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Pietro Aretino
Lo Ipocrito

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  • ATTO SECONDO
    • Scena IX
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Scena IX

MAJA e GUARDABASSO.

MAJA. Chi fa i suoi fatti non s'imbratta le mani. Io per me non son di quelle infingarde, che si stanno belle in banca, comandando alle serve con voce imperialesca; ma faccio da me, vado da me, e dico che da me vado e da me faccio, perocché chi non sa che il fuoco de l'amore, che porta a la roba la patrona, cuoce la carne del pignatto, rifà i letti, spazza la sala, assetta le massarizie, risparagna le cose e guarda la casa: madesì, che egli lo fa. Ecco che io ho acquetato il parentado con invitarlo di mia mano, perocché ogni gatta ha il suo gennaro, ogni uno sta in le superbie di volere essere pregato; ma Guardabasso vien fuora.
GUARDABASSO. Voi avete fatto bene a venire, perché messere se n'è andato per l'altra porta tutto invelenito contra di Malanotte e di Perdelgiorno, che adesso adesso tornano.
MAJA. I manigoldi sono isciagurati quanto ce ne cape, et è un mondo de tempo, che trovandogli a cicalare con esso, gli rimandai, tenendogli meco poco o niente.
GUARDABASSO. Madonna Tansilla si dispera che le sue gioie non vengono.
MAJA. Quanto è ch'io le diedi a Liseo?
GUARDABASSO. Qua non sono elleno comparse.
MAJA. Demonio fallo!
GUARDABASSO. Credo che il padrone sia ito per esse.
MAJA. Va' un poco .
GUARDABASSO Entrate in prima voi.




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