abban-festi | fiamm-prome | pront-vinta | vinti-vuoto
grassetto = Testo principale
Atto, Scena grigio = Testo di commento
501 3,6| vile ancella~ tua turpe fiamma: appien dal prisco grado,~
502 5,4| Ottavia. Sì; tu stesso, altra fiata,~ tu mel dicesti. I più
503 2,6| tanta.~ Traluce ai detti il fiel: tu mal nascondi~ l’ira,
504 1,1| parole odo, e cosperse~ di fiele e sangue. — Ma l’evento
505 3,6| danni~ miei, che i minori fieno: ma sanguigno~ corre il
506 2,6| farti di cari e numerosi figli~ lieto potea, ben festi.
507 3,3| io fossi;~ sol, ch’io mi finga tua. Così la calca~ fia
508 3,3| il peggio. A piacer tuo,~ fingi, accorda, prometti, inganna,
509 1,3| superba sua plebe. Appien finora~ me non conosce Roma: a
510 2,1| temo~ il finto amor, la finta sua dolcezza;~ l’arti temo
511 2,1| occhi di Nerone: io temo~ il finto amor, la finta sua dolcezza;~
512 4,1| l’arte della madre; e il fio~ tosto ella stessa ne pagava.
513 2,3| asconde.~ Tra l’erba e i fior, là di fresc’onda in riva,~
514 1,1| addentro molto~ Ottavia è fitta: io tel dicea: t’aggiunsi~
515 5,2| schiavi tremanti) in Neron fitti~ gl’imperterriti sguardi,
516 2,1| tanto effetto in cor già fitto~ Neron si avrà; non dubitar:
517 1,3| troppo~ da lei, che darsi il folle vanto ardisce~ d’averti
518 1,3| ultima testa, in cui~ Roma fonda sua speme; e infranta a
519 3,1| Ottavia. Qual odo~ alto fragore?...~Seneca. Il popol, parmi...~
520 2,1| scudo? il voler dubbio e frale~ di un tremante signore?
521 2,1| stai? non io così. — Ma il franco~ tuo parlar mi fa dire.
522 2,6| atro funesto albergo~ di fraude e morte, a tuo piacer mi
523 3,3| che un’urna stessa il freddo cener mio~ di Britannico
524 1,3| popolar licenza~ giova il fren rimembrar debile e lento~
525 4,3| 3~ ~Poppea. Signor, deh! frena il furor tuo...~Nerone.
526 2,3| Tra l’erba e i fior, là di fresc’onda in riva,~ stassi ella
527 5,2| trattengon, mal lor grado. In fretta io vengo~ il grato avviso
528 5,4| armata:~ per te, se il vuoi, fuggir poss’io di vita;~ ma, di
529 2,6| plebe. I Numi~ son usi al fumo già dei sanguinosi~ incensi
530 5,2| giura~ più a grado aver e funi, e punte, e scuri,~ che
531 3,7| conosci.~ Roma dovessi a fuoco e a sangue io porre,~ meco
532 2,6| giudicar del mio.~ So, che fuor me ne serra eternamente~
533 4,1| Poppea. Tutto conosci,~ fuorché te stesso.~Seneca. Al mio
534 3,1| il suo voler tenea. Di furto piansi~ l’ucciso fratel
535 3,3| in Roma ha ricondotto, a gara~ chiede ogni uom di vederla.
536 2,1| perfin talvolta ancor, garrulo, e vuoto~ d’ogni poter,
537 4,4| doman tu vuoi; se a breve gaudio falso,~ lungo terribil lagrimar
538 2,3| Nerone. Cieca ella ognor di gelosia non giusta,~ veder non vuole
539 2,6| legame~ c’ebber congiunti i genitori nostri~ fin da’ più teneri
540 5,3| ascolto?~ oh scellerata gente! oh tempi!...~Tigellino.
541 3,3| indegnamente strascinate~ giacciono infrante. Ogni più infame
542 3,1| audaci, a lui son esca, e giogo;~ teneri, a lui recan fastidio.
543 5,3| Dell’onta mia lieta~ a gioìr venga Poppea; l’aspetto.~ ~
544 5,4| Misero me! co’ miei cadenti giorni~ salvar sperava i tuoi.
545 1,1| mai nol riacquista più; giovami, il puoi.~ Me già scolpasti
546 4,3| o a più tempo acquistar, giovar può solo~ il mio partir:
547 1,1| arditamente incontro~ al giovenile impeto tuo mi fessi.~ Biasmo,
548 3,3| se il vuoi.~ Pur che a te giovi!... Alla infiammata plebe~
549 3,1| fosse al par la mia!...~ Ma, giovin, donna, infra corrotta corte~
550 4,1| velen piombava~ all’infelice giovinetto in seno.~ Vana fu l’arte
551 2,6| chieggo?~ — Nerone accusa, e giudica, ed uccide.~Nerone. Or vedi
552 2,6| meglio:~ ma dal tuo cor non giudicar del mio.~ So, che fuor me
553 1,1| mai.~Seneca. Ma tu, de’ Giuli il successor, del loro~
554 2,3| deh, perché dianzi non giungevi?~ Udito avresti il singhiozzar
555 5,5| ultimi ascolta.~ Credimi, or giungo al fatal punto, in cui~
556 4,3| Oh ardire!~ Finché non giungon l’armi, io son qui dunque~
557 2,1| suo innato rancor cupo,~ giunto al rio nuziale odio primiero.~
558 5,1| disoneste ebrezze, e sozzi giuochi~ di scurril mensa, or (qual
559 2,3| per me giurasti.~ Ciò le giurai pur io; ma sorda stette.~
560 5,2| s’ode~ il suo morire. Or giuramenti orrendi,~ per cui sua testa
561 2,3| sorriso, d’un guardo. Osai giurarle~ in nome tuo, che in te
562 2,3| fido interprete mio, per me giurasti.~ Ciò le giurai pur io;
563 2,2| stima anco dei saggi,~ parer giustizia ogni più ria vendetta.~ —
564 5,1| un tanto error, deh, non glien torni il danno! —~ Fra disoneste
565 3,5| il tuo trionfo estremo,~ godine pur; che breve...~Ottavia.
