatura, io debilmente
318 4,2| grave mi fosse. Ardisce~ pur crude mire la ria plebe appormi:~
319 3,6| Neron mi abborre,~ era mia culla? ah! che non nacqui io pure~
320 2,6| ti ponno? Entro i recessi cupi~ di questa reggia, atro
321 2,1| lui quel suo innato rancor cupo,~ giunto al rio nuziale
322 1,3| sola mia vita; ingombro~ di cure ognora, e dal mio fianco
323 1,3| riede!~Nerone. A mie ragion dà loco...~Poppea. Ove son
324 | dai
325 5,4| Nerone: e ad inaudita~ morte dannar tu mi vedrai...~Seneca.
326 5,4| lunghi anni~ uso a mirar dappresso assai la morte,~ tu stai
327 1,3| ella stessa di sé palma daratti.~ ~ ~
328 3,6| benigno più? Qual potrei dare io pena~ a chi l’amor del
329 5,5| nozze nostre,~ tal gemma tu darmi dovevi...~Nerone. Il veggio,~
330 1,3| allontani troppo~ da lei, che darsi il folle vanto ardisce~
331 5,2| vengo~ il grato avviso a dartene.~Ottavia. Deh! mira,~ chi
332 1,1| espulsa~ con tristo augurio dati: e dissi...~Nerone. Assai~
333 2,1| io nulla posso,~ che far debb’io? favella.~Poppea. Ogni
334 1,1| espeller colei, che mai non debbe,~ mai stanza aver lungi
335 4,4| ove adoprar l’arte omai debbi.~Nerone. Vanne,~ poich’
336 3,1| avrei già tronco~ lo stame debil mio; sol men rattenne~ speme, (
337 1,3| giova il fren rimembrar debile e lento~ di Claudio inetto,
338 5,4| morte cruda~ ed immatura, io debilmente armata:~ per te, se il vuoi,
339 5,5| averti amato,~ data men son debita pena io stessa.~Nerone.
340 2,6| respiro: i mezzi~ di trucidar debole donna inerme~ mancar ti
341 1,3| lasciandola.~Poppea. Tenerti~ dee sollecito tanto omai costei?~
342 3,6| degna~ d’Eucero amante, degnamente io farti~ d’Eucero voglio
343 4,2| Plauto e Silla rei~ d’esserne degni reputati; e reo~ di più
344 5,4| cor mal fermo forse;~ di delicate membra; a virtù vera~ non
345 | dello
346 5,5| guardia...~Seneca. E puossi~ deluder guardia; e il fu la tua.
347 3,3| e ognor vinta~ pur che deluso sia l’impeto primo,~ per
348 4,3| abbandonarmi ogni pensier deponi.~ E Roma, e il mondo, e
349 2,3| conscia è più d’una; e il deporran, richieste.~ Detto io mai
350 3,1| rientrare in queste~ soglie, ho deposto ogni pensier di vita.~ Non
351 1,3| qual più securo? e qual deserta piaggia~ remota è sì, che
352 3,4| a tua posta puoi; spera, desia;~ già già si appressa anco
353 1,3| Entro quei petti,~ di novità desio, pietà fallace~ della figlia
354 4,4| insani~ fatti a Poppea, destato a nobil ira~ aveano il cor
355 1,3| premio a me dell’amor mio ti desti,~ tu a me ti togli; e il
356 2,1| n’abbia; quanta è in te destrezza,~ adoprar tutta; andar,
357 2,3| Tigellino. Signor, deh, perché dianzi non giungevi?~ Udito avresti
358 1,3| sai: di quale amor, tel dica~ quant’io già fei; quanto
359 1,1| Ottavia è fitta: io tel dicea: t’aggiunsi~ che Roma intera
360 1,3| Io mal colà bando a lei diedi, e peggio~ farei quivi lasciandola.~
361 2,7| sangue ognor, di sangue ognor digiuno!~ ~ ~
362 2,4| stesse; Ottavia incontra, e dille,~ ch’io solo qui sola l’
363 2,1| franco~ tuo parlar mi fa dire. Appien conosco~ Nerone,
364 4,1| altro.~Poppea. Udiam: che dirmi~ puoi tu?~Seneca. Che molto
365 3,1| non mi dir (che mal può dirsi) or quanta~ sia l’amarezza
366 5,3| ribellar non prometteati? — E dirti~ deggio, a qual patto?~Ottavia.
