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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO PRIMO
    • Scena VIII
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Scena VIII

IPOCRITO, MALANOTTE e PERDELGIORNO.

IPOCRITO. Non mi fate peccare ne la vanagloria de lo accompagnarmi.
MALANOTTE. Bisogna ubbidire.
IPOCRITO. Ve ne supplico in carità.
PERDELGIORNO. Il padrone ci lapideria.
IPOCRITO. Io l'ho per ricevuto.
MALANOTTE. Voi sapete pur l'uom che egli è.
IPOCRITO. Che diranno i malevoli, vedendomi in su le grandezze.
PERDELGIORNO. Abbaino; che sarà?
IPOCRITO. Ho de le invidie pur troppo.
MALANOTTE. Crepi chi vuole.
IPOCRITO. Tornatevene in casa.
PERDELGIORNO. Non si può.
MALANOTTE. Ve lo chieggo di grazia.
IPOCRITO. Basta che io ho compiaciuto sua signoria di quei bocconcini che la carità de l'osservanza che io gli ho, mi ha fatto assaggiare.
MALANOTTE. Ci ricomandiamo a le orazioni del breviale di vostra messer sì.
PERDELGIORNO. Con che furia ha voltato il cantone!
MALANOTTE. Che can mastino!
PERDELGIORNO. Non mi gustano quelle occhiate che a madonna.
MALANOTTE. Egli è un tristonaccio.
PERDELGIORNO. Hai tu visto come ripiegò la salvietta tosto che il padrone disse: noi vi riferiremo questa sera alle nozze?
MALANOTTE. Il suo niente mangiare stamattina è stato per diluviarsi tutto il convito.
PERDELGIORNO. Guardabasso è quel che non ne vuoi patti, e marina tutta via che sente le sue carità.
MALANOTTE. Diamo una corsa fino da Orsolina, acciò che paia che aviamo accompagnato Don Beveltutto più d'un miglio.
PERDELGIORNO. Diamocela.




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