566 1,1| Nerone. Stromento già di mia grandezza forse~ ell’era: ma, stromento
567 5,3| che innocente io sono,~ grata sarammi.~Tigellino. Il
568 5,2| In fretta io vengo~ il grato avviso a dartene.~Ottavia.
569 4,4| mestiero trar le accuse gravi~ già intentate ad Ottavia:
570 3,2| al tuo tornare; ed osi~ gridar tuo nome? Or qui, che fai?
571 3,1| spender mia voce estrema~ in gridarti innocente udrammi Roma:~
572 4,2| vita, e in morte, io ‘l griderò. Tua rabbia,~ sbramala in
573 4,4| intentate ad Ottavia: in altra guisa~ mai non verresti del tuo
574 3,1| quanto in seno~ in mille guise egli il pugnal m’immerga,~
575 | han
576 | hanno
577 2,3| questi;~ e bastano. Già data honne sentenza;~ ad eseguirla,
578 1,3| spero, in breve; ma a questa Idra rabbiosa~ lasciar niun capo
579 3,1| mi serba in vita ancora: ignota~ m’è la cagion; né so qual
580 3,6| quindi:~ ma, degli oscuri o ignoti tuoi chi seppe~ cosa giammai?
581 1,3| qual mostri, d’ogni tema ignudo.~ Chi me più teme ed obbedisce,
582 4,1| Pietà della innocente~ illustre donna, amor del giusto,
583 5,1| questa, che a sue liete cene~ imbandisce Neron; le palpitanti~ membra
584 2,3| stassi ella udendo dalla imbelle destra~ dolcemente arpeggiar
585 1,3| appien così strappar la immagin tua,~ come da te svellermi
586 5,4| incontro a morte cruda~ ed immatura, io debilmente armata:~
587 4,3| io piena,~ e di me stessa immemore, ad un lampo~ di passeggiera
588 3,1| mille guise egli il pugnal m’immerga,~ per me il vederlo d’altra
589 4,1| il tuo Nerone è tale~ da immolar tutto, per salvar se stesso.~
590 5,4| tanto mi hai tu, che d’immutabil voglia~ non mi estimi capace?
591 3,6| E s’io~ avi non vanto imperiali, nata~ di sangue vil son
592 5,2| tremanti) in Neron fitti~ gl’imperterriti sguardi, ora a vicenda~Tigellino,
593 2,1| grida;~ e della plebe gl’impeti; e i rimorsi~ dello stesso
594 5,3| altro non chieggo:~ tanto impetrami; va’. Dell’onta mia lieta~
595 1,1| mi puoi nuova infame cura imporre,~ che aggiunga?...~Nerone.
596 4,2| sangue.~ Dissi; e il dir m’importava. — A me in risposta~ manderai
597 4,1| che vuoi?~Seneca. Scusa, importuno io vengo:~ ma forse, io
598 5,3| perciò.~Ottavia. Quale impostura!...~Tigellino. Ei forse~
599 3,2| nome? Or qui, che fai? che imprendi~ con questo iniquo traditore?
600 5,4| Ottavia. — Seneca, ad alta~ impresa, io te nel mio pensiero
601 3,6| Ottavia. E tu, quand’io t’impresi~ ad amar, tale, ah! tu non
602 3,3| aduna;~ terribil quindi esci improvviso in armi~ sovra gli audaci;
603 2,6| chi t’osa~ rea tacciar d’impudico amor servile:~ or, per ciò
604 2,2| oprar qual più ti resta impulso;~ qual freno allora al ben
605 5,4| mi accuserà Nerone: e ad inaudita~ morte dannar tu mi vedrai...~
606 1,1| ben più dubbie, dure, ed incalzanti~ necessità di regno; or,
607 1,3| Esiglio~ lieto troppo, ed incauto, a Ottavia ho scelto.~ Intera
608 2,6| fumo già dei sanguinosi~ incensi tuoi; stan d’ogni strage
609 1,2| attraversan d’ogni parte inciampi?~ Ottavia abborro; oltre
610 4,1| Roma te sola e del ripudio incolpa,~ e dell’esiglio suo: se
611 4,3| poco.~ E allor; chi sa? ne incolperesti forse~ la misera Poppea.
612 2,4| orme tue stesse; Ottavia incontra, e dille,~ ch’io solo qui
613 3,3| tuoi sien morte~ di quanto incontri.~Tigellino. Io l’ardirò;
614 2,2| Intimorirti a tempo~ e incoraggiarti a tempo, a me s’aspetta.~
615 1,1| piacea l’alta tua fama,~ ed incorrotto il cor, perché l’oscuro~
616 2,3| amai; mi spiacque ognora e increbbe;~ ella ebbe ardir di piangere
617 5,5| da quel punto,~ in cui t’increbbi: eri men crudo assai~ nell’
618 2,1| pompa~ d’aspra virtù gli incresce; in lei del pari~ obbedienza,
619 4,1| puoi tu?~Seneca. Che molto increscerai tu tosto~ a Neron, s’ei
620 3,3| grida ed urli~ nel limo indegnamente strascinate~ giacciono infrante.
