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Scena V
ZEFIRO innamorato, TROCCIO servitore.
ZEFIRO. Or ch'io son certo che
Annetta, vita, luce et anima de la mia anima, de la mia luce e de la mia vita,
mi vede con benignità grata e con grazia benigna, penso di farmi comporre una
qualche pistola, che sappia bene esprimere i concetti de la intenzione amorosa.
Intanto trovami tu che hai sì fatte pratiche, una ruffiana cauta, acciocché per
via d'un bel premio le ne ponga in mano.
TROCCIO. Volete voi mandarle una carta che canti?
ZEFIRO. Sì.
TROCCIO. Datene il carico a un sacchettuccio di scudarelli.
ZEFIRO In che linguaggio parlaranno eglino?
TROCCIO. In quello che reca altrui come altri vuole.
ZEFIRO. Fusse pure!
TROCCIO. La importanza de i detti efficaci consiste
nel dargli alcune di quelle isquassatine, che suonano altro che cor mio,
speranza dolce, e simil novelluzze.
ZEFIRO. Sarei felice ora ora, essendo così.
TROCCIO Quel quattro, otto, e dodici faria trottare i monti.
ZEFIRO. Il persuadere de gli scritti acuti e vivi può
assai.
TROCCIO. E lo incitamento dei zecchini nuovi e lucidi il tutto.
ZEFIRO. Uno spirito gentile come il suo apprezza più la benevolenza che l'oro.
TROCCIO. Baie!
ZEFIRO. La cupidigia de l'avere non regna in chi è nobile e magna come lei.
TROCCIO. Io per me ho sempre inteso dire che la estrema
avarizia alberga nel petto de le gran donne.
ZEFIRO. Non sarà mai che ella disonesti la mente con l'avidità de la pecunia.
TROCCIO. Voi... nol vo' dire.
ZEFIRO. Dillo, che tel comando.
TROCCIO. Ve lo beccate.
ZEFIRO. Se si tiene che la povertà pubblica sia ricchezza privata, come può
essere che ella, che in privato et in pubblico abbonda di facultade, sia avara?
TROCCIO. Voi ci sete intestato suso.
ZEFIRO. Trovami pur la ruffa. che
a lo spender non posso mancare, ché sai ben che si dice, che gli amanti legano
la borsa con un filo di ragnatelo.
TROCCIO. Mi caccio la, via tra i piedi.
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