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| Pietro Aretino Lo Ipocrito IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena IX BRIZIO fratello di Liseo e TANFURO suo creato. BRIZIO. Rodalosso, uomo d'arme, mi tolse bambino, come tu
hai più volte inteso, et, allevandomi da figliuolo,
non mi seppe, o non mi volle mai dire altro de la mia condizione, che il nome
di questa Città, nella quale mi confermò ch'io nacqui; e, chiamandomi il
Milanese, volse, imparata ch'io l'ebbi, ch'io parlassi sempre in cotal lingua,
e dissemi ancora come una serva de la casa di cui mi tolse, nel portarmi egli
via tutta iscompigliata ad alta voce gridò: Brizio ci si ruba, Brizio, per il
qual vocabolo son chiamato oggi. Ora io crebbi in età, seguitailo ne la guerra, cercai seco del mondo, e per ultimo morendosi
in Napoli, ereditai le possessioni, che la Dio grazia e sua ci teniamo con
qualche ducato appresso. Ma perché ogni volpe porta amore
alla sua tana, et ogni formica ama il suo buco, mi son voluto cavare la voglia
di riveder la patria. Ma piacesse al Creatore, da che bontà di lui mi ci trovo,
che qualcuno del mio sangue mi sentisse a l'odore de
la carnalità, ché dì poi morrei contento.
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