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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO QUINTO
    • Scena II
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Scena II

PORFIRIA e COREBO.

PORFIRIA. Grande admirazione sarà quella che avran gli abissi, tosto che tra i loro fuochi compariranno l'ardenti ombre di tre innamorati.
COREBO. Lo star dentro mi tedia, et il venir fuora mi annoia.
PORFIRIA. Io l'odo.
COREBO. Ben che tosto dee in me fornir la tardità de l'ozio e la lentezza del tedio.
PORFIRIA. O Corebo, il reale animo di Prelio mi vi rende et intatta e libera.
COREBO. Se io avessi parole convenienti a la immensa benignità di lui, lo celebrarei in modo che i posteri sariano sforzati a imitarlo et a invidiarlo.
PORFIRIA. La clemenzia del suo amore, si è pagata d'un solo bascio.
COREBO. Piaccia a Dio, che i nostri siano connumerati tra i suoi. Onde, vivendo esso gli anni che debbe per sua natura, et il tempo che doviam noi per nostra, renda fede a chi ama, come egli e noi abbiamo amato.
PORFIRIA. Mi si adombrano le luci.
COREBO. Andiamo in casa.




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