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| Pietro Aretino Lo Ipocrito IntraText CT - Lettura del testo |
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(primo personaggio) Da che tu, vuoi ch'io sia il primo a sciorinare ciò che io desidero, sappi che vorrei, per uno cotal mio ghiribizzo, non alcun flagello sopra le donne, perocché elle non ad onta de la viltà, de la dappocaggine, de la paura, de la ignoranza, de la incomodità e de la vergogna, che gliene vieta, circa il fatto del contentare il prossimo, hanno tutte una volontà istessa; ma vorrei che il Principe, il qual manca de la splendidezza che se gli conviene, cadesse ne la miseria di chi gli serve, senza aver mai bracchi intorno. Vorrei che la insolenzia de i furfanti, che strascina in Cielo la sorte, ritornasse a pettinare et a stregghiare i cani usati e le mule solite. Vorrei incoronare di trippe qualunque asinone ha in preda un gran maestro, e non aiuta chi li merita. Vorrei, levati i pedanti a cavallo, che il sovatto d'una scuriata gli insegnasse il come si fanno l'opre, e non come le si mordano. Vorrei che i poveracci, che, per darsi nome mi compongon contra, avessero tanto d'ingegno, che la gente nel degnarsi di leggerli, misurasse il mio merito con la loro invidia. Vorrei bermi il sangue d'una persona non men taccagna che finta. Vorrei che colui che apprezza più uno scudo che un uomo, fusse lapidato dal popolo. Vorrei che un bestial pezzo di legna rompesse di continuo l'ossa d'alcuni barbagianni, che per parer d'esserci, parteggiano per Ispagna e per Francia. Vorrei che chi dona ai buffoni ciò che si devrebbe ai vertuosi, mendicasse fino a le forche che lo impicchino. Vorrei che la corte diventasse buona, o che non avesse a male che se le dicesse trista. Vorrei convertirmi in una beccarìa, che vendesse i quarti de gli assassina amicizie. Vorrei che la roba e la vita de gli avari fosse inghiottita da le gole di due mila Satanassi. Vorrei che la gagliofferìa de gli adulatori si soffogasse ne la plenitudine di tutti i cessi conventuali. Vorrei svisare gli sfacciati al modo che si sgrifano i porci. Vorrei esser berlina de i belli in piazza. Vorrei frappare i bugiardi, come si. frappano i giubboni. Vorrei dedicare al biscotto di galea gli scroccanti a le tavole che non gli invitano. Vorrei che i Signori, che promettono ciò che non sono per osservare, si consumassero ne lo sperare in tutta la loro vita due giorni di sanità. Vorrei che quei Graziani, che senza intendersi di nulla, dan di becco a ogni cosa, avesser obbligato il volto ad un perpetuo asperges d'orina marcia. Vorrei che coloro che si presumono d'esser vasi d'elezione, non levassero mai il naso dal fiutare i propri stronzi. Vorrei che una frequente milizia di polmoni rifrustasse il mostacciaccio de le mezze teste e dei giacchi tanto vigliacchi, quanto squartatori. Vorrei far frittelle e pasticci dei commettitori di scandali e dei rapportatori di ciance. Vorrei che una frotta di strappatine di corda spalancasse la mente di certi balordi, che fan professione di non si lasciare intendere. Vorrei trar le budella a chi non tiene il cuor ne la fronte. Io non ho pensato al gastigo che io darei a quegli che pongono il lor nome nei libri, che essi guastano ne la foggia che un non so chi ha guasto il Bojardo, per non mi credere che si potesse trovare cotanta temerità ne la presunzione del mondo. In somma io t'ho detto ciò che sarebbe di mia volontà, sì che di' mo tu quel che è di tua fantasia. (Secondo Personaggio) Io, che sono un zugo così fatto, non vorrei mica veder tanta crudeltade, ma avrei caro, poiché non ci può