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| Vittorio Alfieri Ottavia IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 2
Nerone. Chi sei, chi sei, perfida tu, che intera vaneggi Roma al tuo tornare; ed osi gridar tuo nome? Or qui, che fai? che imprendi con questo iniquo traditore? entrambi state in mia possa. Invan la plebe stolta vederti chiede. Ah! se mostrarti io deggio, spero, qual merti, almen mostrarti; estinta. Ottavia. Di me, Neron, come più il vuoi, disponi. Ma di ogni moto popolar, deh! credi che innocente son io. Nulla (tel giuro) chieggo, né spero, io dalla plebe: e dove nuocerti pur, mal grado mio, potessi, col mio supplizio il non mio error previeni. Nerone. Rea, qual ti sei, pria di punirti, io voglio con sì turpe menzogna il popol tutto? Nerone. Tu pur, tu pure, instigator codardo dei tumulti, che sfuggi; ascoso capo di ribellanti moti; all’ira mia tu pur vendetta un dì sarai; ma poca.
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