621 2,3| ampio porgea;~ compagno indivisibile, sollievo~ era all’esiglio
622 3,6| al bene~ nato eri forse: indole tal ne’ primi~ anni tuoi,
623 3,1| spense.~ Ma pur Neron, per l’indugiarmi alquanto,~ tolto non m’ha
624 1,3| debile e lento~ di Claudio inetto, e sospirar pur sempre~
625 2,4| soglia~ pone Ottavia: se infausta, o lieta nuova~ io ti rechi,
626 1,1| Roma intera avea per doni infausti~ di Plauto i campi, e il
627 5,4| ira?~Seneca. ...Oh giorno infausto! Or perché vissi io tanto?~
628 5,2| per cui sua testa agli infernali Numi~ consacra; or spande
629 3,3| che a te giovi!... Alla infiammata plebe~ mostrami spenta:
630 5,2| virtù d’alcun lor raggio~ infiammato a virtude hanno i più bassi~
631 1,1| dopo il ripudio ell’è. La infida schiatta~ della vil plebe
632 4,2| qual merti...~Seneca. Infin che grida~ di plebe ascolto,
633 1,1| come il signore; e mal s’infinge.~Nerone. All’uopo~ ben
634 4,3| Poppea. A te che giova~ meco infingerti? Appien fors’io non veggo,~
635 1,3| Roma fonda sua speme; e infranta a terra,~ lacera, muta,
636 3,3| indegnamente strascinate~ giacciono infrante. Ogni più infame scherno~
637 3,3| fingi, accorda, prometti, inganna, uccidi:~ oro, terror, ferro,
638 4,2| di te pur mi valsi~ ad ingannarla io spesso; e a ciò pur eri~
639 5,4| me il vorrei... Ma,... t’ingannasti; io meco~ non ho veleno...~
640 3,3| l’impeto primo,~ per te s’inganni: è lieve assai; sol basta,~
641 2,1| so, che nulla di Neron l’ingegno~ meglio assottiglia, che
642 3,7| Secura sta’: d’ogni tua ingiuria e danno~ vendicator me rivedrai,
643 1,1| Ottavia or langue~ in duro ingiusto esiglio; ella, che priva~
644 1,3| Alto signor, sola mia vita; ingombro~ di cure ognora, e dal mio
645 4,1| giusto, e lungo~ tedio d’ingrata vergognosa vita,~ parlar
646 4,4| vendetta avrem di quest’iniqua. Intanto~ il dì verrà, che
647 5,4| plebe~ udir da me le ascose, inique, orrende~ arti del rio Neron;...
648 3,4| lungi,~ ch’io non ti vegga. Iniqui voti intanto~ fare a tua
649 3,6| Ottavia. Eucero è velo~ a iniquità più vil di lui. Ma teco~
650 1,1| il nome,~ non che a grido innalzar, non pure udrassi~ sommessamente
651 3,1| di virtù per certo~ non s’innamora: prepotenti modi,~ liberi,
652 | innanzi
653 2,1| ch’opri in lui quel suo innato rancor cupo,~ giunto al
654 4,4| fama: or, che gli oltraggi insani~ fatti a Poppea, destato
655 3,1| Seneca. Or, chi mai vide~ insania in un sì obbrobriosa, e
656 5,4| efferata~ del rio Nerone insaziabil ira?~Seneca. ...Oh giorno
657 1,1| Forse il regnar tu m’insegnavi un tempo;~ ma il non errar
658 1,1| non errar giammai, né tu l’insegni,~ né l’apprend’uomo. Or
659 1,1| splendore di corte? — Il vedi: insegno~ io non Stoico a te Stoico;
660 5,3| tese a Poppea, ma invano, insidie vili,~ e del tumulto popolare;
661 1,3| di plebe amore:~ ma all’insolente popolar licenza~ giova il
662 4,3| Attonito, da prima,~ dalle insolenti popolari grida~ fosti, al
663 3,6| io bersaglio fossi~ alla insolenza del tuo popol vile?~ Ma
664 3,7| Nerone. Deh! cessa. Insorto~ rapidamente è il rio tumulto,
665 3,2| Nerone. Tu pur, tu pure, instigator codardo~ dei tumulti, che
666 4,4| mai non verresti del tuo intento a fine.~ Tutti uccider non
667 4,1| ad ascoltar ti muova~ tuo interesse, e null’altro.~Poppea.
668 4,3| leggo io tutti i tuoi più interni affetti~ nel volto amato?
669 2,3| Nerone. Tu il vero,~ fido interprete mio, per me giurasti.~ Ciò
670 2,6| appresta.~Ottavia. Oh non più intesa~ scelleraggine orrenda!
671 4,2| ch’io sciolgo a non più intesi detti~ libera lingua. Al
672 2,2| io~ terrotti, e intero. Intimorirti a tempo~ e incoraggiarti
673 4,2| stesso,~ ma d’atro sangue intriso, strascinate~ vedrai le
674 3,6| scherno,~ tacito, e dubbio, e inulto, stai tu appresso~ alla
675 5,2| fa; lo ascoltan pieni~ d’inusitato orror gli stessi feri~ suoi
676 4,1| prima~ i tristi effetti. Inutil tutto è il sangue,~ che
677 2,1| aggiunger sdegno;~ mezzi inventar, mille a Neron proporne,~
678 5,3| Il tuo signor ver te m’invia.~Ottavia. Deh! rechi~ tu
679 2,3| indi l’altezza~ già non t’invidia del primier suo grado.~Nerone.