più vivere uno uomo da bene, che si stirpasse dal mondo la satraperìa, che col dar menda a tutti, non lascia correrla come ella va. Onde un che veste attillato e galante, si mostra a dito per ganimede e per ninfa; se si disprezza de la persona e de la vita, vien tenuto un lordo et uno sporco. Se cammina adagio e modesto, si battezza per isposo e per affettato. Se ratto e sollecito, per messo e per corriero; è male a parlar poco, et errore a favellare assai, perocché afferma il volgo, che l'uno è di natura di gatto, e l'altro di costume di pazzo. Se tu vai a le prediche ed agli uffizi, ti si dà del chietino e del piagnone nel capo; se non si ode messa né mattutino, del luterano e del ribaldo. Se ti dichiari per liberale e per cortese: guarda, esclamano i censori d'ognuno, chi vuol fare il grande ed il magnanimo! Se ristringi la bocca e la spesa, sei bestemmiato per misero e per pedocchioso. Se motteggi con arguzia e con piacevolezza, ti si pianta addosso il titolo di parabolano e di giorneone. Se discorri con gravità e con arte, sei proverbiato per pecora e per filosofo. Se t'impacci e ti travagli ne le occorrenze e ne gli interessi d'altri, Ser concino e Don intriga ti fa il sopra nome. Se non porgi orecchie nè mano a i casi et a gli infortuni di niuno, il cane ed il giudeo non ti manca. Se perdoni le ingiurie e l'offese, il gallina bagnata ed il poltrone in cremesi è dal tuo lato; se te ne vendichi e le punisci, il Nerone et il turco ti fa dietro i manichetti. Se ti diletti di vertù e di gentilezze, è forza che tu stia a sindacato e bersagliato de la malignità e de la ignoranza. Se getti il tempo in ozio et indarno, il disutile et il dappoco sta per te. Se pigli la parte e la protezione del giusto o de l'onesto, ségnati; se difendi il torto e lo iniquo, guàrdati. Se ti compiaci in amore et in vagheggiamenti, ognun ti soja col darti del cupido e del pater nostro d'ambracane nel capo. Se non poni mente in viso a donna né a donzella, il Sodoma et il Gomorra ti fregia le gote de l'onore. Se cerchi le compagnie e le feste, sei un disviato et un caca pensieri; se fuggi gli intertenimenti e gli amici, un villano et un coticone. Se tu fai servigio e piacere, la ingratitudine e la indiscrezione ti rinega e ti rifiuta; se non soccorri e non dài, la maladizione e la maladicenza t'attosca e ti perseguita. Se tu sei ricco e nobile, ciascun ti insidia et invidia; se povero e plebeo, ognun ti fugge e vilipende. Che più? fino a la via del mezzo è biasimata, e che sia il vero, prova a darla per mezzo del fango, per mezzo de l'acqua, per mezzo del sole, per mezzo de la pioggia, e per mezzo del malanno, che Dio possa dare a chi tassa gli andari predetti, se non sei tenuto una bestia, non vaglia. Sì che il veder sbrattato il mondo di cotali giudici nasuti mi si saria di più grazia che le monarchie, le riputazioni e le baie bramate da la maggior parte de le turbe. Or vattene dove tu sai, ché detto che io ho a costoro, verrò a trovarti. Dico, Signori, che il vecchio che appare colà si chiama Liseo, la cui capacità, dopo lo intervenirgli i sinistri, che egli dubitandone vi conterà, converte per consiglio d'Ipocrito la desperazione in fortezza; onde non pur si ride de gli infortuni dei generi e de lo scappucciar due de le sue cinque figliuole (l'una de le quali per lo caso che intenderete, piglia in cambio di veleno non so che bevanda sonnifera), ma si fa beffe de le molte felicità, che poco dopo gli succedono, tal che se volete con l'esempio di lui imparare et a farvi amica la sorte et averla stoppata, ascoltatelo.
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