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Scena XIV
IPOCRITO e MAJA.
IPOCRITO. Iddio vi manda sì fatto cognato per rimunerazione
de la caritade.
MAJA. Io ne ho tanta allegrezza, io ne ho tanta, che non so ciò che mi faccia.
IPOCRITO. La similitudine è più differente che la
simiglianza che ha l'un de l'altro, e questo di quello.
MAJA. Liseo, che lo accarezza con le risate, pare più tosto insensato, che in
sentimento.
IPOCRITO. Fa bene e fa male; fa bene a non perdersi ne la felicità, e fa male a
non si ci ritrovare: pure gli è acceso del colore de la carità, de la letizia.
MAJA. Me ne son bene accorta.
IPOCRITO. Le vostre figliuole, che tengono la sembianza del padre e del zio nel
volto, lo leccano dal capo ai piedi; ed egli, piovendo giuso, le lacrime,
piange godendo, e gode piangendo.
MAJA. Andate a trovare Prelio, quello che vi ha detto Porfiria, e ditegli ch'io
mi contento, e ch'io ho di grazia di dargli Sveva, e chevenga a sposarla, né vi
si scordi di menare Annetta insieme col marito, acciò si faccia il simile,
perocché il suo errore è virtuoso, utile et onorevole, ancora che bisogneria
avere pazienza, se fusse altrimenti, e ben neva quella madre, che non vede le
figlie donne del pubblico.
IPOCRITO. Non si guarda più a le ciance, perocché la carità è sì fattamente
dilatata nel prossimo, che non si tien conto de lo andare e de lo stare
femminile, pure che de la roba ci sia. Insomma la prosopopea de
l'onore e la superbia de la castità ha chiarito il popolo e gli son
cadute l'ali.
MAJA. In fede mia, che lo meritano (disse la Nanna), perocché se l'uno è un
bello in campo, l'altra èuna buona in chiesa.
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