680 2,6| in non cal tenne la sua,~ invidiata: ed or mi si vuol torre,~
681 2,4| non so. Me non precorre~ invido niun di tale onore: a tristo~
682 4,1| amore ostacol lieve;~ ma invincibile ostacolo, ben presto~ lo
683 4,3| Nerone. Non più: troppo m’irrìta...~Poppea. E s’anco il dì
684 4,2| forza~ soffrirmi ancora: e l’irritarti intanto~ giova a me molto;
685 4,3| oltraggi~ rimani tu. Le irriverenti fole~ per anco udir di un
686 5,2| alta voce~ mentitor empi iva nomando: e piena~ di generosa
687 2,3| asconde.~ Tra l’erba e i fior, là di fresc’onda in riva,~
688 5,4| timor mi uscisse mai del labro~ di non commesso, né pensato
689 1,3| speme; e infranta a terra,~ lacera, muta, annichilata cade~
690 4,4| gaudio falso,~ lungo terribil lagrimar verace~ vuoi che sottentri;
691 3,6| appena,~ le tue superbe lagrime rasciutte~ tosto saranno
692 2,3| Campania molle~ nelle lor laide voluttà gli asconde.~ Tra
693 2,6| or, ch’io~ le tue arcane laidezze in parte scopro.~Ottavia.
694 2,1| un balen di favore a lei lampeggi,~ nol temer, no: di Neron
695 2,3| maestà, che in volto~ ti lampeggia. Acquetare ogni tempesta~
696 2,6| danni!...~ D’odio e furor lampeggiano i tuoi sguardi?~ Ah! ben
697 1,1| aprì: pur quella Ottavia or langue~ in duro ingiusto esiglio;
698 4,3| tu il vedi. Or, ch’io ti lasci~ scambiar Poppea pel trono?
699 5,5| spira...~Poppea. Vieni; lasciam questa funesta stanza.~Nerone.
700 1,3| diedi, e peggio~ farei quivi lasciandola.~Poppea. Tenerti~ dee sollecito
701 1,3| a questa Idra rabbiosa~ lasciar niun capo vuolsi: al suolo
702 5,4| fama in un non toglie?~ Lasciarmi esposta alle mal compre
703 4,3| favelli?~ deh! sorgi. Io mai lasciarti?...~Poppea. A te che giova~
704 1,1| Ove tu l’abbi, io la ti lascio. — Esperto~ mastro sei tu
705 1,1| passati falli;~ prosiegui; lauda, e l’opre mie colora;~ ch’
706 3,1| ucciso fratel mio: se da me laude~ non ne ottenea Neron, biasmo
707 3,3| si fa: colmo è Neron di laudi:~ ma in bando almen voglion
708 2,6| Ad alto fine in marital legame~ c’ebber congiunti i genitori
709 2,6| in te. De’ tuoi novelli~ legami aver me testimon volevi:~
710 4,1| ma, se un periglio, anco leggier, gli costi,~ spento è l’
711 4,3| tuo timor ti sforzi?~ Non leggo io tutti i tuoi più interni
712 4,3| lo veggio) i mezzi~ son lenti; e il paion più: ma il venir
713 1,3| fren rimembrar debile e lento~ di Claudio inetto, e sospirar
714 5,5| Intorno al sanguinoso~ tuo letto... io giuro... di non mai...
715 | li
716 4,2| a non più intesi detti~ libera lingua. Al mio fallire ammenda~
717 4,1| angoscia del rival fratello~ liberar, mai. Sua feritade accorta~
718 5,4| tanto... Ecco... Nerone.~ A liberarmi... deh!... morte... ti...
719 3,6| seppe~ cosa giammai? Pur, se librar te meco~ alcun si ardisse,
720 3,1| tolto non m’ha dal suo libro di morte.~ Io, di mia mano
721 2,6| mi vidi a viva forza. Or, lice~ ch’io la cagione al mio
722 1,3| ma all’insolente popolar licenza~ giova il fren rimembrar
723 1,3| Intera stassi di Campania al lido~ l’armata, in cui recente
724 5,1| vivanda è questa, che a sue liete cene~ imbandisce Neron;
725 3,3| infra grida ed urli~ nel limo indegnamente strascinate~
726 4,2| più intesi detti~ libera lingua. Al mio fallire ammenda~
727 4,4| alcune taccie di maligne lingue~ purgar sua fama: or, che
728 5,1| nulla ei più crede ad un lontan periglio:~ di un tanto error,
729 3,1| Piansi, e tacqui; e non lordo di quel sangue~ crederlo
730 2,6| reggia stessa, onde, ha due lune,~ sveller mi vidi a viva
731 1,3| nostro amor ti vegga?~Nerone. Lunge da te, Poppea, mi tien talvolta~
732 1,1| necessità di regno; or, men lusingo,~ tu non vorrai da quel
733 2,6| morte a placarti basti: or macchia infame~ perché mi apporre,
734 2,3| deh, cela~ quella terribil maestà, che in volto~ ti lampeggia.
735 | maggiori
736 2,1| vuoto~ d’ogni poter, col magistral suo grido,~ Seneca stesso?