367 5,5| mondo ogni delitto tuo;~ me discolpar presso al mio popol, darti~
368 3,6| oltraggi~ son le usate de’ rei discolpe vane.~ Se offendermi ella,
369 2,5| presso è il giorno, ove, a disfar chi abborro,~ non fia mestier
370 1,3| suoi torbidi amici appien disgiunta,~ qui di mie guardie cinta
371 3,3| rapidissim’onda;~ invan; disgiunti, sbaragliati, o uccisi,~
372 5,1| glien torni il danno! —~ Fra disoneste ebrezze, e sozzi giuochi~
373 3,7| il rio tumulto, e ratto~ disperderassi: all’opra anch’io mi accingo. —~
374 4,4| Neron.~Nerone. Gli hai tu dispersi? spenti?~ Signor son io
375 3,2| Neron, come più il vuoi, disponi.~ Ma di ogni moto popolar,
376 1,2| doni: al dì, ch’io t’abbia~ dispregievole reso a ogni uom più vile,~
377 3,6| suoi~ punto m’avria. Che disse? ch’io non t’amo?~ Tu sai...~
378 3,3| sol tuo aspetto forse~ può dissiparli appieno.~Nerone. ... Io
379 5,1| Ma, a temer pronto, e a distemer del pari,~ nulla ei più
380 5,5| venirne~ ombra dolente... a disturbar... tuoi... sonni...~ Conoscerai
381 5,4| E ognor non rechi in dito~ un fido anello? eccolo;
382 4,3| ogni parte ho stretta~ di diversi rispetti: ad uno ad uno,~
383 1,1| non vorrai da quel di pria diverso~ mostrarmiti.~Seneca. Consiglio
384 2,3| corte~ l’indegna ancora; e dividea pur teco~ talamo, e soglio;
385 1,3| il cor Poppea non seppe~ divider mai; né vuole ella il tuo
386 3,1| pianto: io tutto~ sento e divido il dolor tuo...~Ottavia.
387 4,2| Perfido; ed osi al mio divieto?...~Poppea. Ah! vieni;~
388 1,1| altri pur reo si mostri:~ divisa colpa, a te men pesa. Or
389 1,3| con l’abborrita sua rival diviso.~ Non del tuo trono, io
390 2,1| noi che giova,~ se cader dobbiam pria, ch’ella poi cada?~
391 2,6| teneri anni. Ognora poscia~ docil non t’ebbi al mio volere
392 1,1| ch’io ti trovi or dunque~ docile a me. Non ti minaccio morte;~
393 2,3| udendo dalla imbelle destra~ dolcemente arpeggiar soavi note~ alternate
394 5,5| non mai... venirne~ ombra dolente... a disturbar... tuoi...
395 1,1| schiatta~ della vil plebe osa dolersen? osa~ pur mormorar del suo
396 4,4| spento ogni tumulto affatto~ doman tu vuoi; se a breve gaudio
397 4,2| Acqueta~ l’alma, o Poppea: domani al ciel risorte~ tue immagini
398 5,5| Neron, tranne il mio onor, donarti;~ per te soffrir, tranne
399 4,3| nel volto amato? occhio di donne amante,~ sagace vede. —
400 2,3| ciò?~Tigellino. Di sue donzelle~ conscia è più d’una; e
401 | dopo
402 4,1| te, già grave, in mille~ doppi or si accresce, e il susurrare.
