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| Vittorio Alfieri Ottavia IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena 5
Nerone. Cagion funesta d’ogni affanno mio, dalle mie mani al fin chi ti sottragge? chi per te grida omai? Dov’è la plebe? — Ben scegliesti: partito altro non hai, che svelarti qual sei: far chiaro appieno a Roma, e al mondo ogni delitto tuo; me discolpar presso al mio popol, darti qual t’è dovuta, con infamia, morte. Seneca. Più non mi pento, e fu opportuno il punto. Ottavia. Nerone, appien già sei scolpato; godi. Già d’esser stata tua, d’averti amato, data men son debita pena io stessa. Nerone, tu sei. Nerone. Donde il velen?... Tu menti. Tigellino. Creder nol dei; severa guardia... deluder guardia; e il fu la tua. Gli Dei il tosco in breve; e tu il vedrai: pietoso ecco chi ‘l diede; anzi, a dir ver, gliel tolsi. Caro ei l’avrà, se nel punisci; io quindi nol celo. Mira; in questa gemma stava la mia salvezza. Di tua fede in pegno, il dì delle mortali nozze nostre, l’ultima è questa, e la più orribil trama per far che Roma mi abborrisca. Iniquo, ti sottraesti, Ottavia; invan sottrarti Ottavia. A te rispondo io forse? — Tu, Nerone, i miei detti ultimi ascolta. Credimi, or giungo al fatal punto, in cui cessa il timor, né il simular più giova, ov’io pur mai fatto l’avessi.. Io moro: e non mi uccide Seneca:... tu solo, tu mi uccidi, o Neron: benché non dato da te, il velen che mi consuma, è tuo. Ma il veleno a delitto io non t’ascrivo. Ciò far tu pria dovevi; da quel punto, in cui t’increbbi: eri men crudo assai nell’uccidermi allor, che in darti a donna, che amarti mai, volendo, nol sapria. Ma, ti perdono io tutto; a me perdona, (sol mio delitto) se il piacer ti tolgo, coll’affrettare il mio morir poch’ore, d’una intera vendetta. Io ben potea tutto, o Neron, tranne il mio onor, donarti; per te soffrir, tranne l’infamia, tutto... Niun danno a te fia per tornarne, io spero,... dal... mio... morire. Il trono è tuo: tu il godi: abbiti pace... Intorno al sanguinoso tuo letto... io giuro... di non mai... venirne ombra dolente... a disturbar... tuoi... sonni... Conoscerai frattanto un dì costei. — Nerone. Più la conosco, più l’amo; e più sempre questi detti le piantano: ella spira... Poppea. Vieni; lasciam questa funesta stanza. Nerone. Andiamo: e sappia or Roma tutta, e il campo, ch’io costei non uccisi: e in un pur s’oda il delitto di Seneca, e la morte.
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