737 4,3| può solo~ or da radice il male. — Ancor ch’io presti~ velo,
738 1,1| prezzo di sangue alla maligna plebe~ parran tuoi doni:
739 4,4| possa~ d’alcune taccie di maligne lingue~ purgar sua fama:
740 2,6| trucidar debole donna inerme~ mancar ti ponno? Entro i recessi
741 4,2| importava. — A me in risposta~ manderai poscia, a tuo grand’agio,
742 1,3| vasto impero tuo~ che non la mandi? esiglio, ove pur basti,~
743 4,2| io posso i nostri empi maneggi: io, trarti,~ più che nol
744 2,6| Nerone. —Ad alto fine in marital legame~ c’ebber congiunti
745 3,6| appor potria~ gli scambiati mariti? avanzo forse~ son io d’
746 5,2| bassi~ servili cori. Infra martìri atroci,~ fra strazi orrendi,
747 5,2| il tuo supposto fallo.~ Marzia fra loro era da udirsi:
748 1,1| fine al sangue col sangue materno!~ Veggo ben or, ch’indi
749 2,6| muore ogni avanzo; ogni memoria e amore~ che aver ne possa
750 5,4| pensato fallo,~ confession mendace?... Da lunghi anni~ uso
751 5,5| Donde il velen?... Tu menti.~Tigellino. Creder nol dei;
752 1,2| ogni dir Poppea~ amo; e mentir l’odio e l’amore io deggio?~
753 5,2| or Nerone, ad alta voce~ mentitor empi iva nomando: e piena~
754 | mentr’
755 4,2| colei, che s’ebbe,~ non lo mertando, il mio Neron primiera:~
756 2,3| parlo? Ove ciò fosse, ove mertato~ ella avesse il tuo cor,
757 4,4| ad evidenza piena~ or t’è mestiero trar le accuse gravi~ già
758 4,3| grado? Il popol s’ode~ ciò minacciare; e la minor fia questa~
759 5,4| forse~ morte il minor dei minacciati danni?~ ch’altro mi resta?
760 1,1| dunque~ docile a me. Non ti minaccio morte;~ morir non curi,
761 3,6| taccio i danni~ miei, che i minori fieno: ma sanguigno~ corre
762 5,2| mira,~ chi viene a me: miralo, e spera.~Seneca. Oh cielo!~ ~
763 5,4| Da lunghi anni~ uso a mirar dappresso assai la morte,~
764 4,2| fosse. Ardisce~ pur crude mire la ria plebe appormi:~ e
765 5,3| l’armata, ond’è duce in Miseno, a un cenno~ tuo ribellar
766 5,4| dell’alma albergo~ queste misere mie carni esser veggio.~
767 4,1| per certo, ove non fosse~ misto per or di Ottavia il minor
768 3,1| tu pieghevole, tenera, modesta,~ e ancor che stata di Nerone
769 3,1| non s’innamora: prepotenti modi,~ liberi, audaci, a lui
770 | modo
771 2,3| stato, e mal tuo grado, in moglie~ costei ti diede. Ella di
772 2,3| recesso ameno, la Campania molle~ nelle lor laide voluttà
773 | molta
774 3,3| sbaragliati, o uccisi,~ è un sol momento. — Omai, che far? Che imponi?~
775 5,5| mai fatto l’avessi.. Io moro:~ e non mi uccide Seneca:...
776 3,1| l’infamia! Oh come lieto~ morrei di ciò!~Ottavia. ... Nel
777 4,3| agghiaccio. Ah lungi~ io da te morrò pria;... ma intero almeno~
778 5,5| fede in pegno,~ il dì delle mortali nozze nostre,~ tal gemma
779 3,3| costo.~Ottavia. Ah! mille~ morti vogl’io, non ch’una, anzi
780 5,4| ho coll’alito la polve~ mortifera...~Seneca. Me misero!...~
781 3,1| Seneca. Odo le grida~ di mossa plebe.~Ottavia. Oimè! che
782 2,1| sdegna~ s’altri quant’ei mostra saperne.~Poppea. All’ira~
783 3,3| Alla infiammata plebe~ mostrami spenta: ogni colpevol gioia~
784 1,1| da quel di pria diverso~ mostrarmiti.~Seneca. Consiglio a me,
785 3,6| anni tuoi, no, mai non mostrasti. Or, ecco~ chi cangia in
786 3,3| In nome mio tu vanne,~ mostrati lor: ben sai che sia la
787 3,3| Nerone. A Roma, io sì, te mostrerò: ma pria~ chiarir voglio,
788 4,1| sola resta,~ freno a tal mostro; Ottavia, idol di Roma,~
789 3,2| ascoso capo~ di ribellanti moti; all’ira mia~ tu pur vendetta
790 3,2| vuoi, disponi.~ Ma di ogni moto popolar, deh! credi~ che
791 5,3| innocente farti,~ non bastava il munir di velen pria~ Eucero, e
792 4,1| mi fanno: ad ascoltar ti muova~ tuo interesse, e null’altro.~
793 2,1| Poppea. All’ira~ tutto il muove, ben so. Meco ei sdegnossi~
794 1,3| infranta a terra,~ lacera, muta, annichilata cade~ la superba
795 2,6| prezzar sa il trono, a cui non nacque: io seppi~ apprezzar te:
796 5,3| ei venga~ qui con Poppea. Narrar vo’ solo ad essi~ i miei
797 2,3| maggiori?...~Tigellino. A te narrarli~ niun uomo ardì: ma, da
798 4,1| me in periglio... Ma, che narri?~ assoluto signor non è
799 2,3| Messalina il sangue,~ chi d’essa nasce? — Or di’; possibil fora
800 2,6| fossi abbastanza infelice,~ nascea rimorso in te. De’ tuoi
801 2,6| intero a te concedo~ questo nascente dì. Se rea non sei,~ gioia
802 2,6| ai detti il fiel: tu mal nascondi~ l’ira, che in sen contro
803 3,6| avi non vanto imperiali, nata~ di sangue vil son io perciò?