403 2,6| tolto bene:~ sì preziosa dote erami indarno~ da colei,
404 | dove
405 5,4| salvar sperava i tuoi. Dovea la plebe~ udir da me le
406 2,6| puoi.~Ottavia. Ch’io nol dovrei, di’ meglio:~ ma dal tuo
407 5,2| che infamia trar tu ne dovresti, e morte.~ Eucero stesso,
408 2,6| miei,~ loco trovar mai non dovria: ma forza~ di fato è questa. —
409 5,5| mio popol, darti~ qual t’è dovuta, con infamia, morte.~Seneca.
410 2,3| omaggi a donna imperial dovuti;~ quando già in cor fatta
411 3,1| speme!)~ di ricondurlo a dritta via. — Ma, trargli~ di mano
412 2,3| or che da te repudiata a dritto,~ più consorte non t’è?
413 4,3| nella vendetta: ma, son dubbi i mezzi:~ e intanto esposto
414 1,1| ministro e scorta~ a ben più dubbie, dure, ed incalzanti~ necessità
415 2,1| fitto~ Neron si avrà; non dubitar: nell’arte~ di vendetta
416 5,3| Ei forse~ l’armata, ond’è duce in Miseno, a un cenno~ tuo
417 | due
418 1,1| lungi da me...~Seneca. Ten duole~ dunque? ed è ver quanto
419 2,5| assai; qual dubbio v’ha? sol duolmi~ che a convincerla primo
420 1,1| scorta~ a ben più dubbie, dure, ed incalzanti~ necessità
421 2,6| fine in marital legame~ c’ebber congiunti i genitori nostri~
422 2,1| può in lui~ impeto d’ira, ebrezza di possanza,~ e fera sete
423 5,1| danno! —~ Fra disoneste ebrezze, e sozzi giuochi~ di scurril
424 3,3| neglette~ di Ottavia: altri, ebro d’allegrezza, ardisce~ atterrar
425 | Eccomi
426 | eccoti
427 5,4| ogni ribaldo hai core? alla efferata~ del rio Nerone insaziabil
428 4,1| proverai tu prima~ i tristi effetti. Inutil tutto è il sangue,~
429 2,1| il mezzo~ ottimo a tanto effetto in cor già fitto~ Neron
430 4,3| Alla prosapia infame~ di egizio schiavo un dì pervenga,
431 | Eh
432 4,1| tiene. E guai, se a tale eletta~ lo sforza Roma.~Poppea.
433 2,2| arte~ oggi adoprar con esso emmi pur d’uopo:~ al suo timor
434 2,3| tuo, che in te pensier non entra~ di abbandonarla mai; che
435 | entrambe
436 2,3| femmina; quand’era~ già entrato in suo pensiero e il nobil
437 | eran
438 1,1| superba~ madre mia, che nemica erati fera,~ tremavi tu?~Seneca.
439 2,3| voluttà gli asconde.~ Tra l’erba e i fior, là di fresc’onda
440 2,6| pianta, il trono~ per te d’eredi orbo restava; e tolto~ m’
441 1,3| io cedo, al tutto~ io n’esco. Ahi lassa! dal mio cor
442 1,1| io mai? l’infame~ giorno esecrando rimembrar tu ardisci?~ —
443 2,3| data honne sentenza;~ ad eseguirla, il suo venir sol manca.~
444 2,4| Tigellino, vanne;~ miei comandi eseguisci: — e tu, ricalca~ l’orme
445 1,1| tempo. Error non lieve~ fu l’espeller colei, che mai non debbe,~
446 1,1| abbi, io la ti lascio. — Esperto~ mastro sei tu d’alma virtù:
447 4,2| ti ho chiesto sangue~ ad espiare il ricevuto oltraggio;~
448 2,1| Poppea. Ogni più lieve~ cosa esplorar, sagace, e farmen dotta;~
449 5,4| un non toglie?~ Lasciarmi esposta alle mal compre accuse~
450 4,3| dubbi i mezzi:~ e intanto esposto a replicati oltraggi~ rimani
451 1,1| Burro, a lei sì feramente espulsa~ con tristo augurio dati:
452 2,3| tu, che senza tuo danno esserlo puoi.~Nerone. — Ben parli.
