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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO PRIMO
    • Scena XII
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Scena XII

BRIZIO e TANFURO.

BRIZIO. Il caso che mi ha colto in cambio è una de le nuove tresche, che si udisse o che si leggesse mai, et è cosa che i sogni istessi non lo crederiano. Ma per salvar la minchioneria de i Milanesi, diciamo che le bevande del monte di Brianza fanno travedere altrui, o vero che qua la gente è tanto sottile, che sa ordinar baie di cotal fatta. Come si sia, eccole qui, e l'ho prese, perché chi ricusa le venture è sventurato.
TANFURO. Vado pensando...
BRIZIO. Che?
TANFURO. Al mondo.
BRIZIO. E perché?
TANFURO. Perché egli è un mal soppiattone.
BRIZIO. Che è per questo?
TANFURO. È che non vorria che simil sorte ci sfracassasse da senno; in somma non dovevate torle a niun verso, però che qui sono le persone aspagnolate con astuta maniera. Onde, che so io?
BRIZIO. Il diavol mi ha accecato.
TANFURO. Ho paura che il ginetto e il Turco, vostro non sia garbato a qualcuno, che per carpirgli senza spenderci, abbia ordinato i due famigli e la femmina, con finzione che siate il padrone di loro ed il marito di lei.
BRIZIO. Che ti immagini tu perciò?
TANFURO. Che non siano andati per il bargello provandovi il latrocinio co i furti in mano.
BRIZIO. Sarà così pur troppo.
TANFURO. Me lo par sentire.
BRIZIO. Trafughiamoci a lo alloggiamento, che ecco...
TANFURO. Che?
BRIZIO. Gente, e basta.




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