804 3,6| ah! tu non eri: al bene~ nato eri forse: indole tal ne’
805 | ne’
806 5,2| ancelle a un grido,~ tutte negaro il tuo supposto fallo.~
807 3,3| ripon sopra le immagini neglette~ di Ottavia: altri, ebro
808 | nei
809 | nelle
810 1,1| superba~ madre mia, che nemica erati fera,~ tremavi tu?~
811 2,5| mezzi a Neron per atterrar nemico?~ — Ma presso è il giorno,
812 1,1| perché l’oscuro~ tuo patrio nido abbandonar, per questo~
813 5,5| Dei~ scampo ai giusti non niegano.~Ottavia. Mi uccide~ il
814 5,4| Nerone assai; ma pur, nol niego, or sono~ d’atro stupor
815 | niuno
816 4,3| più: ma il venir tarda~ nocque a vendetta mai?~Poppea.
817 1,1| avria Neron, se di abborrito nodo~ stato non fosse a Ottavia
818 5,2| voce~ mentitor empi iva nomando: e piena~ di generosa rabbia,
819 1,3| che tu, colei che rival nomi.~ Da’ suoi torbidi amici
820 | nostre
821 3,5| verrà, che Ottavia a te fia nota.~ ~
822 3,6| Avean miei padri regno;~ noti ad ogni uomo i loro error
823 5,1| mio già vidi~ cader fra le notturne tazze spento;~ scritto in
824 2,3| Che vaglion detti? Il dì novel che sorge,~ compiuto forse
825 5,3| toglievi...~Ottavia. Or, qual novella~ menzogna?...~Tigellino.
826 1,3| Agrippina. Entro quei petti,~ di novità desio, pietà fallace~ della
827 2,6| che in sen contro Poppea nudrisci;~ e celasti assai meno altre
828 5,4| membra; a virtù vera~ non mai nudrita; e incontro a morte cruda~
829 | nullo
830 4,2| creda. Io te, mio primo~ Nume, ne attesto: il sai, s’altro
831 2,6| se madre~ di regal prole numerosa e bella~ fossi tu stata
832 2,6| felice sposa~ farti di cari e numerosi figli~ lieto potea, ben
833 2,1| conosci? Il suo rimorso~ è il nuocer poco. — Or, credi, a più
834 4,1| qual altra,~ che di volermi nuocere?..,~Seneca. Giovarti~ mai
835 1,3| tolto~ del tutto il poter nuocermi le venga,~ stanza più assai
836 3,2| io dalla plebe: e dove~ nuocerti pur, mal grado mio, potessi,~
837 2,1| rancor cupo,~ giunto al rio nuziale odio primiero.~ Questo è
838 4,1| a Tiberio, a Caio~ muto obbedia?...~Seneca. Temerlo assai
839 2,1| incresce; in lei del pari~ obbedienza, amor, timor gli spiace;~
840 2,3| piangere il fratello;~ cieca obbedir la torbida Agrippina~ la
841 3,3| ancora.~ Arde ogni cor; dell’obbedire è nulla.~ Tentan duci e
842 1,3| ignudo.~ Chi me più teme ed obbedisce, sappi,~ ch’ei m’ama più.~
843 3,6| Tosto in luce verran gli obbrobri tuoi;~ Roma vedrà qual sozzo
844 4,3| affetti~ nel volto amato? occhio di donne amante,~ sagace
845 2,6| me più assai, che marito odiar non possa~ steril consorte.
846 4,1| popol fermo~ tenacemente in odiarti. Il vero~ ti dico in ciò:
847 1,1| strage a me novelli~ doni odiosi arreca, onde mi hai carco;~
848 3,6| de’ rei discolpe vane.~ Se offendermi ella, o se prestarle fede~
849 5,2| punte, e scuri,~ che l’oro offerto di calunnia in prezzo.~
850 2,6| infelice donna!~ più ognor ti offesi quant’io più ti amai.~ Ma,
851 | ognun
852 2,3| si usurpava ancora~ gli omaggi a donna imperial dovuti;~
853 5,5| di non mai... venirne~ ombra dolente... a disturbar...
854 4,4| e fian segnal funesto l’ombre~ di ragioni ben altre. Già
855 3,6| io son l’ostaggio~ della ondeggiante fé d’audace plebe.~ Ti allegra
856 5,4| me già fosti~ mastro di onesta, e d’incorrotta vita;~ di
857 5,2| inni solenni~ di tua santa onestà cantando, salda~ ella ai
858 3,6| onor; a infamia sua gli onori.~Ottavia. E se pur v’ha
859 1,3| mio~ voler bensì temi d’opporti. Abborro,~ io più che tu,
860 2,6| né troverai. Ma che? mi opposi io forse~ ai voler tuoi?
861 2,3| qual conto a Roma del mio oprare io debbo.~Tigellino. Signor,
862 2,1| Ottavia in Roma. Lascia~ ch’opri in lui quel suo innato rancor
863 2,6| altrui? Quella Poppea, che orbata~ d’un fratello non hai,
864 2,6| il trono~ per te d’eredi orbo restava; e tolto~ m’era,
865 5,5| abborrisca. Iniquo,~ tu l’ordisti; ma or ora...~Poppea. Alla
866 5,5| affrettare il mio morir poch’ore,~ d’una intera vendetta.
867 5,4| da me le ascose, inique, orrende~ arti del rio Neron;...
