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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO TERZO
    • Scena XVI
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Scena XVI

TROCCIO e IPOCRITO.

TROCCIO. Egli vuol partir con voi il proprio patrimonio, non che darvi più che non vi ha dato.
IPOCRITO. Per bontà sua.
TROCCIO. Per vostra opera ancora.
IPOCRITO. Non potiam mancare a gli uffizi de la carità.
TROCCIO. Dicono poi gli eretici, che non si veggono de i miracoli.
IPOCRITO. La discrezione et il giudizio sono i nervi di chi risguarda la carità de le cose.
TROCCIO. Voi avete renduto il fiato a sua Signoria.
IPOCRITO. E la vita a lei.
TROCCIO. Che son due.
IPOCRITO. La carità in uno uomo compassionevole, come sono io, può far maggiori fabbriche.
TROCCIO. Chi ne dubita?
IPOCRITO. Se io non procedeva nel modo che si è fatto, la disperazione e la malinconia gli manometteva l'anima, e forse anche il corpo.
TROCCIO. Del chiaro.
IPOCRITO. Voglio mo adattare le cose col padre e spero di farlo, perché la carne fragile, la età tenera e la natura dolce han sempre la ragion dal suo canto.
TROCCIO. Begli esempli!
IPOCRITO. Di poi è riputazione al padre che ha la figliuola di cor gentile, avvenga che la scrittura non predica altro che la carità, e chi ne manca se ne va in ignem aeternum.
TROCCIO. Cazzica!
IPOCRITO. Tòrnati in casa, che penso trovare Liseo di qua via.
TROCCIO. Schiavo alleluia.
IPOCRITO. Fabula est in lupus.




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