453 | esserne
454 | essi
455 | esso
456 3,1| speri. Nulla avermi tolto estima~ Neron, fin ch’ei la fama
457 3,2| merti, almen mostrarti; estinta.~Ottavia. Di me, Neron,
458 3,1| virtù; spender mia voce estrema~ in gridarti innocente udrammi
459 3,5| fia questo il tuo trionfo estremo,~ godine pur; che breve...~
460 5,6| Te preverrò. — Ma l’altre età sapranno,~ scevre di tema
461 5,4| stai securo: io non così; d’etade~ tenera ancor, di cor mal
462 2,6| So, che fuor me ne serra eternamente~ il sangue, ond’esca; e
463 4,4| vuoi che sottentri; ad evidenza piena~ or t’è mestiero trar
464 1,1| non fai, che più di te nol facci.~Seneca. Ti giova, il so,
465 2,6| odio mio, ma temi~ il tuo fallir, che di gran lunga il passa.~ ~
466 4,2| detti~ libera lingua. Al mio fallire ammenda~ fian lieve i detti,
467 4,4| vuoi; se a breve gaudio falso,~ lungo terribil lagrimar
468 4,2| tue immagini vedrai: nel fango stesso,~ ma d’atro sangue
469 | fanno
470 1,3| bando a lei diedi, e peggio~ farei quivi lasciandola.~Poppea.
471 | fargli
472 | farlo
473 2,1| cosa esplorar, sagace, e farmen dotta;~ antivedere; a sdegno
474 | farne
475 4,3| Nerone. Tai detti~ scontar farotti in breve. — Oh rabbia!...
476 | farsi
477 5,2| che pria,~ scabro a Neron fassi il versarlo. Hai tratto~
478 3,1| giogo;~ teneri, a lui recan fastidio. Oh cielo!~ io, per piacergli,
479 5,5| Credimi, or giungo al fatal punto, in cui~ cessa il
480 4,1| tutto è il sangue,~ che alle fatali nozze tue fu sparso,~ se
481 2,6| non dovria: ma forza~ di fato è questa. — Or, se il fratello,
482 4,4| che gli oltraggi insani~ fatti a Poppea, destato a nobil
483 3,3| o se da ciò l’istante~ fausto or non è, temporeggiar momenti~
484 2,1| vanne:~ meco in quest’ora ei favellar qui suole:~ ogni tua cura
485 2,1| anzi; e fero~ signor già favellava a me dal trono.~Tigellino.
486 4,3| doni...~Nerone. Oh! che favelli?~ deh! sorgi. Io mai lasciarti?...~
487 2,6| sposa mi volevi ancella;~ favola al mondo, e di tua corte
488 3,6| ostaggio~ della ondeggiante fé d’audace plebe.~ Ti allegra
489 | fece
490 2,6| troppo più ch’io nol fui, felice sposa~ farti di cari e numerosi
491 1,3| figlia di Claudio, animo fello,~ e ria speranza entro quei
492 2,3| vile~ più d’ogni vil rea femmina; quand’era~ già entrato
493 1,1| in core hai ferma~ già la feral sentenza. Il tuo pensiero~
494 1,1| ostello~ di Burro, a lei sì feramente espulsa~ con tristo augurio
495 2,3| chi calmar può meglio~ le fere angosce di timor geloso,~
496 5,2| inusitato orror gli stessi feri~ suoi carnefici, e quasi
497 4,1| fratello~ liberar, mai. Sua feritade accorta~ prevalse poscia;
498 3,3| Vieppiù feroce la tempesta ferve:~ rimedio sol, resta il
499 1,1| giovenile impeto tuo mi fessi.~ Biasmo, e vergogna io
500 3,3| anco sua morte grida.~ Inni festivi, e in un minacce udresti;~
|