868 5,4| veggio.~ Oh qual può farne orrido strazio! e s’io~ alle minacce,
869 2,3| un sorriso, d’un guardo. Osai giurarle~ in nome tuo, che
870 3,6| error son quindi:~ ma, degli oscuri o ignoti tuoi chi seppe~
871 4,1| ostacol lieve;~ ma invincibile ostacolo, ben presto~ lo spegne in
872 3,6| prigioniera vile, io son l’ostaggio~ della ondeggiante fé d’
873 1,1| i campi, e il sanguinoso ostello~ di Burro, a lei sì feramente
874 3,1| se da me laude~ non ne ottenea Neron, biasmo non n’ebbe.~
875 4,3| mestier col tempo;~ e già ne ottenni alquanto. Omai, che temi?~
876 2,6| venirne ella in amarti. Ottiene~ ella il tuo cor; ma il
877 2,1| far vogl’io: ma il mezzo~ ottimo a tanto effetto in cor già
878 1,3| di me no, ch’io presso~ d’Otton mio fido a ritornar son
879 3,6| son io d’un Rufo, o d’un Ottone?~Nerone. Avanzo~ di morte
880 3,6| Messalina.~Ottavia. Avean miei padri regno;~ noti ad ogni uomo
881 4,2| primiera:~ ma, del suo esiglio paga, a’ suoi delitti~ stimai
882 4,1| fio~ tosto ella stessa ne pagava. Allora~ di sangue in sangue
883 4,3| i mezzi~ son lenti; e il paion più: ma il venir tarda~
884 5,1| cene~ imbandisce Neron; le palpitanti~ membra de’ suoi. — Ma,
885 2,6| seppi~ apprezzar te: né al paragon si attenti~ meco venirne
886 4,4| vera talvolta al popol pare. O stanco~ fosse, o convinto,
887 5,3| mercé.~Ottavia. Qual reo? Parla.~Tigellino. Aniceto.~Seneca.
888 2,3| amor tuo. Ma, stolto!~ che parlo? Ove ciò fosse, ove mertato~
889 3,1| fragore?...~Seneca. Il popol, parmi...~Ottavia. Oh cielo!~
890 3,3| evento assai. Feroce l’atto~ parrà, col ferro il rintuzzar
891 1,1| sangue alla maligna plebe~ parran tuoi doni: ah! li ripiglia;
892 3,3| ver... Ma, il ceder pure~ parrebbe...~Tigellino. Or credi
893 4,3| partir: vuoi che sforzata io parta,~ mentre il posso buon grado?
894 3,1| feroci eran le grida~ al tuo partire; e il susurrar non tacque~
895 2,7| Misera me!... Crudo Neron, pasciuto~ di sangue ognor, di sangue
896 2,6| fallir, che di gran lunga il passa.~ ~
897 1,1| puoi.~ Me già scolpasti dei passati falli;~ prosiegui; lauda,
898 4,3| immemore, ad un lampo~ di passeggiera pace, or non mi acqueto.~
899 2,1| Poppea. Sì; ma frattanto un passeggiero lampo~ può di favor sforzato
900 3,3| armi~ sovra gli audaci; e i passi tuoi sien morte~ di quanto
901 3,3| furor si volge? è breve il passo. —~ Mal si resiste a una
902 2,6| trono, dalla reggia,~ dalla patria; non basta?... Oh cielo!
903 1,1| cor, perché l’oscuro~ tuo patrio nido abbandonar, per questo~
904 5,3| E dirti~ deggio, a qual patto?~Ottavia. Ahi! lassa me!
905 3,1| in questa orribil reggia~ paventar non dobbiamo...~Ottavia.
906 5,4| che t’arresta?... e che paventi?... Ancora~ forse hai speme?~
907 5,5| salvezza. Di tua fede in pegno,~ il dì delle mortali nozze
908 | pel
909 2,5| convincerla primo io non pensai.~ E fia pur ver, ch’altri
910 1,3| viver pure?~ poss’io né pur pensarvi? Ahi donna indegna!~ che
911 2,6| poi...~Ottavia. Ma poi, pentito n’eri:~ e, ch’io non fossi
912 5,5| morte.~Seneca. Più non mi pento, e fu opportuno il punto.~
913 | perch’
914 1,1| buono il nome, ov’uom sel perda,~ mai nol riacquista più;
915 3,1| voler suo: te stesso~ tu perderesti, e indarno: ah! per te pure~
916 3,6| quale altra mai, che il perderlo per sempre?~ e pena a te,
917 1,3| com’io~ sopravvivere al perderti non posso.~Nerone. Toglierti
918 3,6| sapria,~ se il trono un dì perdesse: appien qual sei~ conosceriati
919 5,5| ti perdono io tutto; a me perdona,~ (sol mio delitto) se il
920 2,6| altra~ strage de’ miei ti perdonai già pria;~ me stessa or
921 3,3| Base al tuo seggio alta e perenne il nostro~ sepolcro avrai.
922 4,2| Scena 2~ ~Nerone. Perfido; ed osi al mio divieto?...~
923 2,1| nol fea? non l’atterrisce~ perfin talvolta ancor, garrulo,
924 3,6| breve tempo. Omai~ del tuo perire, incerto è solo il modo;~
925 4,3| il forte tuo core ognor persiste~ nella vendetta: ma, son
926 Per | PERSONAGGI~Nerone~Ottavia~Poppea~Seneca~
927 4,3| di egizio schiavo un dì pervenga, è meglio,~ la imperial
928 1,1| divisa colpa, a te men pesa. Or sappi,~ ch’io, non reo
929 1,1| mie colora;~ ch’è di alcun peso il parer tuo. Te crede~
930 3,1| fastidio. Oh cielo!~ io, per piacergli, e che non fea? Qual legge~
931 1,3| più securo? e qual deserta piaggia~ remota è sì, che t’allontani
932 3,1| Seneca, vieni; almen ch’io pianga~ con te: niun con chi piangere
933 5,4| empio non è?~Ottavia. Tu piangi?...~ Me dall’infamia, e
934 2,6| Invano~ io lo sperai; sterile pianta, il trono~ per te d’eredi
935 5,5| ultimo stile~ questi detti le piantano: ella spira...~Poppea. Vieni;
936 4,3| che, s’io pure a’ tuoi piedi ora non spiro,...~ l’ultimo
937 3,1| d’innocenza e fede,~ tu pieghevole, tenera, modesta,~ e ancor
938 4,1| ch’ei curi un popol vile,~ pien di temenza, che a Tiberio,
939 5,2| ogni uomo fa; lo ascoltan pieni~ d’inusitato orror gli stessi
940 2,1| stessa, ove ei da noi si piglia,~ l’abborre in lei. — Ma
941 4,1| prevalse poscia; e il rio velen piombava~ all’infelice giovinetto
942 2,6| uccisioni. — Or dunque~ morte a placarti basti: or macchia infame~
943 2,1| del soverchio amor mio poc’anzi; e fero~ signor già
944 | poca
945 5,5| coll’affrettare il mio morir poch’ore,~ d’una intera vendetta.
946 | pochi
947 5,4| sorbita ho coll’alito la polve~ mortifera...~Seneca. Me
948 2,1| trovar non sa. Sua stolta pompa~ d’aspra virtù gli incresce;
949 2,4| nella regal tua soglia~ pone Ottavia: se infausta, o
950 4,3| rimedio in opra~ da me si ponga, poiché sola io ‘l tengo.~
951 4,1| ammutinata plebe:~ ma pur, poniam che il sia: non riede il
952 2,6| donna inerme~ mancar ti ponno? Entro i recessi cupi~ di
953 5,3| insidie vili,~ e del tumulto popolare; o vuole,~ che rea ti accusi:
954 4,3| prima,~ dalle insolenti popolari grida~ fosti, al tornar
955 1,3| Poppea. E al grido badi~ del popolo?~Nerone. Mostrar quant’
956 1,1| credetti, che Neron potria~ por fine al sangue col sangue
957 2,3| del perduto Nerone ampio porgea;~ compagno indivisibile,
958 4,1| il trono. Ov’io credessi~ porlo per me in periglio... Ma,
959 3,7| dovessi a fuoco e a sangue io porre,~ meco il mio impero seppellir
960 4,2| Nerone. In fama~ io ti porrò, qual merti...~Seneca.
961 4,3| misera Poppea. Quel ch’or mi porti~ verace amor, chi sa se
962 4,1| togli;~ fa’, ch’ei di te sia possessor tranquillo;~ sazio tosto
963 2,3| d’essa nasce? — Or di’; possibil fora prove~ adunar di ciò?~
964 1,3| ancor non poco ei m’ama:~ potess’io pur quell’amator sì fermo~
965 | potevi
966 4,2| ma in fama forse~ tornar potrammi alto morire.~Nerone. In
967 2,1| Tigellino. Ottavia trarre~ potran più tosto ove Agrippina,
968 | potrei
969 | potresti
970 | potrò
971 4,2| appormi:~ e costui pure, il precettor tuo, m’osa~ ciò appor, bench’
972 2,4| ti rechi, non so. Me non precorre~ invido niun di tale onore:
973 5,4| da rimirarmi straziata in preda~ della rival feroce, a cui
974 3,6| pur la sua donna a lui prefigge.~Ottavia. Hai sola~ tu
975 5,3| Vanne, a lui torna: e pregalo, ch’ei venga~ qui con Poppea.
976 2,6| beato?~Nerone. —In quanto pregio debba~ il cor tenersi del
977 3,1| per certo~ non s’innamora: prepotenti modi,~ liberi, audaci, a
978 2,6| appagheresti meglio, a te prescritta~ l’avea; ma poi...~Ottavia.
979 3,6| Se offendermi ella, o se prestarle fede~ potessi tu, solo un
980 4,3| radice il male. — Ancor ch’io presti~ velo, e non altro, al popolar
981 | presto
982 4,3| Ottavia altro marito~ sceglier pretende, e che con essa ei regni.~
983 5,6| Scena 6~ ~Seneca. Te preverrò. — Ma l’altre età sapranno,~
984 3,2| supplizio il non mio error previeni.~Nerone. Rea, qual ti sei,
985 2,6| ristorava d’ogni tolto bene:~ sì preziosa dote erami indarno~ da colei,
986 5,4| Dei~ t’abbian mercé del prezioso dono,~ opportuno a me tanto...
987 2,6| Poppea.~Ottavia. Poppea~ prezzar sa il trono, a cui non nacque:
988 3,6| core: omai, che temi?~ Io prigioniera vile, io son l’ostaggio~
989 3,6| eri forse: indole tal ne’ primi~ anni tuoi, no, mai non
990 2,1| giunto al rio nuziale odio primiero.~ Questo è il riparo al
991 1,1| Veggo ben or, ch’indi ha principio appena.~ — Ogni nuova tua
992 3,6| turpe fiamma: appien dal prisco grado,~ dalla tua stirpe
993 1,1| ingiusto esiglio; ella, che priva~ di te così, benché a rival
994 2,6| trofei, trionfi~ son le private uccisioni. — Or dunque~
995 | pro
996 4,4| mai?...~Tigellino. La men probabil cosa,~ vera talvolta al
997 5,4| son fatta.~ Necessità fa prodi anco i men forti.~ Giunge
998 1,1| infra tremanti labra,~ mai profferire; — o ch’io Neron non sono.~
999 5,2| prezzo.~ Di Tigellino ei le promesse infami~ chiare ad ogni uomo
1000 5,3| cenno~ tuo ribellar non prometteati? — E dirti~ deggio, a qual
1001 3,3| piacer tuo,~ fingi, accorda, prometti, inganna, uccidi:~ oro,
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